In vista del valzer di nomine al Ministero, annunciato per agosto, uno stuolo di studiosi e colleghi si mobilita Archeologi in fermento. Tra raccolte di firme, appelli e sollecitazioni dei media. Un valzer di nomine è alle porte nel mondo dei Beni culturali, sotto il cado di agosto, il primo per l'esattezza. Un giro di posti di comando. E gli auspici non sembrano essere dei migliori. L'ultimo grido di allarme, in ordine di tempo, è stato lanciato da una nutrita schiera di studiosi ed esperti. Preocupatissimi per il destino cui va incontro una poltrona strategica, quella della Direzione Generale per i Beni Archeologici. Su cui siede Anna Maria Reggiani. La sua opera, in questi ultimi anni, è stata decisamente apprezzata dagli addetti ai lavori che ci tengono a sottolinearne, si legge in un appello indirizzato al ministro Francesco Rutelli, «l'attività e l'equilibrio», che hanno consentito di superare «una storica quanto perniciosa dicotomia», con «una politica di grande apertura nei confronti del'Università, stimolando anche il concorso degli Enti locali e il coinvolgimento di privati in progetti di ampio respiro e di cui si cominciano a raccogliere i frutti». La minaccia di un piccolo terremoto è racchiusa in una circolare, la numero 169 con la data del 12 luglio scorso, in cui il direttore generale Alfredo Giacomazzi fa sapere che appunto dal primo di agosto per molti dirigenti arriverà il tempo di cambiare aria. Una lettera che ha colto molti di sorpresa, soprattutto per i tempi di invio. Salteranno gli incarichi di direttore generale per gli affari generali, bilancio, risorse umane e formazione, ricoperto dallo stesso Giacomazzi, e per l'archeologia, che riguarda appunto Anna Maria Reggiani. Mentre in tutta Italia si assisterà a una serie di avvicendamenti di direttori regionali per i beni culturali e paesaggistici. E inoltre gli archeologi perderanno, e questo non li fa di certo gioire, l'unico loro rappresentante nei rapporti tra soprintendenze, enti locali e Regione, nella persona di De Caro. L'appello reca numerose firme raccolte in tutta Italia. Da Andrea Carandini e Adriano La Regina a Roma a Stefania Quilici Gigli a Napoli, a Sandro De Maria a Bologna e Monika Verzar a Trieste. E tutti si augurano che il ministro arrivi ad una scelta che «assicuri continuità ai progetti e ai metodi adottati e garantisca competenza ad un settore che merita molta attenzione e che non può tollerare cedimenti sul fronte della tutela e della valorizzazione ».