Inchiesta -viaggio di Repubblica sullaccoglienza in Liguria: i luoghi darte e i percorsi storico-panoramici1 Dal Ducale a via Garibaldi, spaesati e anche dirottati Lofferta è degna di una vera città darte. Laccoglienza decisamente meno. Al punto che se ti presenti al Ducale per visitare quello che dovrebbe essere ledificio simbolo della città, ti senti rispondere che non il caso di perdere altro tempo da quelle parti e ti conviene puntare sul Porto Antico, magari con un bel gelato in mano. Accade anche questo a due cronisti a spasso per il centro come due turisti qualsiasi, alle prese con sorprese e delusioni. Con gazebo che danno informazioni a singhiozzo, personaggi spesso scorbutici, luoghi darte come i palazzi di via Garibaldi che devono affidare la loro promozione soltanto al buon cuore di un portiere gentile quanto colto. E che dire dei battelli dellExpò, con frequenze da terno al lotto o del Bigo che mostra, incurante della coda che si sta formando, il cartello: "torno subito"? E il viaggio dei turisti-cronisti non finisce qui. --------------------- Dal Ducale a via Garibaldi, dal Bigo ai Rolli, uno slalom fra informazioni inesistenti e portoni inesorabilmente chiusi "Qui non cè niente da vedere" Due turisti allo sbaraglio in una città che nasconde i suoi tesori Un laconico cartello alla biglietteria dellascensore sul porto: "Torno subito" Il palazzo è una meraviglia, peccato che sia visitabile solo il 4 agosto ----------------------------- «Eventi culturali a Genova? Lasciate perdere... Sapete cosa vi conviene? Andate allAcquario, che è bello, vi prendete un gelatino, un po di sole, e passate una piacevole giornata». Non si tratta del tormentone dellestate dei comici di Colorado Cafè. Ma del consiglio di un addetto alla sicurezza di Palazzo Ducale a due cronisti di Repubblica che si sono finti una coppia di turisti appena approdati sotto la Lanterna, per testare laccoglienza della città. Unaccoglienza tuttaltro che calorosa. Il risultato dellinchiesta? Viene in mente la celebre battuta di Enrique Balbontin sulla rusticità dellospitalità ligure: la torta di riso è proprio finita. Alla biglietteria del Palazzo simbolo della cultura genovese laddetta, alla richiesta di informazioni, taglia corto: «Il Palazzo non si visita, le sale sono chiuse». Come chiuse? «Vengono aperte solo per convegni, o mostre». Allingresso, però, un manifesto recita: "Parole degli occhi, mostra fotografica di Giorgio Bergami". «Sì, al pomeriggio è aperta dalle 16 alle 19», spiega stancamente la donna, «ma oggi no, cè una festa del fotografo». Alla nostra sempre più incalzante richiesta di notizie sullesposizione, la bigliettaia sospira: «Mah, ci sono solo dei segnalibri, non abbiamo cartoline né depliant». Ma come? E tutta la promozione turistica della città? «Chiacchiere», interviene luomo della sicurezza con un lampo di ironia negli occhi scuri, «pensate che prima è passata una signora, era andata a vedere la cattedrale ed era chiusa, poi il teatro ed era chiuso... lasciate stare». Perplessi per quello che avrebbe lambizione di essere il "Beaubourg" genovese, non ci resta che seguire il "consiglio" e dirigerci al Porto Antico. La Bolla di Renzo Piano scintilla sospesa sul mare, le barche riposano come gusci di noce, la passeggiata brulica di gente, che si affolla alla biglietteria dellAcquario. Laddetta, sulla quarantina, taglia corto con risposte secche, ma chiare. Molto meno esaustivo luomo sulla banchina, capelli brizzolati e occhiali a specchio, alla partenza dei battelli. Senza una parola, ci porge il depliant: «Qui cè tutto, comunque il prossimo tour parte alle 14. Non ci sono orari fissi, dipende da quando si riempie». E se alle 14 si è solo in cinque o sei? Luomo allarga le braccia, da dietro gli occhiali scuri: «Eh, si aspetta!». Per ingannare unattesa che si prospetta alquanto incerta, delusi facciamo un salto al Bigo. Dove una voce registrata invita: «Sali sullascensore panoramico e scopri Genova dallalto». Ma per dieci minuti buoni lunica cosa da scoprire è un cartello, alla biglietteria, con