Il Psd'az chiede la chiusura della Saras, il sindacato più sicurezza per tutti. La Capitaneria intensificherà i controlli Dibattito in Comune. CAGLIARI. Come un incubo che ti sveglia la notte. L'idea di una marea nera si è ripresentata domenica come un brutto sogno a occhi aperti. E l'anima di Cagliari e dell'hinterland, la vita al Poetto, ha avuto un sussulto. Ora, dopo che la spiaggia dei centomila ha dovuto fare i conti con catrame e petrolio (quattro metri cubi di sostanze oleose), le domande sono due: di chi la responsabilità e che cosa fare per evitare che fatti simili si ripetano ? Visto anche che non si è trattato di un episodio isolato: in precedenza sono state interessate pure le zone di Muravera, Capo Carbonara, Villasimius e Torre delle Stelle. Il comandante Giuseppe Azzaretto, responsabile della Capitaneria di porto, precisa che tutte le navi che arrivano per la Saras, e non solo, sono controllate. E che il responsabile, probabilmente, è qualcuno che ha pulito le stive e riversato a mare il contenuto. Ma a noi non risulta che questo fatto sia avvenuto vicino al golfo. Anche se le indagini continuano». E per il futuro? «I controlli sono aumentati sia per il problema degli immigrati clandestini e, ora, per via di questi fenomeni di inquinamento. Si tratta di verifiche che vengono eseguite non solo via mare, ma anche con aerei attrezzati e in grado di operare pure di notte». Nel Duemila si era verificato un episodio simile, ricorda Azzaretto, «e pure allora si era trattato di residui di lavaggio, anche vecchi, trasportati dal forte scirocco». Domenica sera, dopo aver ripulito il Poetto, le vedette della Capitaneria si sono spostate sino a cinque miglia al largo «e non c'erano altre tracce di inquinamento. Oggi il Mediterraneo è molto controllato, sia da noi che dai francesi. Temo che si sia trattato di un mascalzone - precisa il comandante - che, probabilmente tra la Sicilia e la Sardegna o tra la Tunisia e la Sardegna, ha pulito le stive della sua nave, non necessariamente una petroliera». Intanto il Gruppo d'intervento giuridico chiede alla magistratura, alla polizia giudiziaria e alle amministrazioni pubbliche competenti di intervenire per accertare, anche tramite l'uso di satelliti, le responsabilità, sanzionare i colpevoli e ottenere il risarcimento dei danni. Legambiente, invece, dopo aver rilevato che da sempre denuncia «la pressochè totale assenza di controllo del traffico marittimo nelle acque internazionali, oltre la giurisdizione della Capitaneria di porto», offre l'ausilio del proprio «gruppo di protezione civile appositamente addestrato per la decontaminazione delle coste dallo spiaggiamento di idrocarburi». Mentre, su sollecitazione dell'opposizione, martedì prossimo si discuterà in consiglio comunale della situazione ambientale del Poetto dal 2002 a oggi. E l'assessore comunale all'Ambiente Gianni Campus precisa che si stanno coordinando interventi di bonifica con Regione e Provincia. Poi la polemica si è riaccesa anche verso la Saras. Il segretario nazionale del Psd'Az, Efisio Trincas, ipotizza anche lo smantellamento progressivo della raffineria perchè questa «alimenta il traffico di petroliere davanti alle coste meridionali della Sardegna. Valutiamo i costi-benefici e gli oneri per i gravi danni ambientali e alla salute». In questo quadro, si domanda Trincas, «conviene alla Sardegna avere quest'industria che può essere causa o concausa di danni ambientali e danni alla salute irreversibili ?». Ma attenzione, spiega Enzo Costa, segretario della Camera del lavoro, a non fare proclami che poi lasciano tutto come prima. Sarebbe come chiedere l'eliminazione delle auto visto che queste inquinano. Il problema ambientale, però, va posto e con forza: la tutela della salute e dell'ambiente è una questione che riguarda tutti e su cui dobbiamo impegnarci. Anche la Saras, ovviamente, ma anche le amministrazioni». Secondo Costa si può prendere quello che è capitato domenica e utilizzarlo per «riproporre che la Provincia, come organo coordinatore del territorio, metta in piedi dei protocolli di tutela ambientale a cui partecipino tutti». Inoltre il sindacato domanda che vi sia «un monitoraggio pubblico del traffico navale che vada oltre i controlli della Capitaneria, e utilizzi radar e sistemi satellitari». Nello stesso tempo, però, bisogna stare attenti alle criminalizzazioni: dell'industria abbiamo bisogno. Per questo dobbiamo chiedere che di questo sistema di monitoraggio e tutela ambientale si faccia carico anche la Saras, ma non domandarne la chiusura».