La sala si affaccia sulla Madison avenue, a Manhattan, le pesanti tende di damasco rosso tirate sul pomeriggio assolato. Gli uomini seduti intorno al tavolo antico hanno occhi solo per due pagine miniate. Non sono visitatori qualsiasi, ma alcuni fra i più importanti collezionisti del mondo di manoscritti, incunaboli, di prime edizioni introvabili. «Tipi capaci di dare l'anima in cambio di un pezzo raro» come scrisse Arturo Perez-Reverte nel suo Il Club Dumas. Sono gli amici della Parker Library, la più importante biblioteca di testi medioevali inglesi, all'interno del Corpus Christi, l'antico college dell'Università di Cambridge. Una volta all'anno si riuniscono e quest'anno l'appuntamento è alla Morgan Library di New York, la prima collezione privata al mondo di libri antichi. «Siamo un piccolo gruppo. E tale vogliamo restare» spiega Christopher de Hamel, bibliotecario, creatore dei «friends». Uno dei massimi esperti della materia, dal 1975 responsabile da Sotheby's della sezione manoscritti. «Il collezionista di libri antichi vive la sua passione nel segreto assoluto. Non ha nulla a che fare con chi compra un quadro per esibirlo, ama la discrezione, il non apparire». Un'ossessione che comporta riti e cerimoniali ottocenteschi. Niente fiere né vernissage. Il massimo della mondanità si consuma in incontri come questo e in una cena alle 19-30 in punto in un club esclusivo ma non pretenzioso come il Knicker-bocker di New York. Uno svizzero, un francese, un solo italiano, inglesi e americani, in qualche caso accompagnati dalle mogli. In tutto 11 amici che vogliono in grande maggioranza mantenere l'anonimato. «Ognuno di loro paga una quota annua di 5 mila sterline per far parte di questa élite potente e silenziosa». Il presidente è lord Egremont, collezionista e poeta, nel cui castello amava rifugiarsi il pittore William Turner. Fino a vent'anni fa i manoscritti e i libri rari competevano per prezzi con le grandi opere d'arte. «Nel 1983 un Gospel Book, del XII secolo, fu venduto all'asta da Sotheby's per 8 milioni di sterline» racconta de Hamel. E fu l'oggetto più caro battuto a un'asta in quell'anno. Ogni collezionista, di norma, segue una sua strada. Come Larry Schoenberg, che vive in Florida e iniziò il suo business con i computer trent'anni fa. Oggi ha un'importante collezione di libri scientifici: dall'astronomia all'astrologia, compreso un prezioso commentario di Boezio su Aristotele, del Nono secolo. Gifford Combs, finanziere quarantenne di Los Angeles, una rarità fra i collezionisti di solito un po' «agés», raccoglie testi greci e del primo periodo romano. La Morgan Library di New York è la più importante collezione privata, aperta al pubblico, al mondo. Fu creata nella seconda metà dell'Ottocento da Pierpont Morgan, banchiere e smodato collezionista di ogni tipo di rarità, dai disegni di Rembrandt agli spartiti di Ludwig van Beethoven. Ma la sua passione erano i libri. La tradizione continuò con il figlio Jack, che costruì la Morgan Library nel 1924, e con i successivi direttori. Fino a oggi. Tutto religiosamente conservato al 225 della Madison angolo con la 36esima, dove Renzo Piano ha realizzato, senza toccare l'edificio originario, un ampliamento nel suo stile moderno e rigoroso. Ai collezionisti vengono mostrate due pagine della Bibbia di Winchester che sembrano un tappeto dipinto: Morgan li acquistò da Leo Olschki, antiquario fiorentino con libreria a lungarno degli Acciaioli. Di quella contrattazione, avvenuta nel 1912, un anno prima di morire a Roma, resta ancora una ricevuta per 140 mila franchi francesi. Nella biblioteca i libri arrivano fino al soffitto decorato con i segni zodiacali. Su uno scaffale sono in vista le prime quattro edizioni delle Opere di William Shakespeare. Solo quello scaffale vale decine di milioni. Queste edizioni di Shakespeare, un libro per i profani in apparenza poco