È uno dei passaggi più foschi e impressionanti di Gomorra quello in cui Roberto Saviano risale in treno il paese. Dalla Campania al Friuli, da Napoli a Pordenone. Un treno pigro e lentissimo, dodici ore di tratta per portare a termine una sorta di viaggio nell'aldilà. Alla fine Saviano riesce ad arrivare a Casarsa, di fronte alla tomba di Pier Paolo Pasolini, e lì salmodiare il suo personale «Io so» e quindi dichiarare, prove alla mano, su che cosa, alla fine, si fondi la Repubblica, e cioè sul cemento: «Io so e ne ho le prove... La Costituzione dovrebbe mutare. Scrivere che si fonda sul cemento e sui costruttori. Sono loro i padri. Non Ferruccio Pani, non Luigi Einaudi, non Pietro Nenni, non il comandante Valerio». E Saviano torna sul tema in occasione dell'inchiesta pubblicata un paio di settimane fa su Repubblica: «Il tessuto connettivo italiano è il cemento. Cemento è il sangue arterioso della sua economia». Case popolari, ponti, autostrade, villette, parcheggi, università, ospedali, piscine, impianti sportivi. Un'onda di calcestruzzo che a partire dall'inizio degli anni '60 si è rovesciata per decenni sull'Italia, cambiandone i connotati, nel segno di una certa idea di modernità, e dimenticando sparse qua e là, soprattutto al Sud, opere mai concluse, cantieri interrotti, prigionieri di un incantesimo politico-criminale che ha finito per sfregiare il paesaggio. L'anno scorso, in aprile, i cittadini di Bari hanno visto implodere i trecentomila metri cubi del complesso immobiliare di Punta Perotti. Ne hanno apprezzato l'istantanea sparizione dentro una grande nube di polvere, e si può dire che, almeno in parte, il rombo del tritolo e lo spettacolo della distruzione abbiano risarcito della convivenza forzata con l'abominio edilizio voluto dal Gruppo Matarrese. Ma esiste un modo diverso di guardare allo scempio? C'è un modo di correggerne la percezione, fino a rovesciarla di segno? Possiamo inventare categorie di giudizio estetico capaci di esorcizzare l'orrore alieno che i tanti eco-mostri del nostro Paese continuano ad ispirarci? È da queste domande che parte l'ultimo progetto ideato da Alterazioni Video, collettivo di cinque artisti -Paolo Barbieri Marchi, Andrea Masu, Alberto Caffarelli, Giacomo Porfiri, Matteo Erenbourg -con base a Milano e New York, già ospiti alla Biennale di quest'anno con un video girato in camera car attorno alle mura del carcere di San Vittore. Prodotto in network con Claudia Daita ed Enrico Sgarbi, il progetto nasce in seguito a un viaggio in Sicilia e all'incontro, imprevisto, con alcuni degli ufo architettonici apparsi sull'isola negli ultimi trent'anni. Stando a un censimento realizzato dagli stessi autori, soltanto in Sicilia le opere pubbliche incompiute sarebbero ben 160. Sono i luoghi in cui ci s'iniettava eroina, secondo una deprimente iconografia anni '80, luoghi dove nessuno andrebbe mai a fare l'amore, per lo più visitati dal signor Giordano, l'attore in mutande di Cipri e Maresco, ma che pure possono essere riconquistati grazie a un rovesciamento di paradigma. Immaginando di andare a Noto, per ammirare il celebrato barocco siciliano, oppure di guidare verso Agrigento e la valle dei templi, pronti ad immergersi nella magia greco-romana, è sufficiente sbagliare strada, attraversare una valle, sorpassare una piana di vigneti, per ritrovarsi di fronte all'allucinante maestà di un'astronave in cemento armato. Un inspiegabile parcheggio multipiano, un residence metafisico, una diga delle dimensioni di una metropoli azteca. E una tale visione, capace di spezzare il cuore ad un iscritto di Italia Nostra, è quella che dev'essersi palesata nel corso del viaggio siciliano di Alterazioni Video. Magari in un pomeriggio infuocato, trafitto dal canto delle cicale, senza neppure il conforto di una limonata. Vengono in mente le parole del generale napoleonico Jean Marie Rene Savary, il quale così raccontò del suo incontro con le piramidi: «La vista di questi monumenti dell'antichità, sopravvissuti al declino d'intere nazioni, alla caduta d'interi regni, alla devastazione del tempo, incute una sorta di venerazione». Così, nella vertigine della canicola e nella solitaria contemplazione dell'ecomostro, cominci ad intuire che quella enormità muta e senza nome è una sorta di reperto storico, sopravvissuto intatto fino alla seconda Repubblica. È la testimonianza di un passato recente, un rudere della surmodernità italiana, e come tale chiede di venire finalmente nominato e identificato, mediante una categoria di giudizio che ne informi stile e mortologia. Ecco, la categoria è l'Incompiuto Siciliano, dicono quelli di Alterazioni, forse una reazione involontaria proprio all'esuberanza del barocco o anche, nella sua incompiutezza ed apertura, al canone armonico e sferico della bellezza greca. Con Claudia Daita ed Enrico Sgarbi, Alterazioni Video ne ha prodotto un'accurata mappatura, scoprendo fra l'altro che a Giarre, in provincia di Catania, esiste una straordinaria concentrazione di opere pubbliche incompiute, tanto da meritarsi il titolo di capitale mondiale dell'incompiuto. A Giarre c'è un impianto olimpionico di nuoto, nel quale, secondo gli artisti, «è vivida la metafora dello sport come intenzione priva di sforzo, esercizio della mente ancor prima che della carne». Nata incompiuta, la piscina non è mai stata aperta, come se l'architetto, dicono ancora quelli di Alterazioni, avesse programmaticamente diffidato di ogni forma di compiutezza. Quasi un gesto di superstizione che porta a consigliare un'inconcludenza, in linea con l'atavica inclinazione dei siciliani per l'irrisolto, testimoniata anche da Roberto Alajmo nel suo Palermo è una Cipolla: Ma a Giarre ci sono anche un teatro, il cui cantiere è aperto da più di cinquant'anni, e addirittura un imponente campo da polo, forse il segno di una strana smania di autocelebrazione dei giarresi. In ottobre, a Venezia, all'incompiuto siciliano verrà dedicato un simposio interdisciplinare alla presenza del curatore della Biennale Robert Storr, di Paul Virilio, Wu Ming, Rem Koolhaas, Stefano Boeri e Paolo Fabbri. Poi verrà il numero speciale della rivista Abitare, una grande mostra a Napoli e la partecipazione di Alterazioni Video alla prossima Borsa Internazionale del Turismo, dato che, per l'estate 2008, è prevista l'istituzione di un parco archeologico dedicato all'incompiuto. Ci saranno pulmini per le visite guidate e ciceroni che racconteranno al turista di un'estetica graminacea e priva d'autore, alla quale potrà selettivamente e criticamente adattarsi, se come italiano vorrà sopravvivere agli orrori della sua propria specie.