Botta e risposta a distanza tra Italia Nostra e Soprintendenza archeologica del Comune di Roma (Sar). Al centro del contendere l'ormai arcinota vicenda del parcheggio del Pincio. Ecco i fatti. Circa una settimana fa Italia Nostra, associazione che si dedica alla difesa del patrimonio ambientale e artistico italiano, indice una conferenza stampa. All'ordine del giorno, tra i temi trattati dal presidente, Carlo Ripa di Meana, l'affair Pincio. Ripa di Meana accusa senza mezzi termini il Comune e la Soprintendenza di omesso controllo e porta il caso negli uffici della Procura. Passano i giorni nel silenzio fino a che ieri la Soprintendenza, attraverso il sovrintendente Angelo Bottini, decide di replicare con un documento alle accuse mosse da Italia Nostra. Sette punti in cui Bottini racconta la sua versione dei fatti. I ricordi tornano indietro al 30 giugno 2003, quando la Sta inviò alla Soprintendenza una nota con la richiesta della creazione di un parcheggio multipiano. Richiesta alla quale la Soprintendenza rispose segnalando l'«area di altissimo interesse archeologico» e precisando che il nulla osta al parcheggio poteva essere dato «solo a "scavo completo" di tutta l'area interessata». Dopo l'effettuazione di otto carotaggi la Sar, «confermando gli elevatissimi rischi archeologici», chiese che fossero effettuate una serie di trincee preliminari. Tra il 10 agosto e il 7 ottobre 2004 cominciano gli scavi. Sondaggi che coprono solo 15 della superficie interessata dal progetto e in base ai quali la Sar deduce che una parte dell'area «mostrava banchi di tufo», una «seconda zona era interessata solo da opere idrauliche». Mentre i resti archeologici si concentravano in un'area determinata del piazzale. Il 10 ottobre la Sar rilascia il parere preliminare in cui, «nel ribadire l'importanza archeologica dell'area, rilevava che lo scavo non aveva fino ad allora evidenziato situazioni archeologiche tali da essere ostative alla fattibilità dell'opera». Non solo la Sar specifica che «si era scavato solo 15 dell'area e che pertanto il nulla osta sarebbe stato solo ad ampliamento degli scavi». Proprio sul nulla osta si fissa il disappunto di Italia Nostra. Secondo la consigliera nazionale, Mirella Belvisi, la soprintendenza, proprio in virtù di questa parziale analisi non avrebbe dovuto dare parere favorevole. «Non si capisce perché aspettano che si trovino importanti reperti - che noi sappiamo essere lì - prima di bloccare i lavori. È un via libera incomprensibile che non rispetta ciò che chiedevano nella prima relazione dell'ottobre 2003. Vale a dire un nulla osta del parcheggio solo a scavo completato. Tra qualche anno staremo a vedere chi acquisterà i posti macchina se i poveri residenti o se, invece, negozianti e albergatori».
Box auto sotto il Pincio. Il Comune a Italia Nostra: II parcheggio si può fare
L'associazione Italia Nostra ha accusato il Comune e la Soprintendenza archeologica del Comune di Roma di omesso controllo e di aver dato un nulla osta al parcheggio del Pincio senza aver effettuato scavi completi. La Soprintendenza ha risposto con un documento alle accuse, riportando i fatti. Secondo la Soprintendenza, la Sta aveva richiesto la creazione di un parcheggio multipiano, ma la Soprintendenza aveva segnalato l'area di altissimo interesse archeologico e richiesto scavi completi prima di dare il nulla osta.
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