Colpo di scena alla riunione del cda: si dimette il rappresentante del Comune scelto da Zanotto Al suo posto forse Girondini, in corsa però anche per la soprintendenza. Bilancio al voto: rosso di oltre 3 milioni Colpo di scena ieri nella riunione del Consiglio di amministrazione della Fondazione Arena nel corso della quale è stato approvato il bilancio consuntivo del 2006. L'imprenditore Giuseppe Manni, scelto giusto un anno fa per la sua esperienza dall'allora sindaco Paolo Zanotto per rappresentare il Comune nel Cda dell'ex Ente lirico, ha presentato le proprie dimissioni al nuovo sindaco e presidente della Fondazione, Flavio Tosi. I conti della Fondazione che gestisce la stagione lirica veronese si sono chiusi con un passivo di tre milioni e 600 mila euro su un bilancio di circa 53 milioni di euro. «Non me la sono sentita di votare un bilancio in perdita dal momento che c'era la possibilità concreta di chiudere i conti in pareggio, ma che ragioni estranee a una logica di imprenditorialità hanno impedito», commenta il dimissionario Giuseppe Manni. L'imprenditore, all'indomani della vittoria elettorale del centrodestra alle ammininistrative del 27 e 28 maggio, era stato uno degli intestatari delle lettere ai membri nominati dalla precedente amministrazione comunale all'interno di aziende ed enti pubblici, nelle quali Tosi chiedeva loro la disponibilità a farsi sa parte. Il sindaco, nell'apprendere la decisione di Manni, presidente dell'omonimo Gruppo industriale, di lasciare il Cda della Fondazione lo ha ringraziato per «il lavoro fatto». A breve, si fa sapere a Palazzo Barbieri, sarà pubblicato il bando per raccogliere le candidature. Presumibilmente il consigliere dimissionario sarà rimpiazzato ai primi di settembre. Il nome che circola con più insistenza è quello del leghista Francesco Girondini, ex assessore e vicesindaco nella prima Giunta di Michela Sironi. Di lui si parla anche come possibile successore dell'attuale sovrintendente Claudio Orazi. Nella sua lettera di dimissioni, di poche righe, consegnata ieri mattina a Tosi, Manni si dice «dispiaciuto». Ma nel pomeriggio ha dato sfogo a tutta la sua amarezza. «Per me, da imprenditore senza mire politiche», esclama, «non c'erano più le condizioni per rimanere. La situazione in Fondazione», afferma l'ex membro del Cda, «è di stallo finanziario per il continuo slittamento dell'ingresso della Provincia, che sembrava dovesse entrare già lo scorso anno, e per il mancato pagamento della quota 2006 da parte della Camera di Commercio, che per il 2007 ha versato la quota minima ma non ancora i 600 mila euro per il piano strategico triennale». Ma per motivare il suo addio, Manni non ne fa solo una questione di conti. «A ciò», fa sapere, «si aggiunge lo sgradimento nei miei confronti da parte del sindaco, quindi non mi resta che salutare e togliere il disturbo». Parole, le sue, che tradiscono una profonda delusione. «Da imprenditore senza interessi politici né economici, fin dall'inizio ho rinunciato al mio emolumento, questa esperienza in un ente pubblico più negativa non poteva essere: ho visto all'opera la politica più antieconomica e inconcludente. E ciò, ironia della sorte, in un momento di successo dal punto di vista dello spettacolo, del pubblico, degli incassi e dei costi, con risultati record da ogni punto di vista. Ma ho l'impressione che la politica voglia rovinare anche questo splendido giocattolo che è la stagione lirica veronese». Da Fabio Bortolazzi, presidente della Camera di commercio, uno dei principali soci privati della Fondazione, non arrivano commenti sul passivo dei conti. Le dimissioni di Manni? «È una persona seria. Il suo è un atto di cortesia nei confronti del sindaco».