Quattrocentoventiquattro anni di primato culturale e linguistico. E adesso, tutto finito? L'Accademia della Crusca, l'indiscusso tempio della linguistica e della filologia italiana, di stanza a Firenze, rischia di chiudere i battenti. Già si parla del distacco della corrente (che non possono più pagare). Tre milioni di euro di debito verso lo Stato, proprietario della Villa di Castello, sede dell'Accademia, fanno paura. Come anche i 25Qmila che occorrono per chiudere le attività del 2007. L'accademia della ricerca, il custode della nostra lingua,è stata costretta a «trasformare» il suo lavoro in una caccia allo sponsor e persino all'8 per mille. Per sopravvivere, come racconta la stessa vice-presidente Nicoletta Maraschio: «Negli ultimi due anni più che fare ricerca cerchiamo di far quadrare i conti per non scomparire. Cerchiamo finanziamenti presso privati, sponsorizzazioni, confidiamo nell'otto per mille che resta comunque una toppa». Ad oggi i finanziamenti di cui gode sono tre: 220mila euro l'anno circa dal Ministero per i Beni culturali, 32mila euro dalla Regione e 17 mila dal Comune di Firenze. A questi bisogna aggiungere i progetti speciali, sostenuti dal Cnr e da privati come l'Ente Cassa di Risparmio di Firenze, l'Associazione amici della Crusca e la Fondazione San Paolo di Torino. Ma non basta. Riscaldamento, portierato, manutenzione, servizi base: ecco dove vanno ad esaurirsi i fondi ordinali. Coprono circa 550mila euro di spese contro il milione, o poco meno, necessario al bilancio. E per la ricerca cosa resta? E per gestire una biblioteca da 121mila volumi e un archivio tanto antico quanto inestimabile? E quanto resta per continuare la digitalizzazazione dell'archivio e la creazione banche dati on-line di tutto il sapere italico? Niente. «Condizioni scoraggianti, cifre largamente insufficienti, incertezza dei tempi e delle modalità di deliberazione ed erogazione degli stessi contributi». Con queste parole, dal Comune di Firenze si alza una voce di allarme. È quella della Commissione cultura che, con una lettera firmata dal presidente Dario Nardella, chiama in causa i senatori e i deputati fiorentini affinchè si facciano carico della grave situazione in cui verte il prestigioso istituto. In Parlamento c'è chi ha annunciato un'interrogazione al ministro Rutelli. È Guglielmo Picchi: «L'Italia non può permettersi di rinunciare al custode del prezioso patrimonio della lingua italiana, è necessario un intervento affinchè sia possibile adempiere agli obblighi che lo status giuridico di ente pubblico impone alla Crusca, dotarla di personale adeguato per le sue attività di studio, ricerca e conservazione e liberarla dal debito». Già, i dipendenti. Sono al minimo storico, anche loro: cinque in tutto. Infatti gran parte del lavoro è mandato avanti da contratti a scadenza trimestrale (quando va bene) e da volontari. Ma la pubblicazione di nuovi studi è stata sospesa, come anche le nuove borse. Ma come si fa a pensare alle borse di studio se non si riescono nemmeno a comprare i libri? Il Presidente del Consiglio Regionale della Toscana, Riccardo Nencini, propone una legge regionale che preveda una dotazione economica permanente in favore di questa istituzione. Proposta di cui è già stata incaricata Ambra Giorni, presidente della commissione cultura regionale, che ha dichiarato di voler mettere insieme un pool di esperti con il presidente dell'Accademia, Francesco Sabatini, per elaborare una proposta. Ma il problema non nasce certo ora. È lo stesso Sabatini a ricordare come «la Crusca incontra grandi difficoltà da tempo, non meraviglia che qualcuno parli di chiusura. Abbiamo problemi per qualsiasi piccola spesa, siamo lì a decidere se non pagare la luce e il portierato».