Dicono che il ministro Francesco Rutelli ora sia molto preoccupato. Ora che il muro del silenzio sullo sfregio degli ascensori in cima all'Altare della Patria s'è crinato. Ora che anche il Consiglio superiore per i Beni culturali e paesaggistici ha preso posizione all'unanimità contro lo sfregio. Ora il ministro teme che la polemica esca dagli argini. Teme cioè - dopo aver patrocinato le inaugurazioni in pompa magna degli ascensori sul Vittoriano - che qualcuno si ponga seriamente il problema del conflitto che si è venuto a creare tra la tendenza ad avere puntati su di lui i riflettori dei media ad ogni costo e la tutela effettiva del patrimonio storico e artistico del Paese. Il caso dell'Altare della Patria del resto è clamoroso: la struttura in cristallo e acciaio di colore verde ramarro costruita come come una gobba sulla cima del sacrario, (per il professor Francesco Arata, della direzione Musei capitolini, richiama le forme di "una pensilina per la fermata di un autobus" o peggio ancora quelle di "un vespasiano di antica memoria") rappresenta un'enormità pari, se non peggiore di quello di Punta Peroni a Bari. Un archimostro quello degli ascensori sul Vittoriano di fronte al quale il Consiglio superiore del ministero domanda finalmente spiegazioni soddisfacenti: su come sia stato possibile realizzarlo, su chi e perché ha consentito una simile operazione all'interno dei Beni culturali. Il gabinetto del ministro Rutelli sembra intenzionato a formare una commissione per indagare sulle "responsabilità" dell'archimostro che grava sul Vittoriano, ben visibile da ogni punto panoramico della capitale Commissione che dovrà anche spiegare perché gli atti e ì provvedimenti relativi alla costruzione della struttura non siano mai stati sottoposti al parere del Comitato tecnico scientifico per i Beni architettonici nonché allo stesso Consiglio superiore Ma le anomalie in questa storia degli ascensori panoramici sull'Altare della Patria sono parecchie A cominciare dal fatto che il progetto approvato e realizzato è opera di una commissione composta tra gli altri dall'architetto Federica Galloni, direttrice dei lavori e sovrintendente di Roma e dal direttore regionale del Lazio Luciano Marchetti che è stato responsabile del procedimento. Figure che per i ruoli che ricoprono avrebbero dovuto impedire o almeno porre dei vincoli allo scempio invece di realizzarlo. Ma le anomalie non finiscono qui: il Vittoriano infatti è l'unico caso in Italia di monumento che invece di essere assegnato al polo museale è assegnato alla direzione regionale. Quando è noto che le direzioni regionali, per evitare evidenti conflitti di interesse con il loro ruolo a controllare e vigilare, non possono svolgere compiti di gestione. In che tempi arriveranno le risposte dai piani alti di Via del Collegio romano? E come si rimedierà allo scempio sul Vittoriano? Verranno rimossi gli ascensori? E come si giustifica la spesa per istallarli di 1 milione di euro?
Vittoriano, commissione per indagare sullo scempio
Il ministro Francesco Rutelli è preoccupato per la polemica sullo sfregio degli ascensori sul Vittoriano, che è stato criticato dal Consiglio superiore per i Beni culturali e paesaggistici. Il progetto degli ascensori è stato approvato e realizzato da una commissione composta da figure che avrebbero dovuto impedire o porre vincoli allo scempio. Il Vittoriano è l'unico caso in Italia di monumento assegnato alla direzione regionale, che non può svolgere compiti di gestione. Il ministro ha annunciato la formazione di una commissione per indagare sulle "responsabilità" dell'archimostro.
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