In provincia la cultura ha i numeri. La "Notte bianca" di Roma, che per quanto funestata dal black-out elettrico, due sabati fa' ha portato nelle vie della capitale 1,5 milioni di spettatori, molti dei quali si sono messi in fila per visitare musei e palazzi storici o ascoltare concerti sotto le stelle, è solo l'esempio più recente. Ma si potrebbero ricordare gli oltre 500mila che hanno visitato la mostra sui Gonzaga organizzata a Mantova e che, visto l'afflusso, è stata prorogata e ha tenuto i battenti aperti fino a gennaio scorso. Così come è stato necessario prolungare l'esposizione trevigiana sull'Impressionismo e l'età di Van Gogh, presa d'assalto da centinaia di migliaia di persone. Segnali specifici di quella che è una tendenza più generale: nel 2002 i visitatori dei musei comunali sono aumentati del 12, mentre nelle strutture statali l'incremento è stato del 6 per cento. Tutto questo è frutto anche di un nuovo approccio delle amministrazioni comunali alle politiche culturali. Se fino agli anni '90 l'organizzazione di mostre, concerti o altri eventi artistici era demandata a strutture interne ai Comuni, ora l'impostazione è cambiata. La parola d'ordine è "esternalizzazione". Detto in termini meno burocratici, significa pensare forme di gestione della cultura (e, in genere, di tutte le attività legate al tempo libero) affidate a organismi autonomi, dove la mano pubblica rimane ed è preponderante, ma le si affiancano altri soggetti, in particolare privati. Se nel 1991 i casi di gestione innovativa erano cinque, nel 2003 sono diventati 300 e per il 2004 si prevede, secondo una stima di Federculture, toccheranno quota mille. Diverse i modelli scelti dai Comuni per dare nuovo impulso al settore: la maggior parte ha optato per le istituzioni, che rappresentano il 27 delle forme di gestione, seguite dalle società per azioni (sono il 18), dai consorzi, aziende speciali e fondazioni (tutti al 13), dalle associazioni (11) e dalle Srl (5). Il patrimonio da gestire è rilevante: dei 4.120 musei presenti in Italia, 1.735 sono di proprietà dei Comuni ("solo" 600 appartengono allo Stato), che possono vantare anche 574 teatri, su un totale di 1.423 strutture.