Una epigrafe segata in vari pezzi e frantumata fino a renderla detrito. E non più storia. Lo scempio succedeva di notte, per opera di un gruppo di operai spediti per far quel lavoro dal Comune. Ma in quella sera di coincidenze un funzionario della Soprintendenza passava di lì, uscendo dal cinema. E si è fermato. Ha chiamato i vigili urbani, in seguito è stata sporta la denuncia ai carabinieri per la tutela del patrimonio. La grande lapide di quasi due metri stava da decenni su un palazzo di via Cairoli al civico 15 e indicava che li aveva dimorato a lungo Agostino Bertani, un lombardo di provata fede mazziniana, un personaggio che ha costruito un pezzo di storia italiana: una volta trasferito a Londra si era adoperato per la spedizione dei Mille, acquistando la nave Cambria (antico nome del Galle?) che verrà utilizzata per la traversata. Genova gli ha dedicato una strada e una scuola. Le coincidenze si susseguono: Piero Donati, lo studioso della Soprintendenza e testimone della distruzione dell'epigrafe, è un importante esperto di polene e sulla poppa della Cambria ne risplendeva una particolarmente suggestiva, oggi conservata nel museo della Spezia. Si ferma lo storico dell'arte a osservare e a indignarsi, ma nessuno dei manovali ha una spiegazione convincente del perché di questo accanimento sulla lapide. Come si è detto importante anche da un punto di vista epigrafico. Si saprà in seguito dal Comune (assessorato all'Urbanistica) che la lapide era pericolante, che gli abitanti avevano segnalato una certa inquietudine per quella lastra di marmo non più salda al muro del palazzo. Che si trattava di un intervento per la pubblica incolumità, dunque. Ma perché segarla in tanti pezzi ritenendo giusto accontentarsi in seguito di una copia? Perché non limitarsi a staccarla dalla parete? Certo un'epigrafe non è una statua ma fa pur sempre parte della città: questa, in particolar modo, racconta Donati, perché doveva far parte di un percorso risorgimentale mazziniano organizzato per il 2004, tappa di un itinerario che avrà nel museo del Risorgimento il riferimento. Ma il Comune non sapeva quello che aveva organizzato il Comune. Ora la lapide, per la quale era già pronto un camion diretto in discarica, è in Soprintendenza. Questo piccolo ma indicativo capitolo di malcostume culturale è sul tavolo del magistrato.