Al Museo Bilotti di Villa Borghese la "natura" di Alessandro Poma e le "installazioni" di Bernardí Roig Al Museo Carlo Bilotti Aranciera di Villa Borghese, via Fiorello La Guardia, si possono visitare ed ammirare, oltre alle opere della collezione permanente, due interessanti mostre, la prima è dedicata ad Alessandro Poma (1874-1960), il quale, presentato da Maurizio Calvesi propone una ampia selezione di opere tra oli, pastelli, acquerelli per lo più dedicati alla "natura" di Villa Borghese realizzati dall'artista a cavallo tra l'Ottocento e il Novecento. Piemontese di nascita (classe 1874), dal 1901, vive a Roma nel prestigioso studio (La Casa di Raffaello) di Villa Borghese che abiterà per lunghi anni dove si lascia suggestionare dalla bellezza del parco e dalle sue vedute, dalla dolcezza del clima romano e dalla luce dipingendo straordinarie scene: alberi, viali in controluce, tramonti e scorci ripresi dal suo studio. Dopo il 1939, l'artista è a Courmayer dove, nel 1960 morirà. La mostra rimarrà aperta fino al 16 settembre ed è accompagnata da un catalogo Gangemi Editore. L'altra mostra, all'ingresso si incontra l'artista spagnolo Bernardí Roig alla sua prima mostra personale romana intitolata "Light never Lies," (luminoso, mai bugie) che rimarrà aperta fino a domenica 16 settembre 2007. L'esposizione curata da Gianni Mercurio propone una raccolta di 8 installazioni realizzate tra il 2001 e il 2005 ed adeguate per l'occasione agli spazi del Museo Bilotti. Oltre alle figure a grandezza naturale realizzate in resina di poliestere, affiancati da alcuni disegni in grafite, carbone e cenere su carta e tre video, che "dialogano" con le installazioni. Luci fluorescenti e scritte luminose sono gli elementi che completano alcune opere. Gli uomini di Roig, realizzati mediante calchi dal vero, sono esposti all'azione urticante di fasci di luce bianca che fendono l'ombra, colpendoli al viso fino all'accecamento. Come molti artisti della sua generazione, Roig riflette sulla natura delle percezioni collettive sotto le spinte propulsive dei media, della rivoluzione telematica e degli ineludibili effetti della globalizzazione. Nelle opere esposte per la prima volta a Roma l'artista esplora la possibilità di diventare spettatori della propria interiorità. Opera chiave della mostra è "Strauch !" (2004, figura in resina di poliestere a grandezza naturale, lettere luminose in alluminio) eseguita sul calco del padre dell'artista in cui tutta la narrazione è permeata dalla presenza della solitudine e dalla perdita delle sensazioni. Seguono altre opere come, "Reflection exercises" (2005) una figura in resina di poliestere a misura umana posta su trampoli e di un video. Alta e inaccessibile, è un'opera "assente" che non vuole guardare né il pubblico né le immagini che scorrono nel monitor all'altezza dei suoi occhi. Poi, è la volta di "Acteón" (2005, altra figura a grandezza naturale e luce fluorescente, riferita al mito di Diana raccontato nelle Metamorfosi di Ovidio. La luce fluorescente, che è brutalmente quasi a contatto con gli occhi della scultura, gli impedisce totalmente la visione. Acteòn ha visto ciò che non potrà mai raccontare e per questo resta chiuso in un mutismo totale. Mentre, nei disegni "Ejercicios de parecido" (2005, disegno in grafite, carbone e cenere su carta, luce fluorescente) è un trittico che rappresenta con il disegno un'idea di viso da tre punti di vista differenti; la luce non è nell'immagine, ma resta imprigionata tra il quadro e la parete, emettendo solo segnali laterali e indiretti. Obbliga ad una vista laterale, spiazzando lo spettatore dal centro alla periferia dell'esperienza, il lavoro di Roig che fa riferimento al filone novecentesco pone visivamente il tema del corpo come elemento centrale della ricerca artistica. La compresenza di figurazione (il corpo), minimalismo (la luce) e concettualismo (i riferimenti a discipline come teatro, cinema e letteratura) conferisce alla sua opera una collocazione particolare nel panorama contemporaneo. Ingresso: euro 6,00; rid. Euro 4,00; con orario: da martedì a domenica: 9.00-19.00; Lunedì chiuso. Catalogo Gangemi Editore. Infor. 