Ma a lavori quasi finiti la metà degli edifici è ancora da piazzare Nelle prossime ore sarà firmato il contratto: a Campo Tizzoro si trasferiscono l'impresa edile "Cav. Ciatti Remo" e la GM impianti -------------------------------------------------------------------------------- CAMPO TIZZORO. Venduto un altro lotto dell'area ex Sedi di Campo Tizzoro. Nelle prossime ore sarà firmato il contratto d'acquisto. In uno dei capannoni ristrutturati si trasferiranno nel giro di breve tempo l'impresa edile "Cav. Ciatti Remo", di cui è titolare Marco Buonomini (presidente dell'Istanza territoriale della Cna, anch'essa prossima al trasloco nel polo reindustrializzato), e la "GM impianti elettrici". Anche in questo caso, però, si tratta di un cambio di sede di ditte locali desiderose di poter lavorare in spazi maggiori. L'arrivo di una grossa azienda proveniente da fuori della montagna, portatrice di investimenti e di nuovi posti di lavoro, non c'è ancora stato e fino a quando non ci sarà non si potrà certamente parlare di decollo della nuova "cittadella industriale". Un primo ed importante traguardo, comunque, sta per essere raggiunto ed è quello del completamento dei lavori di ristrutturazione a cura del Cii (Centro impresa innovazione), il consorzio pubblico-privato che ha curato dall'inizio il progetto di riutilizzo dell'ex stabilimento, compresa la vendita dei lotti. Un risultato non di poco conto, alla luce delle numerosissime difficoltà incontrate in questi ultimi anni nell'opera di marketing e promozione tra gli imprenditori. A confessarlo è lo stesso direttore del Cii Francesco Baicchi: «Se al posto del nostro consorzio ci fosse stato un privato, i lavori sarebbero proseguiti molto più lentamente. Prima di spendere per la ristrutturazione, il privato si sarebbe coperto preventivamente le spalle incassando con le vendite. Noi, invece, avevamo una missione pubblica ben precisa da portare in fondo, quella della reindustrializzazione completa, e ci stiamo riuscendo, anche grazie a sostanziosi contributi dell'Unione Europea». La realtà, infatti, è proprio questa: l'intervento è quasi finito, comprese le opere di urbanizzazione e quelle relative alla viabilità interna, ma i lotti venduti non arrivano nemmeno alla metà di quelli disponibili. Per la precisione, quelli assegnati sono 12 (per circa 11.500 metri quadrati di superficie coperta), mentre gli edifici ancora da vendere sono pari a circa 15.000 metri quadrati, in tagli da 90 fino a 3.300 metri quadrati. Ma al Cii l'ottimismo non è mai mancato e non manca tuttora. «Abbiamo trattative in corso - ha spiegato il presidente Alfredo Mati - che ci fanno ben sperare. Con aziende fuori della montagna e montane, alcune anche di servizi alle imprese. Ritengo che nel giro di poco tempo sarà possibile piazzare il capannone grande, da oltre tremila metri quadrati, e due lotti più piccoli, uno da mille e uno da cinquecento metri». Elevato il livello qualitativo del recupero urbanistico e architettonico, curato dall'architetto Nedo Ferrari, il cui lavoro ha riscosso applausi e apprezzamenti durante il tour dell'ex Sedi aperto alle autorità. Vi hanno preso parte, tra gli altri, il sindaco di San Marcello Carla Strufaldi, l'assessore Lucia Geri, il rappresentante dello stesso Comune nel Cii Sauro Romagnani e l'assessore provinciale Giovanna Roccella. Insomma, dalla vecchia industria di munizioni è nato un gioiello. Che attende, però, di essere valorizzato come merita. È anche l'opinione del sindaco Strufaldi, che durante la campagna elettorale di pochi mesi fa si era espressa in modo assai critico nei confronti delle modalità con cui veniva portata avanti l'operazione ex Sedi, parlando senza mezzi termini di errori nella gestione. «Vedere i lavori quasi finiti - ha detto il primo cittadino - fa sicuramente un gran bell'effetto, ma non ho cambiato idea su quanto avvenuto in passato. Il rilancio dell'appetibilità dell'area tra gli imprenditori è al centro di un incontro che avrò prossimamente con il Cii. Perché Campo Tizzoro dovrà diventare un polo industriale e tecnologico d'attrazione. Come abbiamo visto, ne ha tutti i presupposti».