Una notizia in prima sul "Corriere" di ieri ci dice che Pavia ci sono i rom e che il Comune abbatte la fabbrica storica Snia Viscosa. Gian Antonio Stella scrive che uno dei monumenti più affascinanti di archeologia industriale mostra le macerie, poiché demolito dalle ruspe, visto che il sindaco diessino non sapeva più cosa fare per cacciare gli "zingari". E c'è chi dirà: ma mica era il Colosseo! Tuttavia era un rudere degno di rispetto. Il Comune ha inviato le ruspe, si scopre poi nella lettura. Qualcosa è stato buttato giù, ma ecco che la magistratura ha fermato tutto. Urtata il sindaco, Piera Capitelli, che ha detto: "L'ordinanza di demolizione l'ho firmata perché esistono concreti pericoli di crollo negli edifici in cui è nata la bidonville. Come sindaco devo badare all'incolumità dei residenti e l'ex Snia non è sicura. Tra l'altro non vi sono vincoli architettonici imposti dalla sovrintendenza e ogni tentativo di dimostrare il contrario è solo strumentale". Bene, il sindaco avrà pure i suoi problemi. Ma non sono certo d'accordo con lui quelli di Italia Nostra. L'associazione intravede una violazione del Piano regolatore della città. Hanno anche inviato un appello a Rutelli. "E' incomprensibile che il Comune smentisca se stesso e contraddica il Piano Regolatore di Gregotti - ha dichiarato Paolo Ferloni, presidente della sezione pavese di Italia Nostra - E' un'operazione bizantina e noi ci riserviamo di opporci anche in sede legale a questo provvedimento. Chiederemo anche alla sovrintendenza di porre il vincolo storico sull'area perché ci sembra giusto che l'importante storia industriale di Pavia abbia le sue testimonianze architettoniche. Già qualche anno fa - ricorda Ferloni - quando sono stati abbattuti gli altri capannoni, è stato perduto altro materiale storico importante e l'archivio dell'azienda tessile". Italia Nostra mette in chiaro anche che l'intera operazione è un abile "depistaggio" messo in atto dalla Giunta. L'abbattimento dei capannoni rimasti e dell'importante Centrale Termica viene giustificato con la necessità dello sgombero dei 200 rom che nel corso degli anni si sono installati nell'area. Secondo Italia Nostra e altri cittadini, le intenzioni della proprietà e del Comune sono chiare fin dal settembre 2005, tre mesi dopo l'insediamento della Giunta Capitelli. Vorrebbero distruggere il monumento, far lievitare la rendita fondiaria e utilizzare una parte dell'area per costruire un centro commerciale, camuffato dal frazionamento. Per risolvere l'intoppo dei vincoli si è quindi evocato il pericolo di crolli per potere avere mano libera per l'abbattimento. I proprietari dell'area ex-SniaViscosa, pari a circa 170 mila metri quadrati, sono più d'uno: fra costoro anche nomi assai noti. Insomma, la cosa non parrebbe tanto lineare come sembra.
Pavia: il comune deciso ad abbattere fabbrica storica
Il Comune di Pavia ha abbattuto la fabbrica storica Snia Viscosa, un monumento di archeologia industriale. La demolizione è stata fermata dalla magistratura dopo che il sindaco Piera Capitelli ha detto che esistevano pericoli di crollo negli edifici. Tuttavia, Italia Nostra ha affermato che la demolizione è stata un "depistaggio" e che il Comune ha voluto distruggere il monumento per far lievitare la rendita fondiaria e costruire un centro commerciale. La sovrintendenza ha anche espresso la necessità di porre il vincolo storico sull'area. La questione è ancora aperta e Italia Nostra ha inviato un appello a Rutelli.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo