Dunque, facciamo il riassunto delle puntate precedenti. Alla traduzione in inglese dello Zibaldone di Leopardi ci pensa Silvio Berlusconi sganciando di tasca sua centomila euro. Un'opera fondamentale come il Dizionario Biografico degli Italiani, pubblicato dalla Treccani, è considerata nel nostro Paese un lusso troppo costoso. È vero, perde 600 mila euro circa all'anno, come già raccontato da questo giornale. Può sembrare una discreta cifra ma sono bruscolini per l'amministrazione pubblica. (A proposito della Treccani: ma che fine ha fatto la gloriosa casa editrice Ricciardi, il cui marchio è ora di proprietà dell'Enciclopedia?). Proseguiamo. L'archiviazione indispensabile dei manoscritti antichi posseduti dalle nostre istituzioni è affidata a un manipolo di volenterosi (studiosi e bibliotecari). Le conseguenze, sul lungo periodo, sono disastrose. C'è il danno strettamente culturale: provate voi a cercare i testi che vorreste studiare senza poter contare su un catalogo compilato con criteri scientifici. Poi c'è quello d'immagine: nel resto d'Europa hanno provveduto da tempo a colmare in modo dignitoso questa lacuna. fiorentino di Forza Italia, presenterà una interrogazione al ministro per i Beni e le attività culturali per sapere se, nella prossima finanziaria, saranno destinati fondi adeguati al centro studi fiorentino. Infine c'è quello economico: i codici antichi sono preziosi, e valgono euro sonanti, ma ovviamente non possiamo conservare con cura ciò che non sappiamo neanche di possedere. Sui finanziamenti alle ricerche universitarie stendiamo un velo pietoso. Adesso, alla lista delle dimenticanze, non vorremmo dover aggiungere anche l'Accademia della Crusca, l'ente che da alcuni secoli vigila sulla lingua italiana. È di ieri infatti la notizia che Guglielmo Picchi, deputato Dice Picchi: «Chiedo agli enti locali, alla regione e al ministero di accorrere in soccorso dell'Accademia della Crusca che versa in una difficile e precaria condizione e rischia la chiusura per mancanza di fondi. È necessario un intervento affinché sia possibile adempiere agli obblighi che lo status giuridico di ente pubblico impone alla Crusca, dotarla di personale adeguato per le sue attività di studio, ricerca e conservazione e liberarla dal debito verso il locatario che è il Demanio dello Stato». Vedremo la risposta del ministro competente, Francesco Rutelli. Ora, non per scadere nella demagogia, ma cosa ci stanno a fare il ministero dei Beni culturali e quello dell'Università e Ricerca? Quale idea hanno di "bene culturale", visto che ignorano sistematicamente ciò che davvero conta per preservare la nostra cultura? Con tutto il rispetto: è possibile che le mostre del cinema siano più importanti delle Biblioteche nazionali? Sarebbe ingiusto accusare il governo in carica di questo stato di degrado: Prodi, Rutelli e Mussi non fanno altro che proseguire nel solco tracciato da quasi tutti i loro predecessori, anche se avevano garantito agli elettori una brusca inversione di rotta. Invece tutto come prima: roboanti dichiarazioni d'intenti e massima enfasi sugli eventi che garantiscono un immediato ritorno d'immagine. A tutto il resto pensano la polvere e i topi.
Non c'è Crusca per Rutelli. Interrogazione parlamentare sulla storica istituzione fiorentina: mancano i fondi
Il giornale critica l'amministrazione pubblica per la mancanza di fondi per l'archiviazione dei manoscritti antichi e per la conservazione della cultura. Il Dizionario Biografico degli Italiani, pubblicato dalla Treccani, è considerato un lusso troppo costoso e perde 600 mila euro all'anno. L'Accademia della Crusca, un ente che vigila sulla lingua italiana, versa in una difficile condizione e rischia la chiusura per mancanza di fondi. Il governo è criticato per ignorare la cultura e per dare priorità alle mostre del cinema. Il giornale chiede al ministro dei Beni culturali di intervenire per salvare l'Accademia della Crusca e di garantire la conservazione della cultura.
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