la scritta "Torno subito". Mentre la coda si allunga. Trafelato, laddetto, alla richiesta di biglietto cumulativo per gruppi, risponde: «Chiedete allAcquario». Ormai disorientati, ci infiliamo dentro la libreria Porto Antico Libri, dove sono in bella mostra, al banco, depliant colorati. «Ci sa consigliare un albergo da queste parti?», pungoliamo. La titolare fa spallucce: «Io sono di Genova, quindi hotel non ne conosco. E poi non sono un punto informativo». E questi depliant? «Mah, teniamo i foglietti se qualcuno vuole saper cosa cè in giro». LInfopoint dei Magazzini del Cotone ci appare allora come un miraggio. Ma lillusione di essere accolti e orientati viene spazzata via in un attimo dallo sguardo gelido della signorina, che mostra una mappa: «Ci sono tre percorsi, arancione, verde e blu», spiega secca. E le mostre, i musei? «È tutto scritto qua», dice sbattendo un depliant arancione. E per i trasporti? «Ecco», e ci dà un libretto. Quindi, questo è tutto, questa è Genova? «Sì, è tutto», conclude con un sorriso stereotipato. Dopo un pranzo nei vicoli, al riparo dal sole cocente, i turisti "non per caso" si dirigono al chiosco Genova Informa di piazza Matteotti. Dallaltra parte del banco una signorina, finalmente garbata, ci illustra quello che rimane da vedere in città. «Vi consiglio di andare a visitare i palazzi dei Rolli - dice - dallo scorso 13 luglio sono patrimonio dellUnesco». Con tanto di mappa aperta sul bancone, la signorina indica la strada e spiega: «Al tempo dellantica Repubblica erano la dimora delle famiglie nobili. Di questi ottanta palazzi, tre: il Rosso, il Bianco e Tursi sono anche musei». Nonostante una buona ventina di minuti di domande e risposte, ci saluta sorridendo con un «buona permanenza a Genova». Le diamo retta. Destinazione: via Garibaldi. Il Palazzo Lomellino è il primo della serie. Colpiti dalla bellezza del ninfeo che si incontra appena superato lingresso, sulla sinistra vediamo un banco e un foglio con un numero di telefono e la scritta: «La prossima visita sarà il 4 agosto». E nessuno, intorno, a cui chiedere maggiori dettagli. Resta solo da affidarsi al buon cuore di una affabile signora che lavora in un ufficio del palazzo. Vedendoci smarriti, infatti, ci viene in aiuto. «I piani si possono visitare solo una volta al mese». Davanti alla nostra delusione, aggiunge: «Ma se ripassate domani vi faccio vedere linterno del mio ufficio». Confortati in parte, la tappa successiva è il Palazzo Rosso. Ben due addetti, un uomo e una donna, ad accoglierci allingresso. Avidi di dettagliate informazioni, proprio come due sedicenti turisti, chiediamo: «Cosa cè di interessante da vedere?». Luomo appare spiazzato: «Cè un po di tutto... « e con lo sguardo chiede aiuto alla collega che aggiunge: «Sì, qualche moneta, quadri, il violino di Paganini». Ma quando incalziamo sul costo dei biglietti, orari e possibili riduzioni, gli addetti quasi in coro ci spediscono alla libreria di fronte, «che sicuramente saprà dare risposte più dettagliate». Un po sconfortati, attraversiamo via Garibaldi. E finalmente, ad accoglierci ci sono due graziose signorine. «Come posso aiutarvi?» chiede una delle due. Rivolgiamo le stesse domande, e laccoglienza si riscatta. Le vaghe monete diventano «la celebre collezione ufficiale della Repubblica di Genova», i quadri «dipinti di artisti italiani e genovesi come Guido Reni, Guercino, Veronese e De Ferrari» e il violino «il Guarneri del Gesù, cimelio di fama internazionale». La visita dei Rolli si conclude a Palazzo Campanella. Anche questa struttura è privata. Lunico modo per ammirare gli splendidi soffitti è entrare nellesclusivo negozio di liste nozze Via Garibaldi 12. Prima di fare le scale, chiediamo informazioni a un signore seduto in una stanza ricavata nellatrio. Luomo, dallinconfondibile accento genovese, è un fiume in piena: racconta tutta la storia dei Rolli, a ritroso fino al 1500, e consiglia cosa merita di più in città. Una guida accogliente? No, semplicemente il portiere del Palazzo. Un Palazzo in una strada da "re", almeno per lui.