In questi giorni il Vittoriano è più bello che mai. Il colonnato è ricoperto di plastica bianca, per i lavori di restauro. E l'intero monumento ha subito una trasformazione. Ha fatto un balzo nella modernità, ha dimostrato come un linguaggio architettonico possa accettare la contaminazione di un intervento di altissima qualità. Perché quell'immensa telata bianca leggermente concava, che sulla destra presenta perfino una lacerazione verticale alla Burri o alla Fontana, sembra pensata da un genio. Il monumento meno amato dai romani si è fatto più semplice, ha fatto diventare il cavaliere sabaudo un vero eroe metafisico. Bello come non mai, ma al centro di polemiche come sempre. Quando fu fatto, si cominciò col colore troppo bianco del suo botticino, il marmo che veniva dal Nord come volle la politica. Bruno Zevi, più recentemente, chiese al neo-sindaco Rutelli di farlo smontare nottetempo. Pezzo a pezzo. L'illuminazione, l'apertura al pubblico, il bar sul terrazzo lo hanno avvicinato alla gente, che ha cominciato ad apprezzarlo. Gli architetti no. Lo hanno sempre osteggiato. Ora il Vittoriano, con quella sua aria da perenne sconfitto, subisce un nuovo assalto. A torto o a ragione, qual-siasi cosa nuova che appaia nel prezioso contesto storico di Roma viene criticata. Ne sa qualcosa l'Ara Pacis, opera di grande architettura ancorché sopradimensionata. In genere ogni polemica riguarda la coerenza, la contestualizzazione, la continuità e si articola su argomenti più specifici quali i materiali, le proporzioni, gli aggetti. L'ascensore di vetro che corre sulla schiena del Perdente spunta oltre il profilo ed è un nuovo guaio. È avviata una nuova battaglia sull'architettura romana: se non altro, un pezzo dell'intellighenzia di questa città si desterà dal sonno. Architetti critici sono già in campo, altri presto difenderanno l'elevator caro come i Musei Vaticani. Cento fiori fioriranno, studiosi e progettisti a cercare il bandolo della matassa: è accettabile o no questo nuovo segno di architettura? Dal Gianicolo Roma si mostra bellissima, con le sue stratificazioni stilistiche e le sue contraddizioni, con le sue antichità che furono moderne e le sue classicità che furono rivoluzionarie. Con le sue distonie, i suoi contrasti, le sue coerenze Roma si specchia vanitosa, del tutto indifferente al bandolo della matassa.