COLAZIONE da Babington, no, grazie, non faccio colazione, una spremuta di pompelmo sì, in attesa che la conferenza stampa incominci Sembra l'inizio di una commedia «brillante » (londinese) sufficientemente demodèe, invece è il principio di una piccola avventura che ho vissuto ieri mattina a Piazza di Spagna: l'appuntamento da Babington per la conferenza stampa era a mezzogiorno, sono arrivata con dieci minuti di ritardo, e l'olimpica lady dall'occhio glauco che governa questo altezzoso antico santuario british, molto vaga, ma gentile, s'è informata premurosamente se ero interessata alla colazione. Da qui il dialoghetto di cui sopra. Ma non importa, i disguidi possono sempre esserci, e mentre sorseggio la spremuta arriva un corteo di graziose ragazze e ragazzi in giacca(età media trent'anni, ma forse anche meno, salvo due eccezioni), e sono tra loro - a quanto mi si spiega - sia i giornalisti che i promotori della conferenza stampa indetta dall'Agat-Associazione Grandi Affissioni Temporanee. Di cui confesso, fino a quel momento ignoravo tutto. E poiché non mi fido delle cartelle stampa, ho cominciato subito a mitragliare di domande i tre giovanotti che mi sono stati presentati come i responsabili dell'Agat, e del cortese invito da Babington. E diamo per scontato il mio pregiudizio sulla pubblicità. Che è antichissimo: da quando scoprii, da bambina, che il bellissimo cartellone con la tigre che sorrideva con denti bianchissimi - era la rèclame di un dentifricio, all'epoca la pubblicità si chiamava rèclame - non lo aveva installato sul Corso di Reggio Calabria quell'entità superiore che si chiamava "Il Governo" Invece chi sono questi baldi giovanotti che ho scoperto ieri? E che cos'è l'Agat? L'Agat- "Associazione Grandi Affissioni Temporanee-" vuole operare nel suo campo, «nell'assoluto rispetto delle leggi e dei regolamenti». Sì, dico, ma non c'è stata a Roma una campagna del Campidoglio contro le maxiaffissioni? «Ma anche noi siamo contro le maxiaffissioni scorrette, e stiamo pensando ad un codice di autoregolamentazione ». -E gli obelischi? insisto io.- Il Professor Adriano La Regina dice che non sono assolutamente giustificati i cartelloni pubblicitari,quando, per pulirli, basterebbero tre giorni ed una gru «Ma allora perché non li ha fatti pulire lui,quando era Soprintendente? Una gru e quattro operai per tre giorni sono spese che anche una Soprintendenza poverissima può permettersi». Chi mi risponde così è Giorgio Cinti, giovane amministratore unico della Ingrande Advertising, con sede a Roma e a Milano, e cofondatore dell'Agat, insieme all'altrettanto giovane Giulio Filippini dell' Arp-Allestimenti e realizzazioni pubblicitarie la cui azienda familiare nasce a Roma nel 1949. Ma torniamo agli obelischi, e, più precisamente, a quello di Trinità dei Monti. Ho visto l'elegante cartellone che lo ricopre: una figura femminile distesa su un prato, una bicicletta (attenzione ecologica), e lo slogan: «C'è più spazio per i tuoi desideri». Sotto quella piacevole figura, la scritta "Prestiti strettamente personali". E Giorgio Cinti mi spiega la complessità dell'operazione restauro. La pubblicità che non può restare affissa per più di sei mesi - servirà a pagare intanto "il cantiere di studio", che viceversa durerà otto mesi, ed è stato affidato alla Master Piece e alla Diana Costruzioni, con l'approvazione concorde, mi dicono, di tutte le Soprintendenze interessate. L'obelisco che sigilla splendidamente sia la scalinata del De Sanctis, sia l'ascesa verso Trinità dei Monti da via Sistina, é detto Sallustiano, perché ritrovato negli Orti Sallustiani, e identificato come copia romana imperiale degli obelischi egizi di Seti e Radames il Grande. «Ma quell'altra pubblicità che c'era prima, quella con Umha Thurmann che fece tanto scandalo? » I tre giovanotti si divertono, rievocando le lamentele del Vaticano - a causa della scritta "Miracle", sotto la star - «Come se i miracoli li facesse lei!» - e comunque Cinti puntualizza: «Abbiamo espulso subito il creativo responsabile » Altra espulsione, quella dello scandalo "Codici da Vinci": la pubblicità del film sulla facciata di San Giuseppe Colasanzio, a piazza San Pantaleo. «Ma il parroco era contentissimo che quel film blasfemo servisse a pagare i restauri della sua chiesa». Ad ogni modo, la grossa novità che scopro è che l'Agat finanzia al 100 anche il restauro di immobili privati. «Se ci fa caso - mi dice Giulio Filippini - fino al 1997 i palazzi di Piazza di Spagna non avevano avuto grandi restauri. Si potrebbe obiettare che chi è proprietario a Piazza di Spagna non ha problemi di soldi. Invece da quando siamo entrati noi, dal settembre del 2001, i condomini privati sono stati tutti restaurati. Noi tendiamo ad assicurare, con il contributo della pubblicità, il decoro architettonico del centro storico». Vado a vedere l'ultimo restauro, terminato il 15 luglio. Una palazzina rosa dall'apparenza modesta, un portoncino dalla cornice in travertino, lo storico negozio di guanti di Sermoneta, e una modesta lapide: «In questo luogo il 4 dicembre 1943 cadeva ucciso dal nemico nazista Mario Fioretti, che amava gli oppressi e anelava la libertà. Partito Socialista Italiano».