Siamo quasi in dirittura di arrivo. A breve, sarà completato l'iter autorizzativo e potrà avere inizio la costruzione del grande "bombolone" di Porto Empedocle. Parlo del rigassifìcatore che dovrebbe essere costruito presso l'ex area industriale. Poco lontano dalla Valle dei Templi, «in una campagna d'olivi saraceni affacciata agli orli di un altipiano d'argille azzurre sul mare africano», come scriveva Luigi Pirandello, che aveva la sua casa natia poco distante. Dovremmo essere contenti. Settanta posti di lavoro in più in una terra assetata di occupazione come quella del porto agrigentino potrebbero rendere soddisfatti tanti. E in effetti tanti lo sono, mentre la maggior parte, come capita spesso da queste parti, è indifferente. Facciamo però un riepilogo dei fatti. L'Italia è un Paese che ha bisogno di non essere dipendente esclusivamente dal gas algerino, tunisino o russo. È estremamente pericoloso, come si è già sperimentato, essere in balia delle scelte della Russia che chiude i suoi tubi quando lo crede opportuno. Perciò servono urgentemente i rigassificatori che dovrebbero localizzarsi in tante parti d'Italia: Livorno, Trieste, Brindisi, Taranto, Rovigo. Due in Sicilia: a Priolo - dove però la popolazione si è da poco espressa contro con una maggioranza quasi bulgara - e Porto Empedocle. Si tratta di grandi bomboloni di gas, alcuni in parte interrati per dieci metri, altri, come quello previsto ad Agrigento, del tutto fuori dalla superficie. Tutti, comunque, con un grande camino che brucerà le scorie di gas emettendo una fiamma perenne. In tali depositi le navi gasiere trasporteranno il gas liquido che con un processo di riscaldamento, effettuato con l'acqua del mare, ritornerà allo stato gassoso per poi essere immesso nei gasdotti. Nessuno li vuole vicino a casa propria. Ma dove andrebbero costruiti in base a un calcolo esclusivamente economico? La risposta l'ha data il responsabile di Nomisma Energia, Davide Tabarelli: vicino ai mercati di consumo. E quindi nel Centro Nord, considerato che la Sicilia importa il 70 del gas italiano e ne consuma una percentuale minima. In realtà vengono localizzati dove l'opposizione della gente è minore. Come a Porto Empedocle. Poco importa se siamo a due passi dalla Valle dei Templi e se i profumi della Kolimbetra (il giardino ingestione al Fai) saranno mischiati alla puzza del gas che brucia. Il messaggio al presidente della Regione, Salvatore Cuffaro, di impedire lo scempio inviato dalla presidente del Fai, Giulia Maria Crespi, è rimasto inascoltato. Quello del rappresentante dell'Unesco, Giovanni Puglisi? Roba da ecologisti privi di senso della realtà. Gli interessi dietro al rigassificatore sono enormi. È vero: se nessuno li vuole, che si fa? A Livorno la proposta era di costruirli a dieci chilometri dalla costa. Ma non è bastato. Lì vi è un'opposizione netta e alcune volte inspiegabile. Noi pensiamo invece che i rigassificatori vadano costruiti, anche in Sicilia. Non però nella Valle dei Templi, che rappresenta una risorsa di sviluppo potenzialmente molto più interessante rispetto ai 70 posti di lavoro del rigassifìcatore e che risulterebbe fortemente penalizzata dal pesante traffico di navi gasiere. Insomma, si ripropone la vecchia logica che impose impianti di chimica pesante sulle spiagge meridionali. Al di fuori di qualsiasi progettualità dello sviluppo di queste aree. Per esempio, proprio in tema di energia e specificamente di energie rinnovabili, campo che potrebbe essere di basilare rilievo per il futuro dell'economia del Sud, non esiste alcuna iniziativa organica che preveda l'attivazione di attività di ricerca avanzata e di filiere produttive, che proporrebbe un Sud moderno e una volta tanto all'avanguardia.