06.82059127 www.museocarlobilotti.it - Presso il Chiostro del Bramante, Via della Pace, prosegue fino al 29 luglio l'originale, interessante mostra "Animal Cracking Art". Si tratta di una rara occasione di vedere, per la prima volta negli straordinari spazi cinquecenteschi del Chiostro del Bramante, la spettacolare installazione denominata "Lacrime di coccodrillo". Il fruitore incontrerà nel cortile del Chiostro, un barboncino rosso alto 3,50 mt, poi si troverà ad affrontare una decina di coccodrilli che fingono di aggredirlo. Quindi entrando nelle sale, qui la sorpresa sarà maggiore, in quanto accolto da altri animali. Per l'esposizione sono state realizzate oltre 100 opere eseguite sia collettivamente dal gruppo sia individualmente dai suoi partecipanti (Omar Ronda, William Sweetlove, Renzo Nucara, Marco Veronese, Alex Angi, Carlo Rizzetti, Kicco). Seguendo la filosofia del gruppo, la gran parte delle opere in mostra è stata realizzata in materiale plastico, un materiale ambiguo, né buono né cattivo, il più inquinante del pianeta ma suscettibile anche di prestarsi a un uso buono come quello che ne fanno i Crackers, sostenitori della plastica riciclata, sottrandola al ciclo del rifiuto, dello scarto, della distruzione tossica e devastante per l'ambiente per creare con essa opere e installazioni connotate da una nuova sensibilità nei confronti della natura. Visitando l'esposizione, fanno eccezione due sale principali dove a far da protagonista sono proposti una collettiva del gruppo e una grande installazione denominata "Simbiosi" dove 250 gabbiani verdi condurranno con il loro canto il visitatore al termine della mostra. Catalogo Edito da Mazzotta, a cura di Martina Corgnati. Informazioni www.mazzotta.it - Ingresso, euro 6,00 con orario:tutti i giorni dalle 10.00 alle 20.00; Lunedì chiuso; Servizi museali: Caffetteria Bookshop; Informazioni: 06.68809035 - www.chiostrodelbramante.it - Fuori porta: Presso, l'incomparabile scenario di Villa d'Este, a Tivoli, all'interno del palazzo e del giardino voluti nella seconda meta del XVI secolo dal cardinale Ippolito II d'Este, prosegue la mostra "'50 '60. La Scultura in Italia". L'interessante esposizione promossa dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Soprintendenza per i Benì Architettonici e per il Paesaggio del Lazio, Soprintendenza alla Galleria Nazionale d'Arte Moderna e Contemporanea, oltre ad essere la prima esposizione pubblica specificamente dedicata ad una riflessione sul rinnovamento della scultura in Italia nei cruciali anni CinquantaSessanta, racconta e ne è testimone dell'appassionante vicenda di collezionismo di stato. Sullo sfondo del quale, aleggia la figura di Palma Bucarelli, direttrice della Galleria Nazionale d'Arte Moderna dal 1941 al 1974. Autorevole e bella, Palma Bucarelli, gli occhi più verdi della storia dell'arte contemporanea italiana, aveva tutte le carte in regola per entrare nella leggenda. Fu lei ad inaugurare la fervida stagione di collezionismo di stato cui la mostra allude insieme a quella dell'assiduo impegno per consentire l'ingresso dell'arte contemporanea italiana nel circuito internazionale. Assidua frequentatrice di gallerie private d'avanguardia e delle massime esposizioni nazionali ed internazionali, sceglieva, all'interno di queste rassegne, le opere più significative per illustrare le nuove tendenze dell'arte italiana. La sua predilezione per le correnti non figurative era dichiarata e molto contestata. Il considerevole, numero di opere astratte acquistate alla Biennale di Venezia del '52 le costò un'interpellanza parlamentare, la prima di una lunga serie. Chi visiterà la mostra di Villa d'Este, certamente non sobbalzerà passando di fronte alla " Scultura" (Occasion dramatique n3) di Berto Lardera, eppure, nell'occasione ricordata, la goccia che fece traboccare il vaso fu proprio l'acquisto di quella lamina di ferro verniciata, senza dimenticare la famosa scatoletta di "merde d'artist" di Manzoni. Un'opera scandalosa