«Il teatro romano di Ferente inaccessibile, la basilica di San Pietro a Tuscania chiusa, la chiesa di Santa Maria in Forcassi in rovina, il criptoportico del Quartuccio a Viterbo ridotto a discarica, la "Piramide" del parco di Bomarzo ingoiata dalla macchia, le capanne preistoriche di Luni sopraffatte dai rovi». E continua ancora a lungo il «cahier de doléances» diffuso ieri dalia associazione Archeotuscia, impegnata nella tutela del patrimonio artistico e archeologico delia provincia di Viterbo. Cinque sono i punti proposti per fermare lo scempio: «Richiamare l'attenzione su questa situazione, porre il problema della salvaguardia dei siti archeologici alle istituzioni intemazionali, intensificare gli studi, promuovere la conoscenza dei luoghi, proporre all'Unesco il territorio provinciale come Patrimonio dell'Umanità". Secondo l'associazione, aver limitato il riconoscimento alle sole tombe di Tarquinia «è come salvare della Cappella Sistina solo il dito di Dio che tocca quello dell'uomo».