Le barche tenute sottacqua nel freddo a otto gradi A Piscinola sono nati i depositi per conservare i reperti "1.400 milioni per 5 stazioni, il 10 allarcheologia" -------------------------------------- I dissidenti sul metrò: limportanza del "parliamone". La Metropolitana di Napoli ribatte alle osservazioni del comitato capeggiato da Gerardo Marotta e nato in seguito agli studi di Aldo Loris Rossi. La città impara che da anni non cera un dibattito così appassionato intorno alle sorti dellurbanistica, e che le decisioni vanno prese convincendo tutti. Punto per punto, osservazioni del comitato e risposte della Metropolitana: area archeologica coperta o scavi lasciati a vista? «La copertura è indispensabile - dice il direttore dellUfficio progettazione Antonello De Risi - , anche per il rispetto ambientale e delle quote imposte ai palazzi vicini. A Napoli poi si ha paura delleffetto "piazza Bellini": dove ci sono vuoti a quote inferiori al calpestio, i rischi sversatoio crescono». Sul controverso ascensore per i disabili nella porta di Federico: «Si è pensato di metterlo lì per non disturbare la piazza con nuove costruzioni», spiega per la Metropolitana larchitetto Renato Fasanaro. Che cosa cadrà delle mura vicereali? «La murazione viene percepita dallinterno della struttura concepita da Siza - dicono i tecnici - andrà via solo un pezzo per consentire laccesso alla stazione. Larea scuderie-arsenali resta. Alla fine le demolizioni saranno ridottissime e dopo lo scavo stratigrafico ci sarà come sempre smontaggio e ri-musealizzazione». Nei siti di scavo sono migliaia e migliaia i reperti rimossi e conservati. Il discorso si fa attuale. Il museo navale suggerito da Rossi ha già generato una nuova proposta: De Caro pensa a un museo della città preborbonica dentro Castel Nuovo. Il corridoio per esporre reperti del progetto originario si può migliorare. Architetti del livello di Siza e di Soto de Moura non lasciano cadere nel vuoto le osservazioni di chi ha studiato il territorio per anni e anni. Al resto pensa la storia che torna a galla con prepotenza, suggerendo ancora modifiche al progetto. Ora si fa a turno per affacciarsi dalle balaustre dei cantieri di piazza Municipio, attirati dalla "piccola Ercolano", la cittadella medioevale che operai e restauratori stanno portando alla luce. Ogni pezzo smontato, ogni più piccolo frammento di reperto ha un numero e un cartellino con lindirizzo: deposito di Piscinola. La raggiungiamo da via Toscanella e vediamo davanti a noi gli "archivi del sottosuolo", come li chiama larcheologa che più vi si è dedicata, Daniela Giampaola, direttrice degli scavi. «Ci muoviamo avendo sempre presenti i lavori degli studiosi - tiene a precisare - a Siza è stato consegnato un consistente volume di mappe storiche prima di cominciare. Per esempio, per le stazioni del Risanamento è stato rivelatore lo studio di Giancarlo Alisio sul catasto ottocentesco. Ciò non toglie che scavare si è rivelato fondamentale e conservare tutto, altrettanto. Non si tratta di asportazioni cieche, ma di dati di grande importanza per la documentazione e la datazione». Nei capannoni di Piscinola creati appositamente, i frammenti di passato vengono cullati come bambini: un metodo che Napoli è andata a insegnare fino a Pechino. Ciro Sessa, distaccato dalla soprintendenza archeologica, tra i suoi compiti ne ha anche uno da giardiniere paziente: "cambiare lacqua" alle due barche trovate nel porto romano. Sessa porta il conto con precisione: «Si trovano qui dal 7 settembre 2004. Lacqua viene ricaricata ogni 15 giorni». Due vere star, gli antichi fasciami: apposta per loro sono stati costruiti due gusci in vetroresina e una "scaffalatura" in acciaio sulla quale stanno sospese come in un film di fantascienza di Michael Crichton nel capannone climatizzato, a una temperatura di otto-nove gradi, con una camera di compensazione dove i gradi salgono a 15. In quel frigo vengono tenute a bagno costantemente perché il legno sia desalinizzato. Il cloruro di sodio nel quale sono rimaste centinaia di anni viene a galla con piccole fioriture e quando sarà solo un ricordo le barche saranno pronte per il trattamento che consentirà di tenerle allaria senza che si sbriciolino. Metà del tempio-palazzetto dello sport romano di piazza Nicola Amore si è già trasferito qui, ed ecco la fontana medioevale con i graffiti di una marina, opera di un abile anonimo vedutista. Cento e passa casse di polistirolo forniranno materiali al museo di quando il mare bagnava Napoli: contengono cime, gomene, sartie, ancore, conchiglie, pettini, frammenti di vasellame e tappi di sughero, bozzelli, pulegge. Tutto il romantico fardello che i porti dragati restituiscono. «I costi? - domanda lingegner De Risi - non ci pensate. Per terminare le 5 stazioni Dante-Garibaldi sono serviti 1400 milioni di euro. Larcheologia sarà costata il 10. Ne è valsa la pena».