La ricerca della verità è utopia comune a tutto il genere umano e la "verità vera", certa, assoluta, non è mai stata raggiunta. Maurizio Pazzagli di "verità vere" ne ha diverse che esterna quando più gli fa comodo. La prima ce la propose con la teoria che la "testa Lorenzini" fosse stata ritrovata nel pozzo condominiale tra il suo appartamento e il nostro. E alla fine si è dimostrata solo una teoria del canonico Bocci che non escludeva che la testa, nella sua bimillenaria storia, in un periodo non determinato, fosse stata parzialmente nell'acqua. Su queste basi Pazzagli si dichiarò comproprietario con la famiglia Lorenzini e intraprese la causa per la proprietà della testa. Ma le cause costano, dice il Pazzagli, a Firenze molto più che a Pisa o a Roma e ha dovuto abbandonare. Comunque questa "verità vera" è venuta meno anche perché di fronte alle prove che avrebbero portato i Lorenzini in causa a sostegno dell'accertamento della loro proprietà, il Pazzagli ha rinunciato a proseguire la causa. E al momento dell'accordo tra le parti, con la rinuncia dei fratelli Lorenzini "ai danni morali ed economici subiti in conseguenza dell'azione proposta" la "verità vera" del Pazzagli sulla proprietà della testa cambia tanto da fargli scrivere che non si oppone alla «restituzione della testa ai legittimi proprietari, Dante e Stefano Lorenzini». Ma i tempi cambiano, non vi è più il terrore di perdere, come sarebbe avvenuto, la causa; non vi è più il tarlo dell'esborso agli avversari e quindi ci propone una nuova verità: la testa non è più comproprietà tra le famiglie Lorenzini e Pazzagli, Dante e Stefano Lorenzini non sono più i legittimi proprietari, oggi per il Pazzagli lo Stato è il legittimo proprietario. Tutte le prove portate dai Lorenzini, secondo il Pazzagli non sarebbero idonee a comprovare un privato possesso antecedente il 1909. Ma Pazzagli ha letto le carte? Ha sentito i riferimenti precisi che tanti testimoni hanno dichiarato? Ha letto le motivazioni per cui sia l'Avvocatura dello Stato che la Soprintendenza ai beni culturali non pongono dubbi nella legittimazione della proprietà del reperto alla famiglia Lorenzini? Ha preso visione degli accertamenti fatti dalla Soprintendenza e dall'Avvocatura dello Stato che ricostruiscono la storia della testa dal 1851 ad oggi e concludono che questa era «rimasta in possesso privato da un'epoca antecedente al 1909, sufficiente per affermare con sicurezza la proprietà privata?» Non ricorda che l'ipotesi di ritrovamento nel pozzo fu dichiarato da questi enti «improbabile se non impossibile», in base alla scrupolosa ricostruzione storica fatta sia negli anni '50 dal professor Fiumi che oggi? In ultima nota: Pazzagli lamenta di essere stato abbandonato in questa avventura, perchè di avventura si è trattata, da chi lo aveva spinto ad iniziare l'azione legale. Ha tutta la nostra comprensione e simpatia: abbiamo sempre pensato che Maurizio Pazzagli non sia stato altro che uno "strumento cieco di occhiuta rapina".