LA SBARRA CONTESTATA. Sotto la Basilica ci si lamenta per lo smog I residenti della piazzetta sospettano che non tutte le autorizzazioni siano state rilasciate Una raccomandata con ricevuta di ritorno, partita alla volta di Verona, destinazione Soprintendenza dei Beni Ambientali e Architettonici. A spedirla alcuni residenti di piazza delle Erbe, che chiedono all'Ente Statale se fra i documenti prodotti dal Comune per l'installazione delle sbarre della discordia in contrà Pescaria vi sia anche la Valutazione di Impatto Architettonico. A detta, infatti, degli scriventi, di questa non ci sarebbe nessuna traccia nella documentazione richiesta agli uffici comunali. La questione non è solo di ordine burocratico. Se fosse confermato il sospetto, lo sbarramento del parcheggio, sia in entrata che in uscita, potrebbe avere le ore contate. Per la gioia dei residenti e degli operatori commerciali della zona, esasperati dal manufatto e dalle conseguenze che provoca. A cominciare dallo smog. Se prima, infatti, era l'angusta contrà S. Paolo a soffrire l'incolonnamento dei mezzi, con l'inversione di marcia il problema si è spostato sotto le narici di chi sta verso ponte S.Paolo. «D'inverno per il freddo, l'estate per l'afa - sottolineano sia dalla merceria che dal negozio di abbigliamento - fatto sta che chi attende di parcheggiare solitamente non spegne il motore. Per non parlare del danno commerciale». Prigionieri della sbarre, nonostante appelli e raccolte firme. «Abbiamo persino chiesto all'assessore Cicero di tenerle aperte almeno il sabato, per permetterci di respirare, ma lui non ha voluto sentire ragioni, rinviando ogni eventuale decisione alla fine del restauro della Basilica». In attesa della risposta della Soprintendenza, non resta allora che armarsi di pazienza. Quella stessa che, sabato scorso, ha invece fatto difetto ad un impiegato delle Poste Italiane, che ha pensato bene di trasformare il suo furgone in un poderoso ariete. «Lo abbiamo visto arrivare - raccontano alcuni testimoni - in contromano da contrà S.Paolo e sfondare i due pali. Poi si è fermato all'altezza della cassetta delle poste fra la pasticceria Venezia e la tabaccheria, ha ritirato la posta, ed è ripartito». Sfondando, a quanto pare, pure lo sbarramento di contrà Catena. Forse in omaggio al racconto del Giaroli, che nel suo storico e quasi introvabile libro "Vicenza e la sua toponomastica" curiosamente racconta come la contrà, chiusa proprio da una catena per impedire il passaggio a animali e mezzi, fosse stata poi liberata dall'odiato impedimento, ritenuto anacronistico in virtù delle esigenze del traffico. Non sarà vichiano, ma il ricorso storico è solo l'ultimo caso di una aneddotica che si fa