Nel resto delloccidente, infatti, i tentativi maldestri di un privato o di un imprenditore di realizzare costruzioni ai danni del paesaggio ed in barba agli strumenti e alle leggi vigenti, è un fenomeno statisticamente irrilevante e, in ogni caso, annoverato tra i reati come il furto o il danneggiamento di patrimonio pubblico e trattato e punito con procedure ordinarie. Tentare di tradurre "abusivismo edilizio" con linglese "illegal housing", è sembrato poter essere adeguato e plausibile, ma quando si è tentato di tradurre lespressione italiana, ad essa sempre legata, "condono edilizio", i tentativi di spiegarne il senso (o il non-senso) agli urbanisti stranieri, ha assunto la forma assurda di una pièce teatrale di Alfred Jarry: pura patafisica. Non è un caso che questa discussione si sia tenuta a Napoli. Con il suo 20 circa di costruzioni abusive, la Campania e il suo capoluogo, rappresentano non solo unanomalia e una distorsione delle regole di un Paese normalmente civile, ma anche linefficienza e la malavoglia dei controlli. La Campania, poi, è una regione dove le normative urbanistiche vengono molto spesso interpretate e re-interpretate e, qualche volta, inventate, riproponendo una specie di "urbanistica creativa". Il raggiunto accordo per la demolizione del cosiddetto "ecomostro" di Alimuri, in penisola sorrentina, ad esempio, potrebbe anche far ben sperare, se non fosse per il maquillage politico-imprenditoriale che lo caratterizza e che diventa esiziale in unarea sottoposta a vincolo paesistico come quella. L "invenzione", in questo caso, è stata quella di consentire a chi quellecomostro aveva realizzato quasi trentanni fa, di poterselo ricostruire da unaltra parte nello stesso comune di Vico Equense, mentre Regione e ministero si occuperanno persino delle spese per la demolizione dellattuale scheletro di cemento armato. La ricostruzione, a parità di volume, di questalbergo costruito praticamente nellacqua, dovrebbe avvenire in una zona con un valore di mercato attualmente doppio e, in futuro, triplo, rispetto a quella dove si trova adesso. La nuova area infatti dovrebbe trovarsi a Marina di Equa, una zona certamente più appetibile dal punto di vista della speculazione e dellinvestimento immobiliare e turistico, dove sono previsti e in corso di realizzazione decine di progetti di riqualificazione urbana, privati, ma che attingono soprattutto a soldi pubblici, tra cui il nuovo porto turistico, il nuovo lungomare, la sistemazione del litorale, nuove strade e nuovi ascensori di collegamento con il centro urbano di Vico e con la statale sorrentina. Di fronte ad unincredibile offerta di questo genere, la società napoletana proprietaria dellimmobile si è precipitata a firmare un protocollo dintesa scritto a proprio netto vantaggio e che prevede quale unico beneficio per la comunità, un misero e in parte inutile risanamento del costone sotto il quale si trova lattuale edificio: magra consolidazione, rispetto ad un bottino certamente più elevato. Poche volte in Italia si sono pensate iniziative di compensazioni e trasferimenti di diritti edificatori di questo tipo. Non nel caso del Fuenti, non in quello di Villaggio Coppola e, mi pare, non nel caso del megaedificio di Punta Perotti, sulla sabbia di Bari, che pure era stato costruito con unautorizzazione, come quello di Alimuri. In un territorio super-vincolato da un punto di vista paesaggistico, dove non è possibile realizzare nemmeno una rampa di accesso per i portatori di handicap, non si perde tempo ad aprire inedite vie amministrative fatte di protocolli dintesa, accordi di programma, varianti urbanistiche e strette di mano, ad utilizzo quasi esclusivo dellimpresa privata, con il paravento di una politica tanto fragile nellaffrontare i problemi veri, quanto "creativa" nel trovarne le soluzioni.
Ecomostro, troppi vantaggi per i privati
La Campania, in particolare la zona di Napoli, è afflitta da costruzioni abusive, che sono state tollerate o addirittura incoraggiate dalle autorità locali. Questo fenomeno è stato evidenziato dal caso dell'"ecomostro" di Alimuri, in cui un imprenditore è stato in grado di ricostruire l'edificio costruito 30 anni fa in un'altra zona del comune di Vico Equense, grazie a un accordo con la Regione e il Ministero. La nuova area di costruzione è stata scelta per essere più appetibile per la speculazione immobiliare e turistica, e non per risolvere il problema delle costruzioni abusive.
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