«Non sono più disposto a chiedere soldi all'Unione europea per lavori sui siti culturali se poi non so come gestirli». L'affondo polemico è dell'assessore regionale ai Beni culturali Marco Di Lello che, a margine di un convegno di Unioncamere per la presentazione della «ricercAzione» sui modelli ottimali di gestione, non perde occasione per lanciare una stoccata al ministro Francesco Rutelli, colpevole di aver rimandato sine die la vicenda relativa ai siti di interesse regionale. «Stiamo ancora aspettando che il ministero affidi alla Scabec (società mista partecipata dalla Regione Campania) la gestione dei Campi flegrei, della Certosa di Padula e del complesso di Paestum-Velia». Un'attesa che dura da quasi un anno visto che la prima promessa del ministro Rutelli è arrivata a settembre 2006, poi a dicembre dello stesso anno, e da ultimo pochi giorni fa. Grazie ai fondi della vecchia programmazione 2000-2006 (800 milioni di euro) sono stati aperti 44 cantieri in tutta la Campania e 22 solo a Napoli. Per il periodo 2007-2013 sono disponibili altri 1,5 miliardi di euro per la Campania che è anche capofila del marchio Sud Italia, finanziato con risorse interregionali per altri 1,9 miliardi di euro. Ma Di Lello non è più disposto a utilizzare questa ingenti risorse senza un quadro gestionale chiaro. «Non ha senso investire su nuovi siti se poi manca il personale per tenerli aperti - continua - è un controsenso. Noi abbiamo proposto un modello che affida la gestione della ristorazione, della caffetteria e degli altri servizi accessori ai privati. Se non va bene, che ne propongano un altro». E dallo studio, commissionato proprio dalla Regione all'Unioncamere per la gestione dei Pit (Campi flegrei, Paestum Velia e Napoli-centro storico), emerge l'idea di una fondazione partecipata da tutti gli enti proprietari dei beni culturali. «Così si supera il problema del coordinamento tra i diversi enti e la filosofia dei progetti ad hoc», spiega Paolo Stampacchia, docente di Economia allaFederico II e responsabile del gruppo di lavoro. Dello stesso avviso anche Santo Vittorio Romano (Unioncamere Campania) che dice: «Il modello, già sperimentato a Siena, offre una gestione integrata di tutti i siti e ha il vantaggio di garantire continuità gestionale». Ma a Di Lello la fondazione non piace. «Non abbiamo bisogno di altre poltrone e di altri consigli di amministrazione - dice - ma piuttosto di un forte coordinamento tra gli enti e di una regia condivisa che cercheremo di attivare a settembre». E il presidente della Camera di Commercio Gaetano Cola invita a far presto: «Il centro storico di Napoli, con 302 siti culturali, di cui 83 di particolare pregio, è un giacimento di petrolio, una vera ricchezza che dobbiamo imparare a sfruttare».
CAMPANIA - Di Lello attacca Rutelli
L'assessore regionale ai Beni culturali Marco Di Lello ha lanciato una stoccata al ministro Francesco Rutelli per aver rimandato sine die la vicenda relativa ai siti di interesse regionale. Di Lello non è disposto a chiedere soldi all'Unione europea per lavori sui siti culturali se non sa come gestirli. Ha proposto un modello di gestione che affida la gestione della ristorazione, della caffetteria e degli altri servizi accessori ai privati. Un'idea simile è stata proposta da Paolo Stampacchia e Santo Vittorio Romano, che sostengono che il modello offre una gestione integrata di tutti i siti e garantire continuità gestionale. Tuttavia, il ministro Rutelli non sembra disposto a accettare questa proposta.
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