Dunque finalmente ci siamo. Il nuovo Piano di Indirizzo Territoriale della Regione Toscana è stato finalmente approvato in Consiglio Regionale dopo una fase preparatoria durata più di due anni, un iter istituzionale serrato e contraddistinto da tanti momenti partecipativi. Si è trattato di una concertazione lunga dieci mesi, che è stata anche un momento di alta interlocuzione culturale, prima ancora che tecnica o politica. Un fitto scambio di osservazioni, chiose, migliorie ai testi del piano sia sotto il profilo formale e sia sotto quello sostanziale. Un lavoro di concerto che è riuscito a generare risultati assolutamente non scontati. Noi ambientalisti ne vogliamo sottolineare tre su tutti. Il primo: il recepimento del bilancio ambientale come strumento per una più cogente previsione e valutazione degli effetti del piano sui territori. Il secondo: il recepimento autentico del dettato del codice Urbani circa la stesura del piano paesaggistico regionale. Un iter affederato da un'ottima intesa Stato-Regione e da una schedatura capillare di tutti i beni paesaggistici della nostra regione. Infine il terzo: l'introduzione del principio dell'avviso pubblico nelle procedure di intervento e riqualificazione nei grandi comparti urbani.Unprincipio che, nelle intenzioni del pianificatore, dovrebbe scongiurare attività meramente speculative. «Redditononrendita» è quindi senza dubbio lo slogan del nuovo Piano di indirizzo territoriali ma noi siamo certi che non sia solo questo. Concludiamoquesta riflessione con un problema aperto, che vorremmo fosse sufficientemente noto all'opinione pubblica toscana. Nessun piano regionale potrà essere mai efficace sui territori, se prima non si creano le condizioni statutarie, politiche e soprattutto finanziarie per cui i Comuni possano davvero scegliere (da sé ma non da soli) circa il loro futuro sostenibile. Lungi da noi il desiderio di abbandonarci a nostalgici ritorni ad un passato centralista e gerarchico, ma sommessamente rileviamo che quelle condizioni ancora non sussistono... direttore Legambiente Toscana