Un mega garage all'interno del colle; è questo il destino che Veltroni riserva al Pincio. Sette piani di cemento ed acciaio nel sottosuolo di uno degli ultimi siti ancora incontaminati di Roma. L'accesso, manco a dirlo, dovrebbe essere da Piazza del Popolo con il rischio - quasi una certezza - disfregiare l'opera del Valadier. A nulla sono valse le rimostranze delle associazioni ambientalistiche non "allineate" né la decisa opposizione manifestata da un appartenente alla stessa maggioranza che governa il 1 Municipio: il consigliere Mario Staderini. Chi scrive non si meraviglia più di tanto. Quanto sta avvenendo è perfettamente in linea con l'idea di "riqualificazione" del Centro Storico che sembra essere propria degli attuali amministratori; trasformare ospedali ed uffici pubblici - ospitati in immobili di impareggiabile valore storico ed architettonico - in alberghi. Il tutto con un arzigogolìo di contratti che prevedono ces-sioni di proprietà e subaffitti, dismissioni e assunzioni temporanee da cui tutti, sia il pubblico che il privato, sembrerebbero (il condizionale è d'obbligo) trarre profitto. C'è nel circondario del 1 Municipio un sobbollire di iniziative per niente finalizzate a conseguire nuovi assetti del territorio nel quadro di un organico disegno. Alla parte più antica della città servirebbe, invece, un "progetto" in grado di armonizzare l'antico inteso come pietre, monumenti, tradizioni e costumi con il nuovo che il terzo millennio porta con sé. Perché ciò si realizzi è indispensabile un disegno condiviso dagli abitanti e dagli operatori economici che trovi come garante l'amministrazione comunale. Dovremo, quindi, subito dopo la pausa estiva, rimboccarci le maniche ed affrontare il problema una volta per tutte rimuovendo egoismi, protagonismi, interessi quasi sempre opaci. Tornando al Pincio, cisiacoìisentito rammentare al colto e all'inclita che il ventre del colle cela i resti di numerose ville, prima fra tutte quella di Lucullo, che si ergevano in un tripudio di esedre, statue, fontane e giardini, in quel tratto che oggi va da Villa Medici al Muro Torto. Non vorremmo che la furia distruggitrice delle benne facesse fare a questi reperti la stessa fine toccata alle vestigia della Villa di Agrippina rinvenute durante i lavori del sottopassino. Davvero la Sovrintendenza non lui nulla da dire al riguardo? ()Coordinatore provinciale Ancestor, Associazione nazionale Centri Storici