Per difenderci dal caldo dovremmo recuperare le tecniche costruttive delle case rurali disseminate nelle nostre campagne Questa torrida estate sembra mostrare i foschi presagi delle insostenibili politiche industriali che potrebbero profilarsi, oscuri, sui nostri orizzonti. Gli scriteriati comportamenti dei decenni passati sembrano esserne le nefaste cause. Le città, nel loro ruolo di strumenti del consumo di risorse non solo locali, continuano, ancora, ad essere sistemi della dissipazione, del degrado di energie non rinnovabili. Le merci inutili, impacchettate dentro le plastiche colorate, si addensano, fitte, per configurare il nostro apparente benessere. Nella campagna, dovè lulivo secolare, si distruggono, ancora, gli antichi poderi, si polverizzano le bianche pietre, i vecchi muri, le mirabili volte. Le inutili strade, larghe come autostrade primarie, fatte solo per unire due piccole contrade, modificando i delicati territori, cancellano il ricordo del sinuoso viottolo, mentre i pozzi di petrolio davanti ai campanili di Noto, in Sicilia come nelle valli della Basilicata, mutano lequilibrio degli antichi luoghi. Immaginare uno sviluppo sostenibile dovrà essere una condizione essenziale per mantenere intatto il nostro reale benessere. Sarà indispensabile comprendere che le azioni umane incidono, in una certa misura, sul sistema naturale che ammette la trasformabilità dellenergia disponibile, in un processo di perenne contiguità tra le sue diverse forme: allo svanire di unenergia in uno specifico aspetto se ne determina contemporaneamente unaltra, variata, trasformata, degradata, in una misura proporzionale alla quantità della prima, secondo il principio dequivalenza e dell indistruttibilità e conservazione dellenergia. Comprendere che ogni moto meccanico consumato, in ossequio al primo principio della termodinamica, è in rapporto costante con la quantità di energia calore prodotta. Così comesiste, allinterno di un ciclo termico, secondo principio della termodinamica, un rapporto costante tra la quantità di calore che si trasforma in lavoro, il moto delle nostre insostenibili attività industriali ad esempio, oppure unautomobile che si muove alla vana ricerca di un parcheggio, e la quantità complessiva di calore ceduta alla sorgente più fredda, ovvero al nostro ambiente. Il nostro futuro possibile è da ricercare nello scrigno degli antichi saperi che fluttuano, privati del loro ruolo, nelloblio nebuloso della memoria; è riposto, ad esempio, nel raffinato sistema naturale di ventilazione e raffrescamento degli ambienti del Palazzo della Zisa a Palermo, oppure nei delicati equilibri bioclimatici delle antiche masserie della Puglia. Le sapienti tecnologie contemporanee dovranno, presto, essere coniugate con lantica arte. Gli architetti dovrebbero guardare ai luoghi, carpirne i significati, ritrovare le loro dimenticate ragioni. Muti dovrebbero ascoltare il suono delle foglie degli alberi, quando esse si muovono, leggere, con il soffio del vento. Dovrebbero stravaccarsi sotto il secolare carrubo per godere della sua ombra, cercando di capire che questa non è uguale a quella che si genera da una pensilina di calcestruzzo. Dovrebbero studiare le differenze dei sistemi naturali, degli atavici territori, operando in modo da lasciare immutato il loro apparente complesso disordine che ci racconta, mestamente, il senso profondo delle cose che ci circondano, la storia degli uomini. architetto
ARCHITETTURA - Quei segreti custoditi nelle masserie pugliesi
La torrida estate sembra mostrare i presagi delle insostenibili politiche industriali. Le città continuano a essere sistemi di dissipazione di energie non rinnovabili. Le merci inutili si addensano, mentre la campagna si distrugge con gli antichi poderi e le bianche pietre. Le inutili strade larghe come autostrade cancellano il ricordo del sinuoso viottolo. Immaginare uno sviluppo sostenibile è essenziale per mantenere il benessere reale. È necessario comprendere che le azioni umane incidono sul sistema naturale e che ogni moto meccanico consumato è in rapporto costante con la quantità di energia calore prodotta.
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