Più di cinquant'anni fa, un mio carissimo amico, allora giovane laureato e oggi autorevolissimo storico, tra i maggiori d'Italia, venne a Napoli perché vincitore di una borsa presso l'Istituto italiano per gli studi storici (quello fondato da Benedetto Croce, per intenderci e non creare confusioni inammissibili). Partì da casa con due capienti valigie piene di libri, tanto che, giunto alla stazione centrale, si concesse il lusso di chiedere la collaborazione di un robusto facchino. Questi si avviò baldanzoso a sollevare i due colli, ma rimase anch'egli bloccato dal peso straordinario. Incredulo si volse al giovane storico e gli domandò: «Signurì, ma che ce sta int'a sti valice?». «Libri», fu la risposta e l'altro di rimando: «E pure e fesserie pesano!». Il gustoso episodio di saggezza napoletana m'è tornato in mente dinanzi al decreto legislativo di riordino del ministero per i Beni culturali e ambientali, il quale ha previsto tre dipartimenti, uno per l'innovazione tecnologica (con due direzioni generali), un secondo per lo sport e lo spettacolo (con due direzioni generali) e un terzo per le antichità, le belle arti e il paesaggio (con sei direzioni generali, tra le quali quella per gli archivi e l'altra per i beni librari e gli istituti culturali). Ciò significa che tutto il vastissimo settore dei beni quali le biblioteche, gli archivi, le accademie e istituti scientifici perde l'identità di organizzazione di primo livello e diventa un segmento di un settore più vasto, invero non sempre compatibile con ciò che riguarda l'imponente patrimonio della cultura scritta. In contrasto con un ormai consolidato indirizzo, partito dall'iniziativa di Giovanni Spadolini quando il ministero fu costituito e che ha fatto dei beni librari, archivistici e accademici (finalmente accorpati) una struttura portante della vita culturale del Paese, si toglie a ciò identità specifica e autonomia gestionale. Si profila, in tal modo, il rischio della marginalizzazione d'un settore immenso della vita scientifica, ridotto, tutt'al più, alla conservazione e tutela del patrimonio e non all'innovazione e incentivazione della ricerca, quale era divenuto. Non si tratta di individuare gerarchie di importanza. Ma credo che nessuno possa contestare il fondamentale ruolo della cultura scritta, che non ha pari in nessun altro ambito dei beni culturali, non certo in quello tecnologico e neppure in quello delle antichità, arti e paesaggio, pur esso immenso. L'auspicio della comunità scientifica è che il provvedimento sia rivisto in fase di esame parlamentare, per scongiurare il pericolo di dover attribuire anche al nostro ministero la convinzione dello scanzonato facchino napoletano di tant'anni fa: i libri «so' fesserie, pure se so' pesanti». Riconoscere un errore non è perdita di dignità e onore. È proprio il contrario. Sono convinto che il ministro Urbani, studioso autorevole di raffinata cultura, vorrà e saprà intervenire con saggia determinazione. Le sue valigie sono di certo piene di libri ed egli - ne sono sicuro - è ben lieto del loro gran peso.
II disordine dei beni culturali
Un autorevole storico racconta un episodio di saggezza napoletana in cui un giovane storico, partito per Napoli con due valigie piene di libri, viene bloccato da un facchino che non riesce a sollevare il peso. Il giovane storico risponde che i libri sono pesanti, ma l'altro facchino replica che anche le fesserie pesano. Il racconto è utilizzato per criticare un decreto legislativo che prevede la creazione di tre dipartimenti nel ministero per i Beni culturali e ambientali, uno per l'innovazione tecnologica, uno per lo sport e lo spettacolo e uno per le antichità, le belle arti e il paesaggio.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo