A Piazza Municipio, dopo i dubbi sul progetto di Siza Larchitetto portoghese: "Polemiche? È sempre così se parliamo di archeologia" Il soprintendente De Caro "Una proposta per la Iervolino: il Maschio Angioino diventi un museo della città preborbonica" Ritrovati una testa di donna medioevale e un affresco forse del 300 Un piatto dal Cerriglio, la locanda delle bravate di Caravaggio -------------------------------------------------------------------------------- Abituati alle infinite navigazioni per oceani alla scoperta di terre remotissime e insperate, i portoghesi sono gente paziente. Anche larchitetto Alvaro Siza lo è senzaltro. Gli annunciamo che si è formato un comitato convinto che il suo progetto per il metrò di piazza Municipio vada rivisto, alla luce dei nuovi scavi che hanno scoperto quella che gli addetti ai lavori chiamano "la piccola Ercolano". Proprio così, era previsto, dice il soprintendente regionale Stefano De Caro, «ma scavare e quantizzare, datare e archiviare è una cosa diversa, necessaria». «Polemiche? Ma certo, deve essere così - risponde pacato Alvaro Siza - Tutto ciò che ha a che fare con larcheologia, non è un progetto terminato». Replica come un mare calmo ai confini con un lago agitato, il progettista tra i più grandi del secolo. E il capitolo si riapre, ancora una volta. «Siamo sicuri - dicono negli uffici di via Galileo Ferraris quelli che lavorano per la Metropolitana di Napoli - che tornerà presto, Siza, e sebbene anziano, chiederà di girare da solo, senza che gli raccontiamo assolutamente nulla, e riempirà una cifra di quei suoi foglietti, come fa ogni volta». Leggenda vuole che larchi-star, al primo incontro dopo uno di quei suoi sopralluoghi solitari, abbia detto a chi gli commissionava il progetto per le stazioni del metrò e il collegamento con il waterfront: «Siete proprio sicuri che volete il metrò proprio qui?». Sapeva già, Siza, non solo che sarebbero nati comitati spontanei, ma che il suo lavoro avrebbe dovuto essere rivisto non una, ma decine di volte. Aldo Loris Rossi, collega del progettista portoghese e studioso dellarea di Castel Nuovo, prima di aderire al comitato, capeggiato da Gerardo Marotta (che sta pubblicando un instant-book sulla vicenda) ha riassunto in sette punti le sue obiezioni al progetto Siza. «Gran parte dei suggerimenti dati da Rossi sono già contenuti nel progetto - dice Giannegidio Silva, presidente della Metropolitana di Napoli - sappiamo che le sue osservazioni sono in buona fede e già ne facemmo tesoro. Il problema è che tocca sistemare nella piazza ben due stazioni su tre e non due livelli, per soddisfare tutte le funzioni di cui si ha bisogno. Priorità assoluta ai pozzi di stazione: quelli sono inevitabili, e non si può mai pensare di spostarli, i calcoli ci darebbero torto assoluto». Il progetto Siza, questo sconosciuto: è lobiezione più comune. Il motivo di questa convinzione, vera solo in parte, diventa chiaro nel container dove alloggiano gli archeologi, incaricati della tutela e della valorizzazione degli scavi. La soprintendente archeologa di Napoli, Maria Luisa Nava, mostra una testina di donna in pietra serena della quale sembrano avere reminiscenze nelle loro sculture Manzù e Medardo Rosso. È un pezzo del Medioevo napoletano riportato alla luce nella "Piccola Ercolano" (a significare il sito archeologico tra i più vasti mai trovati in Campania) scavata tra Castel Nuovo, larea di Palazzo San Giacomo e via Vittorio Emanuele III su cui affaccia la cortina di palazzi con lHotel de Londres e il teatro Mercadante. La testina è stata trovata di recente, i ritrovamenti sono continui. Esulteranno gli esperti di Caravaggio a sentire che la locanda del Cerriglio, dove il pittore fu sfigurato, aveva inaugurato lusanza di certi ristoranti moderni del piatto del buon ricordo: su un coccio cinquecentesco, quindi di prima del Merisi, anche quello venuto alla luce negli scavi per la metropolitana, si legge la scritta "Da Lonardo al Cerriglio. Bella cosa è la poltroneria: la 'state al fresco, il verno allosteria". Qui, davanti al castello, cera una enorme discarica di stoviglie: anche questa permette la lettura della storia quotidiana della città, finora pochissimo risaputa. E la frase di Siza riportata allinizio dimostra che se ne tiene conto. Il progetto non è conosciuto non perché non sia stato mostrato pubblicamente da Comune e Metropolitana, ma perché il microcosmo antistante il castello è in continuo mutamento e il progetto ne segue la metamorfosi molto da vicino. «Dal primo progetto - spiega De Caro - le cose sono molto cambiate. Inizialmente veniva privilegiato laspetto architettonico, gli scavi hanno costretto Siza a modificarlo. Noi dobbiamo trovare il punto di equilibrio tra il disegno di un grande architetto, le preesistenze e le necessità della metropolitana. La stazione del metrò o non si fa, o si fa - e bisogna farla - e allora si deve contrattare tra vecchio e nuovo. Quel che è certo è che piazza Municipio era un luogo di scambio cruciale, uno snodo fondamentale della vita urbana di Napoli. Il come farlo capire ancora, è quello che ci aspetta nei prossimi tempi. Noi abbiamo approvato il progetto di massima, ma si vedrà». Intanto De Caro dà unocchiata al "rendering", la ricostruzione virtuale da progetto delle due quote della piazza, una coperta, laltra come è adesso. Sotto si vedrà il muro vicereale, che non verrà distrutto se non per il varco che permette lingresso alla stazione. «Questo, ad esempio - dice il soprintendente - è già superato». Guarda un altro disegno che dà unidea del corridoio lungo le mura dove è prevista la sistemazione dei reperti e delle barche. «Ne ho già parlato con il sindaco: perché non trasformare il Maschio Angioino nella sua totalità in Museo della Città, come quelli di ogni centro europeo che si rispetti? Sarebbe necessario mettere insieme diverse competenze per farlo, come accadde per San Martino. Ma qui si potrebbe contare su due milioni di visitatori allanno, visto il flusso del porto e il resto. Non cè un posto dove la storia della città non borbonica venga raccontata». È vero, quella venuta alla luce è la cittadella aragonese e vicereale, con i palazzi angioini sotto ai quali ora si affaccia una villa romana costruita sul promontorio del porto dove furono scavate le due barche. Insomma, è un pezzo di storia di Napoli, ma non è il Partenone. Eppure «sbaglia chi pensa che si tratti di scavi inutili», ammonisce De Caro, rispondendo alle osservazioni del professor Giulio Pane. «I napoletani mostrano molto interesse - dice Daniela Giampaola, che dirige gli scavi e con la medioevista Vittoria Carsana lavora incessantemente da dieci anni a questo esperimento senza precedenti di archeologia urbana che sta facendo scuola - e visitano numerosi i reperti che saranno esposti nello spazio sotto la stazione Museo fino al 31 luglio. Napoli ha grossi problemi di identità e tutto questo aiuta a riconoscersi nella propria storia». Adesso possiamo scendere nello scavo, che in una giornata di caldo record, naturalmente, è rovente: sconsigliabile farlo senza cappello. Siamo pochi metri sotto il calpestio, e a pochi passi, nel circuito creato intorno al cantiere, corrono auto impazzite e bus stracarichi. Ma qui nel fossato sembra di salire sulla macchina del tempo, i rumori si stemperano, i colori si fanno riposanti. Entriamo nella Tavola Strozzi come Mary Poppins fa il suo fantastico ingresso nei paesaggi dipinti con i gessetti dallo spazzacamino della favola. Si riconosce il muro merlato e una torre circolare costruita dopo, sormontata dai fori delle archibugiere, con dietro il muro aragonese, che nessuno toccherà, assicurano gli archeologi. Quello vicereale poi Siza vorrebbe inglobarlo nel sottopassaggio che collegherà la Stazione Marittima con Palazzo San Giacomo (che Rossi propone invece scoperto: secondo i tecnici però se così si facesse ne risentirebbero troppo gli assi viari del traffico). Ecco poi langolo di muratura di un palazzo con pitture murarie: si distingue un braccio con ampia manica che circonda un fanciullo (o un santo con committente?), forse è di mano angioina, come la scritta neogotica comparsa poco oltre. Palazzo nobiliare o chiesa? La prossima tappa è la scuderia diventata nel Settecento deposito di palle di cannone: ecco le mangiatoie e i successivi segni dei materiali da arsenale. Subito sotto ecco apparire un mosaico a disegno geometrico della villa probabilmente terrazzata. Questi ambienti, coperti da una volta e introdotti da un grande arco, sono proprio a sinistra del futuro previsto ingresso alla stazione che metterà in connessione linea 1 e linea 6. Il pozzo di stazione, il grande buco nero senza il quale il metrò non si può fare, non mette in discussione tutto questo. Laltro pozzo, come era stato annunciato, è scavato nel vecchio sito del porto romano, poco distante da qui. Risaliamo dalla quota degli scavi e usciamo dal cantiere non prima di esserci lasciati sulla sinistra lingresso slabbrato di un cunicolo tappezzato da terribili mattonelline rosa. È il vecchio Cobianchi, la toilet pubblica che negli anni Sessanta fu costruita sventrando a destra e a manca quel che cera della cittadella aragonese. Lultimo pezzo del palinsesto della storia di Napoli. Quella volta la città rimase muta e sorda al dibattito, meno male che ora non è più così. 2- continua
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Stella Cervasio
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