La laguna si allea con Roma e Firenze: federalismo fiscale per scaricare i costi del turismo, n vicesindaco Vianello: «Agevolazioni per i residenti, maggiorazioni su seconde case e hotel tariffa rifiuti più alta per i fast food» L'obiettivo temporale è la Finanziaria 2008, quindi l'autunno. Per quel tempo Venezia dovrà dimostrare qual è la sua "forza" di città, quanto riuscirà a far pesare nelle scelte di governo una richiesta di federalismo fiscale che dalla laguna si alza forte nel nome della lotta ai costi del turismo. "Chiedo alla classe politica locale e alle categorie economiche di unirsi a noi, di costruire una proposta che convinca il governo a lasciarci mano libera nella gestione delle imposte comunali. Con noi ci sono città d'arte che hanno gi stessi problemi, legati al turismo, come Roma e Firenze». La "voce" è quella del vicesindaco Michele Vianello, delega al bilancio: Venezia, Roma e Firenze ogni anno subiscono costi economici e sociali dall'assalto di turisti. Il ministro dei Beni culturali, Francesco Rutelli, ha promesso che il governo ne terrà conto e il sindaco Massimo Cacciali non manca occasione per ricordargli la promessa. A Venezia i costi del turismo si vedono soprattutto nell'igiene urbana (ogni anno la maggior spesa per la pulizia della città imputabile ai turisti è di circa 5 milioni); nei trasporti (con vaporetti strapieni e residenti sempre più spesso a rassegnarsi alle invasioni di orde con valigie e zaini); nel tessuto urbano, con sempre meno case abitate da veneziani e sempre più appartamenti e stanze affittati a turisti (spesso in nero), sempre più palazzi trasformati in hotel, sempre più seconde case; nel commercio, con sempre meno negozi al servizio dei residenti e sempre più botteghe e banchi di souvenir, spesso con paccottiglia o prodotti "made in China", a partire dal vetro. Problemi, appunto, condivisi con Roma e Firenze: ed è da queste tre città che ora parte un'azione di "lobby" in vista della prossima Finanziaria. Vianello, cosa chiedete e che tipo di risposta vi attendete dal governo? »È inutile chiedere risorse allo Stato, così come introdurre balzelli sull'onda dell'emotività. La strada è quella di utilizzare la leva fiscale per incentivare comportamenti virtuosi e disincentivare chi reca danno alla città. Solo che non abbiamo la libertà di muovere le tariffe a nostro piacimento. Del resto l'Ici che imposta comunale è se i Comuni non la possono utilizzare a loro piacimento? Chiediamo quindi di essere noi a governare le nostre imposte). Stavolta la richiesta di federalismo fiscale parte da tre grandi città e non dalle regioni. E non è solo "questione settentrionale". Non teme che lo Stato abbia paura di perdere entrate? «Il viceministro alle Finanze, Visco, stia tranquillo. Non vogliamo togliere un solo euro al bilancio dello Stato, vogliamo solo governare le nostre città utilizzando la fiscalità di nostra competenza». Quali sono le proposte di Venezia? -Abbiamo già affidato a un pool di esperti lo studio di una serie di scenari, che sarà pronto per settembre. Se ne avessimo le possibilità potremmo ad esempio eliminare subito l'I ci sulla prima casa e aumentare in maniera sostanziale quella per le seconde case: finché siamo ai 7 per mille è chiaro che la convenienza ad affittare ai turisti è alta. Cominciamo quindi con il rendere meno conveniente questo tipo di business e privilegiare chi usa la casa per viverci. Lo stesso discorso vale per gli hotel: perché mai un albergo a 5 stelle ospitato in un palazzo storico deve pagare la stessa lei di una casa comune? Perché chi non ristruttura il proprio hotel deve pagare lo stesso di chi invece investe in migliorie per dare più servizi?». Attualmente il Comune di Venezia con l'Ici incassa circa 60 milioni l'anno. Pensate di aumentare il gettito? «Con un riequilibrio delle aliquote possiamo tranquillamente reperire con la sola lei quei 7-8 milioni in più per coprire i costi del turismo». Per quanto riguarda i rifiuti, invece, la strada è quella della Tia, la Tariffa di igiene ambientale... «Basta fare un giro a San Marco la sera per vedere sacelli e sacchi di immondizie portati via dai fast food della zona. È inutile, allora, far pagare la Tia netta stessa misura il bareno che vende spritz o cicheti e il grande fast food. Dovremmo aver mano libera nel calcolare i parametri della tariffa con maggiore equità». Rischia di passare alla storia come la tassa sull'hamburger... «Anche questa è una leva fiscale per disincentivare certe attività nell'area marciana senza ricorrere ad assurdi divieti». La stessa politica quindi potrà essere adottata anche per il commercio... «Certo. Le imposte a nostra disposizione, come la Tia o la Cosap (il Canone di concessione degli spazi pubblici), possono essere utilizzate per agevolare le attività al servizio dei residenti o quelle tipiche e per disincentivare chi fabbrica o vende mercé di scarsa qualità. Prendiamo il vetro: chi adotta il marchio del verro di Murano potrà avere benefici che chi vende vetro cinese non potrà avere. E lo stesso vale per maschere, costumi, altri prodotti tipici». Albergatori, commercianti, artigiani però sono diffidenti. Temono di dover pagare di più... «È qui che chiedo la concertazione e la loro partecipazione in questo percorso. Abbiamo l'occasione di farci sentire con il governo, assieme ad altre grandi città, ma per farlo serve il contributo delle categorie economiche. Devono capire che questa strada porta a un turismo più sostenibile, a fare pulizia dei vari settori privilegiando chi offre servizi di qualità».