nell'Italia che cantava "Grazie dei Fior", canzone regina della prima edizione del Festival di Sanremo. La maggior parte delle opere esposte provengono dalle collezioni della GNAM. La curatrice della mostra Mariastella Margozzi e dell'interessante catalogo (De Luca Editori) fornisce una miniera di informazioni, anche molto divertenti, sul periodo trattato mentre, il percorso della mostra parte da un gruppo di artisti individuati come i nuovi maestri. Pietro Consagra, innanzitutto, il vero pioniere della scultura contemporanea italiana, l'artista che abbatte il dominio della statuaria scolpendo opere osservabili da un unico punto di vista perfettamente frontale. Tra i maestri ci sono anche Umberto Mastroianni, Alberto Burri, Ettore Colla e Lucio Fontana. A loro si accoda quella che la curatrice definisce la "generazione di mezzo": Aldo Calò, Lorenzo Guerrini, Berto Lardera, antesignano del distacco dalla figurazione ma anche dall'espressionismo astratto, Edgardo Mannucci, Colombo Manuelli, Umberto Milani e Francesco Somaini, il più informale degli scultori italiani. Le giovani generazioni sono accomunate da una tensione al superamento dell'esperienza informale nel nome di un recupero della razionalità, ma al di là di questo denominatore comune, la varietà delle proposte è impressionante e molte non mancheranno di divertire il visitatore per la loro originalità come le tele sagomate di Bonalumi e Castellani che propongono una superficie dipinta così aggettante da invadere il campo della scultura e da legittimare il sospetto che, a partire da questi anni, la, tradizionale distinzione tra pittura e scultura non abbia più senso. Mentre, con Andrea Cascella, Arnaldo e Giò Pomodoro si realizza il recupero di un segno che governa l'indomita materia degli anni '50. Indagano lo spazio attraverso l'uso dei metalli Nicola Carrino e Carlo Lorenzetti, Francesco Lo Savio, Sergio Lombardo, Livio Marzot e Pasquale Santoro mentre, Getulio Alviani ed Attilio Pierelli creano opere che interagiscono con lo spettatore. Di Pierelli, per la prima volta dopo vent'anni, vengono riallestite le grandi strutture in acciaio inossidabile in cui l'artista, affascinato dalle teorie di Einstein, fornisce una rappresentazione visiva dell'infinità di tempi e spazi possibili. C'è anche una delle sue sculture "par1anti", capaci cioè di produrre un suono in virtù di un meccanismo sensibile alle variazioni di luce. Ecco l'opera di Gino Marotta creatore di immaginari boschi e alberi realizzati attraverso nuove materie plastiche prodotte dall'industria. Non mancano i lavori di Mario Ceroli e Cesare Tacchi, i quali traducono in italiano l'esperienza della pop art americana. Mentre Pino Pascali, Gilberto Zorio ed Eliseo Mattiacci, presente con il famoso "Tubo giallo" di 65 metri, rappresentano il fenomeno dell'arte povera. Nel catalogo, molte delle opere esposte sono commentate da una frase del loro autore. Cosicché gli artisti parlano e spiegano con parole semplici ed illuminanti, poetiche apparentemente complesse. Nell'incanto di Villa d'Este, guardando "Concetto spaziale. Natura", un tipico bronzo tondeggiante di Lucio Fontana, si sorride pensando all'artista che racconta: "Qui a Milano ho sentito dire: Fontana prima el fasia i büs, adesso el fa i tai e adesso el rump i ball ". Ma sono gli altri che le chiamano "palle", io le chiamo Nature". Ingresso: biglietto diurno: intero Euro 9,00; rid. Euro 5,75; biglietto notturno: intero Euro 9,50; rid. Euro 6,00; Orario diurno biglietteria: dal martedì alla domenica 8.30 18.45; Orario notturno (dal 15 giugno al 15 settembre), biglietteria: il venerdì e il sabato: 20,30 23,00; Chiuso il lunedì. Prenotazioni (consigliata per la visita notturna): 199.766.166 Inform.: 0774.332920 infovilladestetivoli.info www.villadestetivoli.info -
Italia Sera
23 Luglio 2007
✓ Entità verificate
Lo zoo "riciclato" al Chiostro del Bramante e la grande scultura italiana a Villa d'Este di Tivoli
MA
Mario Padovan
Italia Sera
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo
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