MÜLLER DIFENDE LA SCELTA DEI TANTI FILM STRANIERI Venezia. Al Festival manca ancora un mese, ma le prime polemiche non tardano ad arrivare. Il solito caldo estivo infuoca gli animi e molti, unicamente per il gusto di fare i bastian contrari, sputano i primi veleni. Che Venezia sia sinonimo di querelle non è una novità. Anche il filmato di apertura alla presentazione del 26 luglio conteneva, insieme alla nostalgica dose di attimi indimenticabili, le tante critiche che nelle edizioni passate hanno cercato di intaccare il colosso lagunare. Niente di nuovo dunque. E così ecco le prime frecciate. Troppi i film americani e inglesi, tuona qualcuno. Ma lo squilibio a favore della cinematografia americana dovrebbe indurre a riflettere sul metodo di giudizio, incentrato non sulla ricerca di equilibrio a tutti i costi bensì sulla qualità a tutto tondo. Che poi l'obiettivo venga raggiunto, questa è un'altra storia e per giudicare - ma se ce ne sarà motivo anche per criticare - bisognerà aspettare ancora un mese. Se i film anglosassoni meritano la kermesse è giusto che abbiano la loro folta rappresentanza. «Sono le cinematografie che più ci hanno colpito per la capacità di rinnovarsi» spiega il direttore Marco Müller. Risposta semplice a una domanda banale. Qualcuno addirittura lamenta la presenza di tanti grandi capace di oscurare i giovani italiani in concorso a cui toccherà la sorte degli sconosciuti invitati per caso a un pranzo di gala. Al contrario, la presenza dei big stranieri dimostra la risonanza mondiale del Festival ed è motivo di elogio più che di polemica. Come la presenza di tre giovani talenti che accende la speranza sul nostro cinema futuro. Sono pochi? Alcuni film papabili non erano pronti al momento della selezione e fuori concorso gli omaggi all'Italia non mancano. E non solo quelli, le novità sono tante e variagate. Müller assicura ulteriori sorprese e noi, prima di giudicare, aspettiamo di avere gli strumenti per farlo.