«Quali sono stati i fattori di successo di questa nostra straordinaria civiltà europea?» si domanda Giuliano Urbani, ministro per i Beni e le attività culturali in Italia e Presidente dì turno del Consiglio cultura dell'Unione europea. Lo chiede a se stesso per non dimenticare la storia e per farne tesoro, in vista della costruzione della futura Europa, ma lo chiede soprattutto a tutti i liberi cittadini del vecchio continente, che scomparirebbe per almeno due terzi, se si eliminassero fisicamente le tracce del suo passato cristiano: dalla cattedrale spagnola di Santiago de Compostela a quella francese di Chartres, dalla basilica di San Francesco ad Assisi a quella di San Pietro a Roma, dal Duomo di Cracovia, in Polonia, ai monastero benedettino dì San Gallo, in Svizzera. La domanda è rimbalzata anche ad Artimino, vicino Pistoia, nella splendida villa medicea detta la Ferdinanda (dal nome del Granduca di Toscana Ferdinando II de' Medici), dove i 15 ministri della Cultura europei erano riuniti nei giorni scorsi in un vertice informale con i 10 Paesi prossimi all'adesione. Lo spunto per tornare a interrogarsi sulle comuni radici che hanno fatto l'Europa è stato suscitato dal ministro Urbani con la presentazione del Progetto Agenore (dal nome del mitico padre d'Europa). Un'iniziativa squisitamente italiana che ha trovato subito consensi, da Viviane Reding (capo della commissione cultura dell'Unione) che ha lanciato lo slogan «unità nella diversità», ai ministri della cultura irlandese e olandese (i cui Paesi saranno presidenti di turno Ue nei semestri 2004). Ma di che cosa si tratta? Il progetto Agenore sarà un catalogo informatizzato, accessibile on-line entro un anno, sui valori fondanti della civiltà europea. Il ministro Urbani l'ha definito «un portale europeo della cultura per favorire lo scambio dì conoscenze e informazioni, attraverso il contributo che ogni Stato dell' Unione è in grado di offrire, dai musei, all'arte, dalla letteratura, alla ricerca scientifica». Ogni realtà territoriale deve essere in grado di far viaggiare le proprie ricchezze, di costruire ponti da un Paese all'altro per far meglio convivere tra loro le diverse esperienze culturali. Anche a livello mondiale. Per questo, ha detto Viviane Reding, «la presidenza italiana dell'Unione ha fatto sapere all'Unesco che i Paesi Ue sono molto interessati a ottenere uno strumento normativo internazionale, in grado di salvaguardare a livello mondiale te diversità culturali». Perché «la cultura ha sottolineato il ministro francese Jean-Jacques Aillagon non potrà mai essere ordinata, per decreto, dagli Stati». Ma che cosa s'intende per cultura ? Il documento proposto da Giuliano Urbani ripercorre la genesi della civilizzazione europea ispirandosi al pensiero dello storico francese Lucien Febvre e nel tracciare le motivazioni storiche e politiche che l'hanno generata ricorda, citando Marc Bloch, che «è sorta esattamente quando l'impero romano è crollato». All'origine dell'idea dì Europa, dunque, c'è un'eredità molto precisa: «l'universalità romana, greca, giudaico-cristiana, in quanto separate dall'Oriente e in quanto crogiolo-solidarietà reale, che si esprimerà man mano attraverso un minimo di istituzioni comuni (ambasciate, università, ospedali, fusi orari, unione postale, statuti commerciali, eccetera (...) e il cristianesimo in quanto modello religioso-culturale che ha di fatto caratterizzato pur con tutti i suoi conflitti e con tutte le sue marcate specificazioni confessionali l'intero millennio e l'intero continente». Nel terzo paragrafo il testo attinge anche al poeta inglese T.S. Eliot: «la forza dominante nel creare una comune cultura tra i popoli, ciascuno dei quali possiede una cultura distinta, è (sempre e solo) la religione». «Che cosa ci dà, o può darci, l'Europa in più?» si chiede Giuliano Urbani e rintraccia nella cultura dell'universalismo e della varietà te radici della civiltà europea, proponendo la banca dati Agenore per ospitare tutto quanto può rappresentare adeguatamente l'identità culturale europea. Lo scopo è di fornire servizi on-line alla gente e di presentare politiche pubbliche, dalla difesa delle lingue in via d'estinzione come il gaelico, agli scambi culturali incentivati da concorsi, premi, eventi. Non tutti i ministri, però, danno al termine cultura lo stesso significato. Il britannico Brian Leonard, ad esempio, fa distinzione tra "cultura" intesa genericamente e cinema, arte, filosofia e osserva in modo pragmatico: «Se un sito s'intitola solo Cultura gli accessi sono pochi, ma crescono quando vengono tematizzati». D'altro canto c'è chi è certo che la civiltà di un popolo non si misura nella quantità di libri prodotti, ma nella "dose" di letizia presente nella sua convivenza e c'è chi non accetta un'Europa centralista e giacobina, che imponga leggi uguali per tutti, dalla morale alla lunghezza della zucchina. La cultura, quando è davvero coscienza critica dell'esperienza che si vive, singoli o popolo, può servire ad affermare la vita e il suo significato. Una scommessa sul futuro, insiste Urbani. Se non serve a questo la cultura rischia d'essere esercizio d'intrattenimento colto, mondo separato dal mondo, grande e inutile archivio.