Prima le targhe in plexiglas con il benestare dell'allora ministro ai Beni culturali, ora gli ascensori che deturpano il profilo del monumento con il «sì» del dicastero a guida Rutelli. Con il centrosinistra al governo l'Altare della Patria non ha vita facile L'allarme viene lanciato da An. Il deputato ed ex sottosegretario ai Beni culturali Nicola Borio, che, ricordando lo scempio d'era Melandri, ha presentato un'interrogazione sulla vicenda degli ascensori installati di recente. «Deturpano, uno dei monumenti più significativi della Repubblica», sottolinea Bono che chiede a Rutelli «quali iniziative intenda prendere per verificare le responsabilità nella vicenda e per recuperare l'originaria armonia estetica dell'Altare della Patria». Svettando al di sopra del Vittoriano, fa notare il parlamentare, gli ascensori risultano «un vero e proprio corpo estraneo, in assoluto dispregio del delicato equilibrio architettonico e artistico del monumento, oltreché della sua valenza storica, culturale e simbolica». Secondo Bono, «la cosa che lascia più perplessi è che il progetto sia stato approvato da una commissione di esperti che dovrebbero tutelare e alla [sic] salvaguardare i nostri beni culturali. La commissione, precisa l'esponente di An, «ha scartato un altro progetto che prevedeva, più correttamente, ascensori interni» e «creato un pericoloso precedente» per l'attività di tutela sugli interventi di privati in immobili con valenza culturale. È poi il capogruppo di An al Municipio I di Roma, Federico Mollicone, a sottolineare, oltre a quella estetica, la questione dei costi per usufruire delle strutture. «Il prezzo dei biglietti - rivela - risulta inaccettabile: per una famiglia di 4 persone arriva a essere dì 20 euro; una tariffa che stride con la gratuità dell'ingresso al museo risorgimentale».