Marcello Madau Le testimonianze architettoniche, storico-artistiche, archeologiche e di paesaggio, quelle del racconto e dei personaggi storici, insomma il patrimonio dei beni culturali e ambientali dell'arcipelago della Maddalena, un gruppo di isole ponte fra Sardegna e Corsica e snodo cruciale per la navigazione fra Mar Tirreno e Penisola iberica, sono vaste, in parte inespresse, particolarmente delicate. Le tracce dell'archeologia offrono racconti suggestivi legati alle merci e al potere economico-militare: dall'ossidiana del Monte Arci, depositata nel riparo neolitico di Cala di Villamarina (la stessa ritrovata in Corsica e Liguria) al relitto della grande nave romana di Spargi, naufragata fra il 120 ed il 100 a.C. per scogli e secche. Dopo lunghe indagini di archeologia subacquea e la devastante azione dei sub clandestini (che derubarono una parte incredibile dello straordinario deposito archeologico della nave, con un carico di migliaia di anfore vinarie), si costituì quel Museo Nino Lamboglia (dal nome del grande archeologo che volle lo scavo della nave affondata) che è di nuovo chiuso! Il traffico era così importante (un secolo e mezzo dopo la nave di Spargi, sul percorso inverso, una nave da carico augustea portava lingotti di piombo estratto dalle miniere iberiche) da far presupporre una base navale militare romana Una linea storica parte di una topografia strategica. Di un misurato episodio di sosta parla invece il riparo roccioso nella bellissima Cala Corsara, sempre a Spargi, testimonianza di una lunga presenza preistorica. Isole quasi disseminate, senza soluzione di continuità, verso la grande Corsica, con gli isolotti di Cavallo e Lavezzi, presumibilmente toccati (anfora arcaica nelle acque di quest'ultima) dalla marineria commerciale etrusca. Arcipelago paesaggio culturale forte e intenso, con alcune narrazioni solo intraviste da isola ad isola, anche nel Paleolitico. Qualche testimonianza punica, le presenze romane, le tracce bizantine e i passaggi di monaci della cristianità medievale. Incontri multiculturali fra corsi, sardi, toscani, liguri, campani. Storie di navigazione, di capitani, nostromi, corsari, guerriglieri, sino a poche generazioni fa. Vicino a grandi nomi transitati su queste acque: Napoleone, Nelson vi fece una base della marina britannica - Garibaldi, le scorrerie anonime depositate nei nomi dei luoghi, come nella già citata Cala Corsara. Una serie di racconti ricuciti dal Parco Nazionale emerge in un bacino museale denso, in difficoltà, di grandi possibilità: il museo di grande suggestione, prima statale, poi comunale, apertochiusoriaperto e ora chiuso dedicato alla nave di Spargi, quello mineralogico di La Maddalena, il compendio garibaldino nell'isola di Caprera: per quanto negli ultimi anni con una forte flessione rispetto alle medie di 7, 8 anni fa (attorno ai 150 mila visitatori), è tuttora con 107 mila visitatori all'anno il sito culturale sardo più frequentato, come indicato dalle statistiche del Sistan. In questo arcipelago di straordinaria bellezza non vi sono grandi complessi monumentali, poderosi nuraghi o città fenicie o romane, anche se la storia moderna dà una serie assai pregevole di fortificazioni sette-ottocentesche, degne di un vincolo rigoroso che ne eviti riusi scorretti, poiché si è aperta la caccia a nuove cubature difficili da reperire! La rete complessiva, davvero importante, è fragile e necessita di precise regole per la tutela che configgono con le antropologie del turismo di élite, dove prevale l'idea della libertà come licenza e dell'archeologia come anfora da depredare ed esporre nel salotto buono, magari con qualche piccolo monumento. E' la concezione del reperto come oggetto propria di quel collezionismo illegale che sappiamo organizzato, dalle forti centrali svizzere e americane, ben avvezzo ad esercitarsi con gli antichi manufatti iracheni come con quelli sardi. Si stanno alzando di nuovo forti venti reazionari contro i princìpi della tutela, che i nuovi, attesi e pesanti appetiti speculativi indicano come limitazioni e nuove servitù. Non è tanto l'idea errata del G8 a mettere a rischio l'arcipelago e questo patrimonio, quanto il modello di riferimento, impostato, come ha scritto in questo numero Ignazio Camarda, su un gigantismo edilizio, finanziario, politico, nautico molto provinciale. E che il G8 non sia un'occasione corsara per una vetrina e per acchiappare un bel po' di soldi (sulla cui destinazione comunque non sarà inutile una serrata critica: si rimetta a funzionare il Museo Nino Lamboglia, si risani e metta in sicurezza l'ambiente), ma si ascriva a questa logica è anche dimostrato, da ultimo, dall'esplicita affermazione che, non potendo avere Alinghi, Luna Rossa e New Zealand, l'eventuale candidatura di La Maddalena per la prossima America's Cup dipenderà dall'efficienza organizzativa e ricettiva mostrata per l'appuntamento dei leaders del mondo occidentale. Il nostro no al G8, che ha fondate ragioni politiche (l'assurdità di una parata che in sé svuota la parte nobile del concetto delle Nazioni Unite, l'impunità sostanziale del quadro dirigente di Genova), ne trova altrettante dal punto di vista culturale e ambientale. Basterebbe chiedere a Renato Soru (anche a Romano Prodi e a Pecoraro Scanio), del cui amore per l'ambiente non vogliamo dubitare, come si trova ad ospitare in tale magnifico contesto il primo e peggiore nemico dell'ambiente e del protocollo di Kyoto, il presidente Bush. Il no al G8 si deve anche basare sulla sua intima contraddizione con la ricchezza culturale e ambientale, riconosciuta meritoriamente dal governo regionale come base di sviluppo, ma nella sua migliore accezione di bene comune. Dobbiamo intensificare la critica costruttiva a quelle modalità ormai coerenti e riconoscibili di riuso turistico che sembrano insidiare altre grandi isole minori (vedi l'Asinara) e che hanno minacciato il parco geo-minerario con un pessimo bando, fortunatamente andato deserto. Credo che Asinara, La Maddalena e Tavolara, isole irripetibili, da conservare come tali per le generazioni future, vadano interessate da uno sviluppo turistico diffuso, costante, meno impattante e più vocato al rispetto delle regole a difesa delle ricchezze culturali ed ambientali; tutelate gelosamente come patrimonio sardo e mondiale tramite la riapertura dei dossiers Unesco. Ecco, sul rilancio generale del grande tema dello sviluppo sostenibile mi sembra fondamentale organizzare, proprio in parallelo al G8 e in alternativa alla sua visione distruttiva del pianeta, un Forum globale competente, serrato e pacifico che possa produrre idee e modelli, dando un contributo in grado di migliorare le politiche regionali e globali sul mondo che vogliamo costruire e che ci ostiniamo a credere possibile.