-------------------------------------------------------------------------------- Cè differenza tra partecipare e condividere. Queste due parole sono state ripetute molte volte nella conferenza di venerdì scorso con la quale il sindaco Moratti e lassessore Masseroli hanno dato lavvio ai lavori che dovranno portare alla presentazione in Consiglio comunale del cosiddetto Piano di Governo del Territorio o PGT, entro lanno. Le due parole sono state usate quasi fossero sinonimi ma così non è, come non è una novità assoluta lidea annunciata della perequazione degli indici di edificabilità dei suoli, ossia lattribuzione di unidentica volumetria a tutti i territori comunali, indipendentemente dalla loro destinazione duso. Ci provò Fiorentino Sullo nel 1963 con la sua riforma della legge urbanistica e ci rimise le penne: vinse la lobby dei grandi proprietari terrieri. Speriamo che lassessore Masseroli abbia miglior fortuna. Comunque questa è una delle due novità emerse dalla conferenza. Laltra riguarda la "partecipazione" spesso chiamata anche condivisione. Probabilmente il Comune di Milano è il primo a tentare la strada della partecipazione dei cittadini per lelaborazione di uno strumento urbanistico di rilievo come il PGT ma su questo bisogna intendersi bene. Chiamare i cittadini ad esprimersi, cosa senza dubbio positiva, vuol dire imboccare una strada piena di difficoltà e col rischio di qualche equivoco. Il cittadino, luomo della strada, esprime più facilmente il suo disagio o le ragioni dello stesso, che non invece una proposta, che è espressione delle sue attese per il futuro. La somma o la sintesi dei disagi è solo un elemento al quale legare una politica urbanistica ma è un dato che non ci orienta assolutamente quando parliamo di sviluppo. Laltra difficoltà è valutare il peso specifico delle opinioni espresse: non è assolutamente detto che ogni opinione sia condivisa dallinsieme dei cittadini e dunque una verifica va fatta prima di considerarla determinante o in ogni caso influente. Che peso ha lopinione di un cittadino rispetto a quella espressa dai rappresentanti delle categorie produttive, dalle professioni o dai sindacati che buttano sul piatto della bilancia il peso delle associazioni? Altro punto nodale è evitare il libro dei sogni e questo è difficilissimo. La politica urbanistica non può prescindere dalle risorse economiche a disposizione dellamministrazione, dato del tutto ignoto ai cittadini comuni che non solo non ne conoscono lentità ma - e questo è importante - ma ne ignorano la distribuzione possibile tra le varie voci del bilancio comunale. Arriva sempre il momento delle scelte in questo campo ed i cittadini, se si parla di partecipazione, dovrebbero poter dire la loro. Forse dunque la prima fase delloperazione PGT andrebbe messa a punto. Ma veniamo alla condivisione, che vuol dire dividere con altri qualcosa di preciso, beni materiali ma ovviamente anche opinioni e scelte: nel nostro caso scelte urbanistiche. E dunque per condividerle bisogna conoscerle ma come si esprime poi la condivisione? Con un referendum? Con il metodo tradizionale della democrazia rappresentativa? Come dire che alla fine ci esprimeremo in occasione del rinnovo del Consiglio comunale. E da ultimo è più importante partecipare o condividere? Per la prima volta in vita mia suggerirei allamministrazione comunale di andare più adagio. La posta in gioco è molto alta.