Erano mille, o quasi. Giovani e forti, senz'altro. Sono ancora vivi, ma talvolta un po' annoiati. Imprigionati in una sigla, Atm, che vuoi dire «Assistente tecnico museale». Da quattro anni stanno lì, nei musei statali, due tre giorni la settimana. Hanno vinto un concorso, istituito nel marzo 1999, dal ministero dei Beni culturali (allora retto dai Ds). I mille posti a disposizione non sono mai stati vinti tutti. Gli Atm sono stati al massimo 756 e attualmente sono 709. Qualcuno negli anni ha rinunciato. Guadagnano uno stipendio né sufficiente a mantenerli né abbastanza basso da ferii rinunciare. Inizialmente era di 7-800 mila lire per due giorni di lavoro, sabato e domenica. Attualmente è di circa 600 euro per tre giorni. L'idea era questa: immettere nel sistema dei musei statali italiani un migliaio di laureatilaureandi in Storia dell'arte e discipline affini (restauro e conservazione, per esempio). Questi giovani, più che semplici custodi avrebbero, anzi hanno, facoltà di guidare i visitatori tra le opere d'arte. Peccato però che nessuno lo sappia. Li abbiamo incontrati in alcuni dei principali musei italiani e abbiamo ascoltato le loro storie. Che sono storie di precariato e provvisorietà, uno spiraglio su una condizione giovanile ormai largamente diffusa in Italia, ma non solo: quella dell'intellettuale sovracculturato, ma sottoccupato. Prendiamo, per esempio, il Palazzo Ducale di Urbino, già residenza nel Quattrocento di Federico e Guidubaldo da Montefeltro, oggi pinacoteca dove si ammirano, tra l'altro, due capolavori di Piero della Prancesca (tra cui La flagellozione} e uno di Raffaello Sanzio (che a Urbino era nato) . Gli stranieri si aggirano per le sale a bocca spalancata, o con il naso in una guida cartacea o con le orecchie rivolte alle spiegazioni del cicerone fornito dall'agenzia turistica. Ma nessuno di loro sa che ci sono una dozzina di Assistenti museali, cioè di ragazzi pronti e qualificati ad assisterlo, magari anche nella sua lingua. Non lo sa anche perché i custodi assunti in pianta stabile, e le guide a pagamento, non gradiscono molto che la cosa si sappia. Questo ci viene confidato da una persona di cui non possiamo fare il nome perché ci ha detto che teme ritorsioni. Chi parla volentieri sono invece gli Atm impiegati alla Galleria nazionale di Perugia. Massimo Casagrande, 33 anni, Atm da quattro, racconta che da quando la galleria è stata riaperta, nel 2002, lui e i suoi colleghi (attualmente sono ]5) hanno collaborato attivamente con la Soprintendente, Vittoria Garibaldi, e hanno realizzato il percorso di didascalie che ciascun visitatore può leggere nelle oltre trenta sale del museo. «La nostra non è una vita facile, e non guadagniamo molto», dice Marta Pierini, 35 anni, che abita a Gubbio e lavora anche al Palazzo dei Consoli di quella città, di cui sa praticamente tutto, «E poi è una vergogna che quando si tratta dei Beni culturali, i soldi non si trovino mai. Non sarà perché la cultura porta pochi voti alle elezioni?» È una buona domanda. Proviamo a girarla al ministero dei Beni culturali, e la risposta è chiara ma non definitiva: «Il ministro (Giuliano Urbani) ha chiesto che gli assistenti museali vengano assunti con la prossima legge finanziaria». Perciò la loro sorte finirà in questo calderone quantomeno aspro, E tuttavia ogni ministro di buon senso non potrebbe che caldeggiare l'assunzione permanente di questi giovani, anche in considerazione del fatto che nei musei di tutto il mondo occidentale il servizio di vigilanza vero e proprio va sparendo, sostituito dall'alta tecnologia di antifurti e telecamere. Meglio avere a disposizione qualcuno che ti illumini su quanto stai vedendo. Come alla Pinacoteca di Brera, a Milano. Qui gli Atm da 36 che erano in principio, oggi sono rimasti in 24. «Il concorso non era facilissimo, quindi non c'è da stupirsi se non tutti i posti disponibili in origine sono stati coperti», mi spiega Carlo Giuseppe Bassanini, che durante la settimana lavora in uno studio di architettura a Milano. Con due lavori, e rinunciando al relax per tutti i fine settimana della sua vita, Bassanini riesce a sbarcare il lunario. Niente rave party né corse in fuoriserie per lui o per i suoi colleghi che con grande cortesia e competenza ci conducono in una lunga carrellata tra i capolavori del museo, dalle quattrocentesche Madonne di Jacopo Bellini fino alla più recente acquisizione, una Testa di toro di Pablo Picasso, passando naturalmente per il Cristo morto di Andrea Mantegna. Vale la pena pagare i quattro euro d'ingresso solo per stare ad ascoltarli, questi ragazzi. Da quanto apprendiamo in giro, tuttavia, la situazione non è la stessa e non è rosea ovunque. Si hanno voci, al Museo nazionale di Napoli, di un comportamento poco ospitale verso gli Atm da parte di coloro che sono assunti in pianta stabile come custodi. E anche dagli Uffizi di Firenze arriva qualche lamentela. Solo voci, per carità, ma sarebbe un peccato se fossero vere. la competenza, la gentilezza e l'entusiasmo non hanno prezzo e sono Beni culturali tanto quanto le opere d'arte.