In Piemonte la relazione paesaggistica diventa più semplice, diminuendo il numero di casi in cui ne risulta necessaria la presentazione. Lo scorso 27 giugno l'assessore alle politiche territoriali della regione piemontese, Sergio Conti, e il direttore regionale per i beni culturali e paesaggistici, Mario Turetta, in rappresentanza del ministero per i beni e le attività culturali, hanno infatti firmato un accordo che, in attuazione dell'articolo 3 del decreto del presidente del consiglio dei ministri 12 dicembre 2005, prevede il ricorso alla relazione paesaggistica semplificata per specificate tipologie di intervento. La relazione paesaggistica semplificata dovrà essere presentata in tutti i casi elencati nell'accordo stesso, che si riferiscono alla gran parte degli interventi oggetto di subdelega ai comuni, ai sensi dell'articolo 13 della legge regionale n. 20 del 1989, oltre a una serie di opere minori per le quali la regione Piemonte, di concerto con la direzione regionale per i beni culturali e paesaggistici, ha ritenuto che il ricorso a tale modalità non pregiudicasse la valutazione di un intervento ai fini di un corretto inserimento nel contesto paesaggistico interessato. Il provvedimento in questione si inserisce nell'ambito di una politica di semplificazione delle procedure amministrative, intrapresa e condivisa dalla regione Piemonte, finalizzata a favorire l'utenza e, contemporaneamente, finalizzata ad affinare e migliorare le azioni di tutela e di valorizzazione dei beni paesaggistici, nello spirito della convenzione europea del paesaggio e del codice dei beni culturali (di cui al decreto legislativo n. 42 del 2004). L'adozione della relazione paesaggistica semplificata, secondo quanto previsto all'articolo 3 del decreto del presidente del consiglio dei ministri del 12 dicembre 2005, risponde quindi all'esigenza di rendere più flessibile la valutazione di una serie di interventi non ritenuti pregiudizievoli nelle trasformazioni del paesaggio, tenendo invece ferma la necessità di focalizzare l'attenzione su quelle opere che per la loro natura e complessità appaiono suscettibili di determinare durature e significative trasformazioni del paesaggio, che pertanto debbono essere attentamente valutate tenendo presenti sia i valori storico-culturali e naturalistici su di esso presenti sia le legittime esigenze di trasformazione richieste da una società dinamica in continua evoluzione.