Ieri era l'ultimo giorno utile per il ministro dei Beni culturali Francesco Rutelli di varare la riorganizzazione di via del Collegio romano. Non c'è riuscito. Per lui e il suo gabinetto -puntualissimi ad ogni inaugurazione di mostre, soprattutto dove ci sono telecamere e fotografi - il tempo è scaduto. Per approntare una bozza di riordino lo staff del ministro ha impiegato ben dieci mesi. Un tempo veterotestamentario da cui è sortito uno schema di riforma deludentissimo per chi si aspettava più decentramento e più ossigeno alle soprintendenze locali. Poco male, si potrebbe dire allora, se una riforma così mediocre tarda a diventare operativa. Vero, se non fosse che il diavolo che fa le pentole in questo caso si è curato anche di fare i coperchi. Infatti il bel risultato del ritardo del varo della riforma è la conferma in automatico degli attuali dirigenti generali in carica del ministero che non avrebbero maturato i tre anni di funzione e sarebbero tornati a fare i dirigenti di seconda fascia se il ministero fosse stato più puntuale. Adesso, come in queste ore sta denunciando anche la Uil, tutti i dirigenti di seconda fascia si ritrovano stabilizzati in via permanente nel ruolo di direttori generali centrali e regionali. A prescindere dal loro merito, dalla qualità del lavoro svolto. L'unica possibilità di intervento del ministero è, a questo punto, quello della rotazione, che per molti casi non segue peraltro alcuna logica tecnico funzionale, ma risponde solo a mere esigenze di collocazioni o ricollocazione per vicinanza. E così per esempio, citando alcuni casi, direttore del Veneto viene nominato Ugo Soragni che viene spostato dal Friuli, Liliana Pittarello lascia la Liguria e finisce in Piemonte, Pasquale Malara lascia il Veneto e va in Liguria. Mario Guarany, da Roma viene invece nominato in Friuli e Mario Turetta lascia il Piemonte per assurgere alla direzione generale del personale e del bilancio a Roma. Resta ancora indeterminata la casella della Campania. Sia il sindaco di Napoli Rosa Russo Jervolino sia il presidente della regione Bassolino non gradiscono la sostituzione di Stefano De Caro che potrebbe essere rimpiazzato da Guarany accreditato in Friuli (dove in questo caso andrebbe Francesco Prosperetti dalla Basilicata). Un valzer vorticoso che da il segno di come promozioni e bocciature siano sostituite con la rotazione. Un criterio che lascia al loro posto chi come Luciano Marchetti, direttore generale del Lazio, è il responsabile oggettivo dell'orrendo scempio degli ascensori sull'Altare della Patria. Restano alle direzioni Spettacolo e Cinema anche Nastasi e Blandini. La conferma, in questo caso, voluta fermamente dal ministro, malgrado spinte in senso diverso, non desta scandalo. I due dirigenti, dicono a via del Collegio romano, hanno lavorato bene.
Beni culturali. Ecco le nomine. Todos dirigenti per scadenza dei termini
Ieri è scaduto il termine per il ministro dei Beni culturali Francesco Rutelli di varare la riorganizzazione di via del Collegio romano. Il suo staff ha impiegato dieci mesi per approntare una bozza di riordino, ma il risultato è stato un schema deludente per chi si aspettava decentramento e ossigeno alle soprintendenze locali. Il ritardo ha portato alla conferma in carica degli attuali dirigenti generali, che non avrebbero maturato i tre anni di funzione. La Uil ha denunciato che i dirigenti di seconda fascia si ritrovano stabilizzati in via permanente nel ruolo di direttori generali centrali e regionali, a prescindere dal loro merito.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo