Perché finora sulla vicenda parcheggio del Pincio hanno parlato tutti tranne gli archeologi. Perché il soprintendente Angelo Bottini dice che «quando l'archeologia viene usata per combattere una certa opera, io non ci sto». Il messaggio è per Italia Nostra e per quanti avversano la realizzazione del megaparking da sette piani e 724 posti auto. «Noi la tutela continuiamo a farla, ma una cosa dev'essere chiara a tutti: fino a prova contraria cosa si scava in Italia lo decidono le Soprintendenze. E la domus non c'è, non esiste. Quel poco che è stato rinvenuto sarà conservato». Non si arrocca su una cieca difesa del passato, sulla presunzione di sapere se ci sia una preesistenza archeologica. «Davanti al perenne problema della coesistenza tra antico e moderno, non facciamo battaglie di principio, ma andiamo a vedere, volta per volta. E a settembre, quando apre il cantiere, noi ci saremo. Il nostro è un parere fortemente vincolato, mica un via libera assoluto. Lo sanno che devono andare avanti con cautela». Le decisioni si prendono sul campo insomma. E finora quanto venuto in luce permette la «coesistenza di resti archeologici e parcheggio. Ancor più che i resti saranno conservati e valorizzati nel piano più alto del parcheggio, mentre il parking passerà di sotto». Bottini tiene a ricordare che «non esistono vincoli particolari finora, ma c'è invece la necessità di completare gli scavi. Come addiamo detto di sì, potremmo trovarci a dire di no». E tocca tutti i passaggi dell'operazione: «Siamo stati i primi a segnalare l'altissimo interesse archeologico dell'area del Pincio, il famoso collis hortulorum, dove si concentravano le splendide ville dei personaggi più ricchi di Roma antica. Siamo stati noi, a porre come condizione per verificare la fattibilità, l'esecuzione di una serie di indagini preliminari. Ma finora dagli scavi, che coprono solo 15 della superficie interessata, non sono emersi resti archeologici di rilievo». Cunicoli e canalizzazioni, piccoli ambienti in opus reticulatum: «Strutture murarie di età romana relative a qualche fabbricato, padiglioni di servizio all'interno di questi orti, niente che sia identificabile con un edificio preciso, una domus riconoscibile in quanto tale». Piuttosto la Soprintendenza ha subito espresso preoccupazioni per le uscite veicolari lungo via D'Annunzio, «per le conseguenze negative che avrebbero avuto sulla passeggiata del Pincio» e chiedendo di studiare soluzioni alternative, d'impatto più delicato a tutela delle progetto architettonico del Valadier. Insomma la Soprintendenza è in attesa che riprende lo scavo, per completare le indagini. «Cantiere e sondaggi ripartono insieme. Ma nessuno ci strapperà divieti assoluti. Anche perché tra conservazione e interesse pubblico non è detto che debba prevalere la prima per forza». Messaggi forti per un Soprintendente ai beni archeologici nientepopodimeno che di Roma. Che aggiunge: «In generale, quante più automobili togliamo dalla superficie stradale di Roma, meglio è. Anche per questo sono favorevole alla realizzazione delle metropolitane. E' vero il sottosuolo è molto particolare ma basta, quando si intraprendono opere pubbliche, prevedere con largo anticipo, risorse, indagini e progettazioni che tengano conto delle preesistenze. Per una Roma soffocata da traffico e inquinamento, la soluzione non è l'immobilismo. Non è una buona cosa nemmeno per la conservazione dei monumenti: il nostro impegno è trovare la soluzione migliore, mettere veti significa scaricare il problema su qualcun altro. Avremo qualche metro cubo di muro romano in più sotto terra ma all'esterno meno danni all'ambiente e alla conservazione del patrimonio...».