Un'indagine interna per fare chiarezza sul furto della macina avvenuto due mesi fa all'interno della villa romana della cava Ranieri. L'ha avviata il city manager della soprintendenza ai Beni archeologici di Pompei Luigi Crimaco: «Ho predisposto degli accertamenti, scrivendo agli uffici competenti. È necessario che sulla vicenda sia fatta chiarezza e spero di avere risposte in tempi rapidi». Il furto della macina (un «catillus» in pietra lavica) era già stata segnalata dalla soprintendenza con una denuncia alla Procura della Repubblica di Nola e alle foze dell'ordine e agli uffici del ministero per i Beni e le attività culturali. La macina, situata accanto a delle colonne in laterizio (distrutte dai ladri nel corso del raid) all'interno della villa 1, una delle tre rinvenute agli inizi degli anni '80 a Terzigno, risale al II secolo avanti Cristo. Intanto, nella cittadina vesuviana è forte il disappunto per l'episodio che danneggia un patrimonio culturale di inestimabile valore. Spiega Angelo Massa, ex assessore alla cultura e direttore del gruppo archeologico Terre di Ottajano: «Da tempo sollecitiamo maggiore attenzione e sorveglianza per le ville romane». I volontari del gruppo archeologico si offrono alla soprintendenza per vigilare sugli scavi: «Abbiamo proposto alla soprintendenza un protocollo d'intesa che ci affidi la gestione delle ville romane di Terzigno. Speriamo che questo spiacevole episodio acceleri l'iter». Il consigliere comunale ed ex vicesindaco Salvatore Annunziata si dice «amareggiato ma non stupito»: «Purtroppo le ville della cava Ranieri sono dimenticate».