CASCA da tutte le partì, restaurarlo è un'impresa che vale una scommessa culturale. Il Palazzo reale di Quisisana, antichissima dimora degli Angioini, già dall'Ottocento non si ricorda come Reggia, il nome Quisisana riporta ad un "Royal Hotel" di gran lusso, punto di riferimento di un turismo termale elegante. Per la storia, la Reggia voluta da Carlo I d'Angiò nel 1268, splendido casino reale, panoramico, isolato nel verde sulle pendici del monte Faito, veniva considerato luogo salubre, sana, Ladislao d'Angiò-Durazzo re di Napoli da qui promulgò alcune Leggi segnando in calce «datum in Casasana prope Castrummaris de Stabia». Casasana, quindi Quisisana. I Farnese, i Borbone, i Savoia vi soggiornarono, dilatandola; si creò come in altri siti reali, una piccola Corte di nobili con ville nei dintorni per residenze estive. Nel 1860 il Palazzo reale e il parco passano al Demanio che nel 1879 accetta di cederli al Comune di Castellammare per lire 300.000: la concessione in gestione ai privati per uso alberghiero è immediata. Esaurendosi la società elitaria da Grand Tour, il Royal Hotel Quisisana scivola in degrado: nel 1960 di reale non c'era più niente. Nel 1995 il Comune decide di intervenire con un restauro, naturalmente si parla della Reggia e l'equipe di Michele Capobianco redige un progetto che soltanto oggi, grazie a una sferzata di energia ed entusiasmo della giunta comunale, è in fase esecutiva. «Il restauro di questo monumento dalla storia secolare - dichiara Renato Sparacio, consulente per il Comune - sarà conservativo, il restauro rispetterà la tipologia dell'epoca, archi e porticati, eliminando soltanto le superfetazioni per finalità alberghiera; il consolidamento statico è in fase di esecuzione, non vi sono problemi per dissesto idrogeologico. È cosa entusiasmante curare un monumento pieno di storia, di valenza architettonica, toglierlo dall'abbandono per dargli un'alta destinazione moderna». Il finanziamento di nove milioni di euro (Fondi europei) fino al 2006 permette di lavorare al restauro finalizzandolo a determinate destinazioni, molte, effervescenti, sempre di grande interesse. Le sale della Reggia sono quattrocento disposte in file parallele, viene riproposto il Museo archeologico della zona; il Master in Management dei Beni culturali e ambientali diretto da Mario De Cunzo coglie l'occasione per un inserimento degli studenti con un loro progetto articolato di gestione per scuola di restauro; l'Archivio storico comunale avrebbe qui una degna sede; si prevedono spazi espositivo per Mostre e poi Didattica, Convegni e restauro di libri antichi. L'interesse dei 20 allievi del Master, che hanno visitato ieri il cantiere aperto, è assai vivo. Commenta Emma Giammattei, assessore alla cultura: «II restauro e l'apertura della Reggia, rifunzionalizzata in modo molto omogeneo come futura scuola di restauro, la maggiore realtà in tal senso del Mezzogiorno, è per noi un fatto strutturale, economico e simbolico. La città recupera il rapporto con questo illustre edificio e la speranza è di vedere rivitalizzata la realtà del lavoro e dello studio dei giovani».