L'ACCORDO tra il ministero dei Beni culturali e il museo californiano è anche un monito ai ladri e ai ricettatori di reperti archeologici. L'archeologo Proietti spiega perché, ma Italia Nostra dice: il Getty restituisca tutto Uno spartiacque. Non uno di quegli avvenimenti che dividono in due le epoche della storia tipo crollo del Muro di Berlino, non esageriamo, eppure da parte italiana, e forse anche da parte di tanti archeologi nel mondo, è netta la convinzione che l'accordo di lunedì notte tra ministero per i beni culturali e Getty sulla restituzione all'Italia di40importanti reperti segni un po' uno spartiacque nella lotta al traffico clandestino di opere d'arte. Perché il museo californiano, fino all'ultimo restio a cedere, è l'istituzione privata d'arte più ricca al mondo e ogni sua scelta può avere ripercussioni globali. «Chi ancora oggi immagina di rubare il patrimonio universale - commenta il ministro Francesco Rutelli forte di una indubbia vittoria diplomatica - sa di avere davanti una salda collaborazione tra le istituzioni scientifiche, le diverse nazioni, i grandi musei ». Due elementi lo rincuorano: l'amministrazione statunitense, fa sapere il vicepremier, ha dato una bella mano a risolvere le difficilissime trattative; l'attenzione internazionale alla vicenda confermata dai tanti cronisti esteri presenti ieri nella conferenza stampa al ministero. Anche se il discorso è tutt'altro che chiuso: intanto oltre al Lisippo bronzeo al Getty rimangono in sospeso alcune opere tra quelle richieste all'inizio (trovate a fianco i dettagli); poi, come spiega l'avvocato che ha condotto «un negoziato molto, molto duro» Maurizio Fiorilli, l'intesa riguarda quanto è arrivato al Getty fino al31dicembre 2005, «quel che è successo dopo se è il caso sarà oggetto di nuove negoziazioni». All'istituto californiano comunque Rutelli riconosce d'aver dato prova «di grande saggezza» e anche per questo l'Italia si ritira da parte civile nel processo per traffico illecito d'opere d'arte in corso a Roma contro Marion True, ex curatrice del museo, e molti altri (ma ciò non interferisce con il procedimento penale). Il discorso non è affatto chiuso per Italia Nostra: bene, dice in una nota l'associazione, purché l'Italia non rinunci agli altri pezzi e non presti, in cambio dell'intesa, «opere dei nostri musei come gli inamovibili e delicatissimi marmi del Bernini cui il Getty aspira per una sua mostra». «Gli americani hanno restituito solo quei pezzi sui quali c'erano evidenze processuali emerse nel procedimento a Marion True e altre persone - spiega Fiorilli - Nell'accordo sta scritto che eventuali diatribe saranno risolte con un arbitrato internazionale di tipo commerciale. Sì, l'intesa è uno spartiacque, anche perché la bozza indica chiaramente che il Getty, che rinuncia a pezzi importantissimi, è contrario a scavi e commerci clandestini e si guarderanno bene dall'acquistare reperti dalla provenienza non accertata». Ma arrivare a questa tappa, ricorda, è stato davvero dura: «La polpetta è molto appetitosa, gli interessi fortissimi, abbiamo incontrato anche difficoltà interne». «L'intesa costituirà un ostacolo al traffico d'arte illecito internazionale almeno nelle rotte tradizionali perché laddove non ci sono committenti che richiedono opere trafugate si restringono gli spazi di manovra dei criminali - interviene il responsabile dei beni culturali del ministero Giuseppe Proietti, archeologo - Gli scavi clandestini, aggiungo, oltre a finanziare la criminalità organizzata in zone come la Magna Grecia, in aree come l'Iraq finanziano e non in modo indifferente attività e gruppi terroristici. A suo tempo se n'è parlato: uno degli ideatori dell'attentato alle Torri gemelle Mohammed Atta offrì a una professoressa tedesca reperti scavati in Afghanistan perpagarsi le spese per il brevetto di pilota aereo». E il danno scientifico causato dai predatori dell'arte? «Un danno irrimediabile - risponde il direttore generale -Gli scavatori clandestini voglion oil bell'oggetto singolo, portandolo via ci privano di informazioni essenziali sulla vita quotidiana, sulla religione e sulle idee dei vari popoli che è ciò che la scienza cerca.» Otto i «pezzi» ancora in sospeso La Venere di Morgantina tornerà nel 2010 e dovrà andare in Sicilia, gli altri39pezzi li spedisce entro il2007a sue spese il Getty, il Lisippo attende cosa deciderà il giudice di Pesaro. Restano a Los Angeles 8 pezzi su cui manca la prova provata dell'origine italiana, dice l'avvocato Fiorilli, tra cui una scultura con poeta e due sirene, un elmo calcidico, un'armatura da cavallo, una bella statuetta in legno, mentre di suo il Getty ha dato un frammento. Non riepiloghiamo l'ultimo conteggio dei reperti discussi (sarebbero saliti da 52 a 53), ma ne arrivano di pregiatissimi: come un Apollo in marmo del I-II secolo d.C., ceramiche a figure rosse, nere, una statuetta di Dioniso. «Decideremo dove esporli su criteri scientifici e per valorizzarli», dice Proietti. ste.mi.