affascinante, nessuna illustrazione, scrittura in colonna, caratteri piccoli, fa parte del novero ridottissimo dei libri più ricercati del pianeta. Solo la prima edizione del 1623, un mese fa all'asta a Londra, è stata battuta per 4 milioni di euro. Tra i libri fantastici anche le prime edizioni dei Racconti di Canterbury di Geoffrey Chaucer, del Don Chisciotte di Miguel de Cervantes e della Divina Commedia di Dante Alighieri (1472-76), che tuttavia, rispetto agli altri testi in inglese, ha un mercato più ristretto e una quotazione meno alta (2 milioni di euro). I collezionisti di libri antichi in Italia sono 3 mila. Molti a Torino. Umberto Eco è cliente affezionato di Umberto Pregliasco, storico libraio della città, che gli ha venduto una prima edizione in italiano del De Architectura di Vitruvio. Torinese era anche il grande collezionista Sion Segre Amar, alla cui morte, qualche anno fa, i manoscritti raccolti in anni di ricerche furono depositati alla Biblioteca universitaria di Ginevra. A conoscenza di molti segreti degli appassionati italiani era Carlo Alberto Chiesa, mercante milanese dal mirabile studio in via Bigli. Da lui andavano l'imprenditore dell'acciaio Alberto Falck e l'avvocato Ariberto Mignoli, grande amico di Enrico Cuccia e Bruno Visentini, la cui preziosa selezione di libri umanisti e giuridici era celebre tra gli adepti. Pare che volesse acquistarla un altro grande collezionista italiano, Marcello Dell'Utri, la cui biblioteca di via Senato a Milano è forse la più importante tra le private italiane aperte al pubblico. La sua specializzazione sono le grandi utopie: da Thomas Moore a Tommaso Campanella. Dicono i bene informati che ormai solo una prima edizione di Utopia, libro rarissimo, valutato sui 300 mila euro, potrebbe gratificarlo. Ma il mercato risponde anche a chi ha mezzi minori. Con 30 mila euro si può avere una lettera autografa di Giacomo Leopardi. E dell'Ottocento italiano è l'unico che resiste. Lontani dal milione di dollari per On the road di Jack Kerouac, venduto all'asta nel 2001. Modesta consolazione nazionale: in Francia l'ultima moda, racconta Cristiano Collari, responsabile del settore per Christie's a Milano, «sono i poeti italiani del Novecento come Umberto Saba e Giuseppe Ungaretti, il cui Porto Sepolto del 1916, un piccolo volume in 80 esemplari che il poeta regalava agli amici, è valutato oggi 38 mila euro». Racconta William Wyer, libraio newyorkese, ospite alla cena al Knickerbocker: «Il pubblico è cambiato. L'acquisto dei libri è diventato una speculazione e non più una caccia al tesoro. I prezzi sono aumentati. Il libro raro è un nuovo bene rifugio, facile da trasportare e da rivendere dall'altra parte del mondo». A far salire i prezzi a fine anni Novanta, per esempio, bastò il magnate svedese dei pasti in aereo, che si mise in testa di mettere insieme tutti gli incunaboli sul mercato. Ne comprò, in due anni, più di 1.000, facendo salire i prezzi. Per fermare la sua ingordigia ci vollero 1' 11 settembre e la crisi delle linee aeree. Perez-Reverte nel suo romanzo dedicato a questa setta sui generis scongiurava l'eventualità che i giapponesi si stufassero di Vincent Van Gogh e Pablo Picasso e si buttassero sui libri antichi: «Dio ci scampi da una simile eventualità». Ma a comprare l'ultimo esemplare in circolazione della Bibbia di Johann Gutenberg fu appunto un giapponese nell'87 per circa 8 miliardi. Nella pace della Morgan Library riposano ben tre esemplari, primato mondiale. Da un passaggio segreto si sale ancora fino agli scaffali più in alto. E viene in mente la Biblioteca di Babele di Jorge Luis Borges: «Di qui passa la scala spirale, che s inabissa e s'innalza nel remoto».
Panorama
27 Luglio 2007
✓ Entità verificate
Sulle tracce della setta dei libri antichi
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Terry Marocco
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