Il Pit è alle soglie dell'approvazione (forse già oggi verrà votato definitivamente dal consiglio regionale), ma le polemiche che ne hanno accompagnato l'iter non sempre aiutano a comprendere i tratti di novità che presenta. E prima ancora rischiano di oscurare profili salienti della legge regionale 12005, che sono tanti, e orientati nel segno della tutela e della valorizzazione delle risorse territoriali. Mi limiterò a due indicazioni, indotte dall'interessante contributo del prof. Paolo Urbani ospitato su queste pagine lo scorso 14 luglio, nel quale si invita il nostro presidente regionale "a fare come Soru". La prima attiene al metodo della pianificazione. Per anni i giuristi hanno cercato di nascondere l'intrinseca politicità delle scelte di pianificazione territoriale (il famoso "pennello dell'urbanista") con il velo del tecnicismo, come se esse rappresentassero il frutto quasi automatico di corrette analisi del territorio e di valutazioni "scientifiche" (sullo sviluppo demografico, sulle esigenze insediative, sul fabbisogno di strutture produttive, terziarie, agricole... ecc.). Dinanzi alla palese e ineludibile evidenza che il piano rappresenta un assetto altamente discrezionale che la comunità sceglie fra i tanti "possibili", si è creduto che fosse sufficiente assegnare la competenza ad approvarlo ad organi democraticamente eletti per assicurare parità di trattamento e consenso. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: le scelte urbanistiche sono oggetto di aspre contese, talvolta condotte al di fuori di ogni circuito democratico, spesso portate al cospetto dei giudici amministrativi (se non penali). La legge 1 (e precisamente gli articoli 11 sulla valutazione integrata e 16 sulla procedura di approvazione degli atti di pianificazione territoriale e di governo del territorio), aderendo ad un modello seguito con buoni risultati in altri ordinamenti e già sperimentato a livello comunitario in materia ambientale, ha squarciato quel velo aprendo alla partecipazione diretta - e quindi al controllo - della comunità dei cittadini la procedura di formazione dei piani. Interpretando nel modo più avanzato il principio del giusto procedimento, le scelte di assetto del territorio vengono a legittimarsi non solo sulla base del principio di rappresentatività e per l'applicazione di regole tecniche, ma anche in virtù della partecipazione e della trasparenza del principio decisionale, supplendosi in tal modo all'inevitabile deficit che sussiste sul piano del principio di legalità. Può non essere apprezzato da tutti (soprattutto da coloro abituati ad agire dietro le quinte), ma si tratta di una piccola rivoluzione metodologica che obbliga a spiegare le scelte nel loro farsi e che quindi è capace di produrre consenso e effettività. La seconda attiene allo stretto coordinamento tra pianificazione urbanistica e disciplina del paesaggio. Per anni la cultura urbanistica ha censurato la separazione tra le due materie, rilevando che il governo del territorio non può andare disgiunto dalla disciplina del paesaggio, che del territorio rappresenta la forma percepibile. Oggi si spinge invece per tenere distinti i due ambiti, soprattutto al fine di sottrarre agli enti a cui è affidata in massima parte la responsabilità dell'assetto del territorio (i comuni) la cura dei profili paesaggistici, che si collocano ad un livello superiore di interessi e non si prestano a quella "negoziabilità" tipica dell'urbanistica. Queste esigenze sono senz'altro effettive, anche se la posizione di vertice del paesaggio nella scala dei valori costituzionali assicurata dall'articolo 9 della Costituzione non è assoluta, ma è condivisa con altri interessi primari (accesso all'abitazione, sviluppo economico come fattore di benessere della società... ecc.) e "super primari" (salute, sicurezza, ambiente). Pertanto la tutela del paesaggio va concordata con gli altri valori, rifuggendo da apriorismi e da gerarchie precostituite, garantendo una compiuta rappresentazione degli interessi paesaggistici nei processi in cui si esprime la discrezionalità delle decisioni politiche e amministrative (come è insegnato dalla giurisprudenza: Corte Cost., sent. 1962004; Consiglio di Stato, Sez. VI, sent. 1212006). E la sede "naturale" in cui ciò può avvenire è il governo del territorio, che rappresenta la funzione "ordinatrice" per eccellenza degli usi dei suoli. La legge 1, dopo i "correttivi" apportati dalla Corte Costituzionale con la sentenza 1822006, invera questi principi: a) mantenendo uno stretto collegamento tra la disciplina del paesaggio e gli atti di pianificazione del territorio (secondo il modello del piano urbanistico territoriale