Inauguratasi il 13 luglio, a Viareggio, la mostra «Buio in sala. Architettura del cinema in Toscana», è un percorso costruito con immagini, filmati originali, foto d'epoca, progetti architettonici e strumenti per la proiezione, attraverso i più significativi edifici adibiti a ospitare proiezioni cinematografiche, analizzati sotto gli aspetti architettonici e decorativi (www.cinemaintoscana.it). Intende mettere in risalto soprattutto la capacità di aggregazione sociale assolta dal cinema, come una sorta di «moderno» teatro affiancatosi, a partire dalla fine del XIX secolo, a quello tradizionale, passaggio ben testimoniato dal rilevante numero di edifici inizialmente destinati a teatro e con il passare degli anni adibiti a sale cinematografiche. La ricerca trae anche stimolo dal prestigio degli architetti che si sono misurati con questo tipo di progettazione: Gino Coppedè, Marcello Piacentini, Virgilio Marchi, Antonio Valente e Luigi Vagnetti. All'esposizione, curata da Maria Adriana Giusti e Susanna Caccia (catalogo Maschietto editore, Firenze), è collegato il convegno organizzato in coincidenza con la chiusura della mostra, sul tema «I luoghi del cinema in Italia. Architetture del cinema e per il cinema», in programma il 5 settembre. È allestita nella sala cinematografica dello stabilimento balneare Principe di Piemonte, realizzato da Aldo Castelfranco nel 1938, sulla passeggiata a mare di Viareggio, viale Marconi, 130. Quattro i periodi di riferimento identificati: dal 1896 al 1918, ovvero dall'itinerante cinématographe Lumière alle prime sale stabili; dal 1919 al 1929; la fase dal 1930 al 1959, caratterizzata da un'intensificazione del fenomeno nonostante la guerra e il dopoguerra; il periodo dal 1960 a oggi, con la progressiva trasformazione dell'edificio tradizionale in sala polifunzionale e ricreativa.