Calvi Risorta è forse il centro più ricco di storia della provincia ma che, alla storia, e quindi ai tanti appassionati turisti, ha completamente voltato le spalle. C'è un'unica cifra a confermarlo: solo il 5 degli scavi è stato fatto. È la camorra però ad avere investito sull'archeologia: i tombaroli sono attivi da oltre 20 anni, gli unici che in pratica scavano e riportano alla luce reperti inestimabili. Per colpa degli scavi clandestini, si stima, si è volatilizzato quasi il 40 di tutto il patrimonio sotterraneo». Reperti che finiscono in qualche casa e in qualche museo straniero. Perché in provincia, ad esempio nella vicina Pontelatone, la Sovrintendenza apre campagne di scavo mentre a Calvi è quasi tutto fermo? Una domanda che poniamo a Colonna Passaro, responsabile dell'ufficio della Sovrintendenza a Calvi, una sorta di avamposto come quelli del "far west". «La Sovrintendenza - spiega - si muove dove trova amministrazioni locali collaborative. Con Teano per esempio, la sintonia si è trovata, con Calvi, no. Volevamo restaurare il castello e chiedemmo al comune di darcelo per il tempo necessario; poi lo avremmo riconsegnato ma ci è stato detto di no». Con la società Autostrade, il Comune aveva fatto un accordo per rendere fruibili le aree parcheggio sull'A1 e creare percorsi pedonali per i turisti che si fermavano. «Anche quest'accordo è saltato» dice la Passaro. Dal canto suo la Sovrintendenza non ha i soldi; le missioni sul territorio le pagano di tasca propria i funzionari. E lo stesso ufficio di Calvi, così come è, rischia la chiusura. «È meglio andarsene da qui - dice un archeologo che si è trasferito altrove e che vuole restare anonimo - i politici locali non hanno interesse all'antica Cales. Potrebbero formare guide o aumentare la vigilanza ma invece niente». an.pi.