Dunque, un gruppo di lavoro del Ministero per i Beni Culturali cercherà, non so come, di "ridurre l'impatto" del maxi-ascensore sul Vittoriano e dintorni (e i dintorni si chiamano Campidoglio e Ara Coeli, nientemeno). Hanno avuto un primo esito la denuncia del sito Patrimonio.Sos e la campagna di Gianfranco Cerasoli, segretario della Uil BAC, sfociata nell'unanime voto di censura del Consiglio Superiore dei BC. Con ampi consensi all'esterno. Nel gruppo di lavoro come nell'intera vicenda non figura, mi pare, un solo storico dell'arte. Non a caso. La categoria degli storici dell'arte, unitamente a quella degli archeologi, è, da anni, come espulsa dai posti-chiave del MiBAC, e si vede. Eppure la deturpazione del paesaggio storico è palese: l'ascensore incombe infatti sul profilo della bella chiesa dell'Ara Coeli e dello stesso, mirabile complesso capitolino. Dalla scesa di Palazzo Caffarelli è un autentico pugno nell'occhio, e non da lì soltanto. Poi c'è l'evidente lesione inferta al Vittoriano. So bene che sull'Altare della Patria dell'architetto Giuseppe Sacconi, inaugurato dal sindaco Nathan nel 1911, ci sono le opinioni più disparate, in prevalenza negative. A me pare un colossale, algido "alieno" ficcato a forza fra i Fori e il centro storico con una brutta architettura e con un bellissimo décor interno (per esempio, quello dello stesso colonnato frontale). Ma poi penso che è lì da quasi cent'anni e che comunque ci rappresenta. Perciò quell'ingombrante ascensore tutto e soltanto turistico proprio non lo sopporto. Ammesso che si dovessero portare masse di gitanti a passeggiarepasteggiare sopra le vestigia dell'Unità d'Italia, sopra la tomba del Milite Ignoto, non lo si poteva realizzare con tecnologie più discrete? Certamente sì. Nelle due torri laterali del Vittoriano gli ascensori esistono fin dal 1906-1908. Qualche anno fa, l'allora soprintendente Ruggero Martines aveva redatto un dettagliato progetto per potenziarli, per condurre uno di questi alla terrazza e l'altro sottoterra, ad incrociare la futura linea C della metropolitana. Purtroppo non se ne è fatto nulla. Né si è pensato ad una struttura esterna soltanto vetrata. Come quelle operanti al Reina Sofia di Madrid. Peccato, davvero. Il concessionario dell'intero immobile, e quindi dell'ascensore, si fregherà pure le mani dalla contentezza. Ad altri, però, resta il diritto ad un amaro scontento. Se il fascismo abusò in modo cinico e brutale del concetto risorgimentale di Patria e di patriottismo, oggi non possiamo fare di ogni marmo un fascio. Non più. Perché dunque dovremmo accettare senza riserve un uso così "commerciale" del monumento-simbolo che da una parte onoriamo con riti e corone e dall'altro lasciamo invadere da un turismo di massa anche a Roma sempre più debordante, fra mille abusi? Una cosa del genere sarebbe stata pensabile a Parigi, a Londra o nella stessa Washington? Penso proprio di no. Questione di stile, di misura, di rispetto. Di senso della storia: dell'arte e non.
L'intervento. Vittoriano: questione di misura e di rispetto
Un gruppo di lavoro del Ministero per i Beni Culturali ha cercato di ridurre l'impatto del maxi-ascensore sul Vittoriano e sulle aree circostanti. La denuncia del sito Patrimonio.Sos e la campagna di Gianfranco Cerasoli hanno portato a un voto di censura del Consiglio Superiore dei BC. La categoria degli storici dell'arte è stata esclusa dal gruppo di lavoro. L'ascensore è stato criticato per la sua deturpazione del paesaggio storico e per la lesione inferta al Vittoriano. Alcuni storici dell'arte hanno espresso la loro disapprovazione per l'uso del monumento-simbolo per scopi commerciali.
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