VOLTERRA. È ancora convinto che la testa greco etnisca di Apollo sia proprietà dello Stato piuttosto che dei fratelli Dante e Stefano Lorenzini. E anche che i documenti da loro esibiti per provare che il reperto apparteneva alla loro famiglia prima del 1909 non siano veritieri. Per Maurizio Pazzagli, il condòmino dei Lorenzini con l'appartamento nel palazzo in via Roma, controparte in una battaglia legale annosa sulla proprietà della testa (che Pazzagli voleva per metà sua perché rinvenuta, cosi sosteneva, nel pozzo del cortile del palazzo), la vicenda è tutt'altro che chiarita. Lui l'ha abbandonata solo «per le spese giudiziarie che comportava». Così, a poche settimane dal dissequestro della testa (ora esposta in palazzo dei Priori nella mostra "Gli Etruschi a Volterra") e dalla dichiarata intenzione dei Lorenzini di rimetterla in vendita con l'auspicio che a comprarla sia un ente volterrano, Pazzagli torna alla carica, per riproporre la cronologia dei fatti nella sua versione, epilogo compreso. «Proposi - dice Pazzagli - l'iniziativa giudiziaria che nel dicembre 1998 portò al sequestro del reperto dal presidente del tribunale di Pisa, dopo la notizia della sua vendita all'asta parte della casa Pandolfini di Firenze». Azione che avviò, racconta Pazzagli, «non perché mosso da intenti di lucro, bensì dal desiderio civico di evitare la perdita, per Volterra e il patrimonio culturale, di un importantissimo reperto e consentire che restasse a Volterra, esposto nel museo». «Ho rilasciato dichiarazioni e impegni - continua -, anche scritti, in tempi non sospetti». Pazzagli era «convinto che la documentazione prodotta dai Lorenzini non fosse idonea a comprovare un possesso del reperto prima del 1909 (anno di entrata in vigore una legge in base a cui i reperti sono solo dello Stato, ndr) e che la "testa" fosse di proprietà pubblica». Così chiese e ottenne, «di coinvolgere nella vicenda giudiziaria il ministero dei Beni culturali, che con due lettere, del 18 e 24 novembre 1998, aveva chiesto ai Lorenzini, a seguito della sentenza della Cassazione n. 1035595, la "documentazione che dimostri utilmente il possesso dei reperti archeologici da parte loro e della loro famiglia in epoca anteriore al 1909" e che poi ha ritenuto assolto l'opera con l'invio di semplici testimonianze di persone attualmente viventi. Nel corso del giudizio - continua Pazzagli - ho cercato di coinvolgere il nostro Comune e la Cassa di risparmio di Volterra affinchè fosse trovata una soluzione che permettesse la permanenza del reperto nel nostro museo (Guarnacci, ndr). Tutto inutile: la testa, definita la più importante e la più greca delle sculture arcaiche etnische, non è interessata a nessuno». «Pur ancora fermamente convinto che il reperto sia di proprietà dello Stato e che la documentazione prodotta dai Lorenzini non sia in alcun modo idonea a comprovare un privato possesso antecedente il 1909 - dice Pazzagli -, dopo che la Cassazione aveva disposto, su richiesta del ministero, il trasferimento del processo da Pisa a Firenze, ho preferito abbandonare la questione anche per il notevole aggravio di spese che il trasferimento del processo avrebbe comportato a mio carico. Tengo a sottolineare che non vi è stata alcuna pronuncia giudiziaria, tanto-meno della Cassazione, che attribuisca la proprietà del reperto ai Lorenzini. Mi sento sconfitto, è vero, non perché così sia stato deciso da qualche organo giudicante, ma quale cittadino per il disinteresse e il menefreghismo che istituzioni ed enti economici hanno dimostrato verso la questione e per cercare di mantenere il reperto a Volterra». Pazzagli ringrazia quanti gli sono stati vicini e lo hanno «aiutato nel tentativo di mantenere la "testa" a Volterra, in particolare il senatore che si fece promotore di un'interpellanza parlamentare sulla questione. La "testa" sarà esposta per le celebrazioni dedicate a Enrico Fiumi. Ma poi?».
La testa etrusca è proprietà di Stato
Maurizio Pazzagli, condòmini dell'appartamento nel palazzo in via Roma con i Lorenzini, sostiene che la testa greco etnisca di Apollo sia di proprietà dello Stato piuttosto che dei fratelli Dante e Stefano Lorenzini. Pazzagli sostiene che i documenti prodotti dai Lorenzini per dimostrare il possesso della testa prima del 1909 non siano veritieri. Nel 1998, Pazzagli aveva chiesto l'iniziativa giudiziaria che portò al sequestro del reperto dal presidente del tribunale di Pisa. Pazzagli ha rilasciato dichiarazioni e impegni per evitare la perdita del reperto per Volterra e il patrimonio culturale.
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