E arrivato il giorno del Pit: si vota il nuovo modello di sviluppo, critici i costruttori -------------------------------------------------------------------------------- E il giorno del Pit, il Piano di indirizzo territoriale che oggi il consiglio regionale è chiamato ad approvare in via definitiva, dopo averlo adottato mesi fa e dopo aver accolto le osservazioni. Anche quelle negative degli industriali edili, che ieri hanno di nuovo pubblicamente bocciato la visione che sta alla base del Piano. Quello che si chiude con la discussione di oggi è un lunghissimo percorso che ha coinvolto associazioni, Comuni, Province e Comunità montane, parti sociali e realtà produttive, tutte chiamate a ripensare il modello toscano di sviluppo a partire dalla crescita urbanistica e la tutela del paesaggio, due obiettivi che spesso sono entrati in conflitto tra loro creando corti circuiti e alimentando le proteste dei comitati ambientalisti. Il Pit rispecchia le contraddizioni della realtà che si propone di pianificare, quella della Toscana del futuro, una regione che negli ultimi anni ha visto invecchiare la sua popolazione, aumentare il numero dei cittadini immigrati, entrare in crisi le sue produzioni tradizionali dirette verso lestero. Come ogni altro posto del mondo anche la Toscana soffre dei cambiamenti climatici, dellaccumularsi dei rifiuti in discarica, dellinnalzamento dei livelli di smog e polveri fini, al punto da vedere il presidente della giunta e i sindaci dellarea metropolitana di Firenze coinvolti in uninchiesta giudiziaria sui danni da inquinamento ambientale. In questo quadro sono tre gli obiettivi che il Pit si pone. La costruzione di una città policentrica che si realizza attraverso la "messa in rete" dei centri di produzione, di servizi e di ricerca con collegamenti infrastrutturali - strade, ferrovie e metro di superficie - che avvicinino tra loro le realtà urbane più vitali. Altro obiettivo è lo sviluppo industriale, che punta sulla qualificazione dei settori tradizionali ma anche sullinnovazione di comparti dinamici come la meccanica e la nautica. Accanto a tutto questo cè lesigenza di conservare il territorio che continua a rappresentare una fonte di attrazione turistica e di reddito. Il Pit prevede il contenimento dellespansione edilizia sulle colline, la qualità delle periferie urbane, la salvaguardia e lo sviluppo di porti turistici sulla costa. La tutela del paesaggio passa attraverso strumenti di programmazione che i Comuni dovranno mettere in atto concretamente, valutando alla luce delle nuove norme le previsioni inserite anche nei vecchi piani regolatori. Il Pit, come spesso ha ripetuto lassessore regionale Riccardo Conti, è anche quindi "un patto tra istituzioni" che prevede un forte ruolo della Regione in caso di dissidio e un contributo attivo degli enti locali. Limpianto non convince tutti. Gli industriali hanno mosso una serie di critiche di fondo che ieri, alla vigilia del voto finale sul Pit, sono state ripetute da Roberto Rossi e Carlo Lancia, rispettivamente direttore e presidente dellAssociazione costruttori edili della Toscana. «Si tratta di un documento positivo per il suo valore paesistico che pone vincoli definiti ma per il resto è più ideologico che concreto», dicono Rossi e Lancia. «Ci si preoccupa di stabilire dei limiti ma non si dice dove fare gli impianti energetici e dove costruire gli insediamenti produttivi. Cè insomma una contrapposizione tra la Toscana "buona" del turismo e quella "cattiva" dellindustria e delle attività terziarie. Questa visione museale della regione è da respingere, perché la storia della Toscana ci insegna che lo sviluppo è sinergia tra i vari aspetti e che non si vive di solo turismo».