con specifica considerazione dei valori paesaggistici previsti dall'art. 134 del "codice dei beni culturali e del paesaggio" - d.lgs. 422004). La primazia del paesaggio non viene messa in discussione, ma si apprezzano maggiormente i suoi profili dinamici (il paesaggio è anche trasformazione, non solo conservazione) e si evita una valutazione "decontestualizzata" ed avulsa dalla complessiva definizione dell'assetto del territorio; b) attraverso l'inserimento della disciplina del paesaggio nella parte "statutaria" del piano di indirizzo territoriale della regione, in tal modo sottraendo la tutela ai localismi e alle dimensioni geograficamente insufficienti degli strumenti comunali; c) attribuendo competenze paesaggistiche anche alle province e ai comuni che, grazie alla conoscenza più approfondita del loro territorio, possono perfezionare (e mai attenuare) la tutela assicurata dal piano regionale; d) valorizzando il ruolo degli enti locali mediante la partecipazione alla fase "ascendente" della pianificazione regionale, in cui si compiono le scelte destinate a vincolare ed indirizzare i loro strumenti territoriali. In questo modo la sussidiarietà non degrada in consociativismo (il potere di decidere è e resta della Regione), e si assicura il rispetto della convenzione europea del paesaggio del 20 ottobre 2000 (la cd. carta di Firenze), che affida la cura del paesaggio in prima battuta alle comunità locali. Il Pit porta a compimento queste scelte, presidiando i valori paesaggistici con uno "zoccolo duro" di previsioni vincolistiche immediatamente applicative e dettando una serie di indirizzi e prescrizioni, assistiti da apposite salvaguardie, che troveranno svolgimento attraverso la concertazione con gli enti locali e con le soprintendenze. Concertazione che - vale chiarirlo - solo in una prospettazione travisata può essere confusa con "contrattazione", perché essa non significa nulla più (come insegna la Corte Costituzionale) dell'applicazione del metodo dialogico che, nelle dinamiche relazionali tra gli enti territoriali rappresentativi, tende a produrre scelte per quanto possibile condivise, fermi restando i diversi livelli di competenza e, nella specie, la sovraordinazione delle previsioni statutarie del PIT e l'obbligo dei piani provinciali e comunali di conformarsi ad esse. Il discorso potrebbe continuare, ma il senso è chiaro. La strada intrapresa non va abbandonata. Gli squilli di tromba che si odono a destra e sinistra non debbono essere ignorati, ma neppure debbono far perdere l'orientamento verso il necessario equilibrio tra tutela del territorio, conservazione e sviluppo. docente di istituzioni di diritto pubblico Università di Firenze
Il Tirreno
24 Luglio 2007
La tutela del paesaggio non è l'unico valore Ci sono interessi primari come la casa, il benessere e la sicurezza
DU
Duccio Traina
Il Tirreno
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo
📰 Articoli dello stesso autore
🔗 Articoli correlati
(stesse entità · ±2 anni)
Famiglia Cristiana · 24 Lug 2005
Anche le città d'arte sono facili obiettivi
l'Unità · 24 Lug 2005
Arnolfo di Cambio, movimentista moderno
la Repubblica · 24 Lug 2005
PRATO- L ' interporto risveglia la magia degli Etruschi
il Giornale · 25 Lug 2005
Blocchiamo i nemici dell'arte
Corriere Adriatico · 24 Lug 2005
Sgarbi, pila in mano e blitz a Pergola
Il Messaggero · 24 Lug 2005
Il Colosseo? Un obiettivo simbolo
L'Indipendente (Milano) · 24 Lug 2005
Napoli. Il patrimonio abbandonato
Avvenire · 26 Lug 2005
Maggio Musicale Fiorentino in crisi. Sos del sindaco Domenici a Buttiglione
l'Unità · 27 Lug 2005
MUSEI Riapre la residenza viareggina della Bonaparte, sorella minore di Napoleone.
Il Messaggero · 27 Lug 2005
L'ultimo letto di Venere
La Nazione · 28 Lug 2005
"Caro Buttiglione, non lasci che il Maggio naufraghi per le liti"
Giornale della Toscana · 28 Lug 2005
La posizione della CdL a Palazzo Vecchio. Commissariamento? Sconfitta del sindaco
Gazzetta del Sud · 28 Lug 2005
(Cosenza) Protocollo d'intesa fra Comune e Soprintendenza per i lavori di recupero da effettuare al Castello
Liberazione · 28 Lug 2005
Ecco come hanno saccheggiato la cultura irachena
l'Unità · 29 Lug 2005
Firenze Domenici vede Buttiglione Incontro a Roma sul futuro del Maggio
l'Unità · 29 Lug 2005
Firenze Parte il restauro per salvare gli affreschi di Santa Croce
la Repubblica · 29 Lug 2005
Fortezza, il parcheggio è scomparso Il manufatto delle polemiche ricoperto di terra, poi verrà l'erba
la Repubblica · 29 Lug 2005
Firenze mostre, i ruoli di presidente e Cda
La Nazione · 29 Lug 2005
Maggio, fumata grigia fra Domenici e Buttiglione
il Giornale · 29 Lug 2005
Scoperta una scultura di Michelangelo