Che il ministro Francesco Rutelli avesse deciso di chiamare a Roma Stefano De Caro, direttore regionale dei Beni Culturali, era una voce che circolava da alcuni giorni. Anzi, circa una promozione e della sua conseguente partenza per un incarico di prestigio ministeriale, si stava dicendo almeno dalal primavera scorsa, da quando cioè era stato messo in cantiere il progetto di ristrutturazione del settore. Ora la disposizione definitiva è arrivata: De caro va a Roma per occupare il posto che era di Annamaria Reggiani, direttore generale dei beni archeologici, che a sua volta passa alla guida dell'Abruzzo. A sostituire De Caro in Campania è stato chiamato Francesco Prosperetti, attuale direttore della Basilicata. Insomma, una vera e propria rivoluzione per i Beni culturali del Centro-Sud che in Campania avviene immediatamente a ridosso della polemica che ha segnato l'iter della riorganizzazione delle soprintendenze archeologiche - con l'accorpamento di quelle di Napoli e Pompei - e, prima ancora, dei contrasti tra il soprintendente degli scavi Pier Giovanni Guzzo e il city-manager Luigi Crimaco. Stefano De Caro, per altro, è stimatissimo archeologo e gode di ampie credenziali come organizzatore culturale. Cinquantasettenne, nato a Boscoreale, prima di essere direttore regionale è stato soprintendente della Campania. In precedenza ha guidato gli scavi di Pompei, è stato soprintendente speciale per il dopo-terremoto soprintendente a Napoli. Oggi è impegnato in importanti serie di iniziative previste in un settore strategico per la cultura campana: che la sua promozione a Roma e soprattutto il suo trasferimento dalla Campania provochi reazioni appare assolutamente scontato. Così è, tanto che la formula dubitativa sul tutto appare d'obbligo. La decisione del ministro sta creando grossi malumori e altrettanti mal di pancia. Anche e soprattutto nel mondo politico campano dove ai vertici regionali la decisione di Rutelli non andrebbe giù per nessuna ragione e in molti si starebbero muovendo per farla annullare. Sostituire De caro durante le delicatissime fasi di definizione o decollo di alcuni progeti (Scabec, per esempio), ritenuti vitali pei i beni culturali regionali, viene considerata da più parti come una disposizione quantomeno discutibile. Su identica posizione di sofferenza, anche se altre sarebbero le motivazioni, si è schierata la quasi totalità dell'ambiente culturale e scientifico campano e non solo, pronta a mobilitarsi come fece a suo tempo quando Guzzo minaccile dimissioni. Per tutti la promozione del direttore regionale è una vera e propria iattura. Altrettanto critica la posizione dei sinadacti. «Non vorremmo - sottolinea Gianfranco Cerasoli, responsabile nazionale della Uil Beni culturali - che questa opearzione avesse poco o niente a che vedere con la tutela dei beni. De Caro è il migliore in Italia e l'incarico a Roma, se si considera il punto di vista della capacità e della competenza, non può non essere considerato positivo. Ma è anche vero che in Campania stava svolgendo un egregio lavoro e avrebbe potuto continuare sulal sua strada». Insomma, lo spostamento a sei-sette mesi dall'entrata in vigore della riforma è bocciata senza riserve. «Quale l'utilità di questo provvedimento? - si chiede Claudio Calcara, della Cisl Beni culturali - Se si trattasse di pura rotazione degli incarichi, ritego che De Caro porterebbe nuova linfa al settore. Temo invece che non sia così. Ed è ancora più assurdo in questa fase della riforma che rischia tra l'altro di restare lettera morta: l'Avvocatura dello Stato pare abbia rimandato indietro il provvedimento licenziato dal consiglio dei ministri perché non sarebbero ben chiari alcuni degli accorpamnti previsti. Quindi, una riforma che rischia di non nascere».