Il lato europeo della Turchia e quello asiatico saranno più vicini a partire dal 2011, grazie a un tunnel per il transito di treni che collegherà le due sponde dello stretto di Istanbul. E' quanto riporta l'agenzia di stampa turca Anadolu. Il progetto, che porta il nome di Marmaray, darà vita a un sistema in grado di trasportare 70 mila passeggeri all'ora sulla linea ferroviaria che scorrerà nel tunnel, lungo 1.387 metri. Per costruire la galleria viene prima scavato un grande solco sul fondale. Su questo solco vengono posati i tronconi del tunnel, undici strutture da 15 mila tonnellate l'una, con due rotaie all'interno, una per ogni senso di marcia. Finora sono stati immersi due tronconi, grazie a chiatte galleggianti fornite di gru. I restanti segmenti saranno piazzati ogni due mesi. Il "maxi-tubo" verrà poi coperto di terra, colmando il solco sul fondale. Secondo il piano originale, i lavori sarebbero dovuti terminare entro il 2009, ma sono stati rallentati dai reperti archeologici rinvenuti in terra e in mare in seguito agli scavi.
Istanbul, tunnel sotto lo stretto nel 2011
Il lato europeo della Turchia e quello asiatico saranno più vicini a partire dal 2011, grazie a un tunnel per il transito di treni che collegherà le due sponde dello stretto di Istanbul. E' quanto riporta l'agenzia di stampa turca Anadolu. Il progetto, che porta il nome di Marmaray, darà vita a un sistema in grado di trasportare 70 mila passeggeri all'ora sulla linea ferroviaria che scorrerà nel tunnel, lungo 1.387 metri. Per costruire la galleria viene prima scavato un grande solco sul fondale. Su questo solco vengono posati i tronconi del tunnel, undici strutture da 15 mila tonnellate l'una, con due rotaie all'interno, una per ogni senso di marcia. Finora sono stati immersi due tronconi, grazie a chiatte galleggianti fornite di gru. I restanti segmenti saranno piazzati ogni due mesi. Il "maxi-tubo" verrà poi coperto di terra, colmando il solco sul fondale. Secondo il piano originale, i lavori sarebbero dovuti terminare entro il 2009, ma sono stati rallentati dai reperti archeologici rinvenuti in terra e in mare in seguito agli scavi.
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